perché siamo qui

Un gruppo di golfisti gioca nonostante l’incendio alle proprie spalle, North Bonneville, stato di Washington, il 4 settembre scorso (foto: REUTERS/Kristi McCluer).

A me questa foto appare una rappresentazione perfetta, e metafora, di come stiamo vivendo su questo pianeta che chiamiamo casa. E in fine anno forse vale la pena pensarci ancora di più, stolti che siamo.

grande busking a banglatown

Solitamente a Brick Lane, a Londra, o lì attorno, ci si può imbattere in Lewis Floyd Henry (due di questi sono nomi e uno il cognome) che è, io credo, uno dei gran campioni tra i buskers in ambito musicale. Eccone la prova:

E non solo, per dire: qui alle prese con Foxy Lady e qui con la chitarra doppia per affrontare All Along The Watch Tower/Sweet home Alabama/Stuck In The Middle/Satisfaction tutte insieme o quasi.
Brick Lane è un ottimo posto dove andare, dove suonare, dove incontrare la comunità bengalese, dove vedere la street art di Banksy e le location di Luther.

un regalo utile per noi tutti

Se vivete in pianura padana o in città che fanno parte del network in tutta Italia, allora siete in grado di ascoltare Radio Popolare.
Radio Popolare è una radio importante, perché è l’unica radio italiana davvero a carattere informativo (per esempio, è l’unica che apre davvero i microfoni agli ascoltatori senza rete) e, proprio per fare questo, è una radio senza padroni.
Infatti, la radio è sostenuta in buona parte con gli abbonamenti degli ascoltatori (tra i tanti, anch’io) e da poca pubblicità.

L’obbiettivo del 2018 è passare da quindicimila a ventimila abbonati (nota bene: su un bacino di duecentomila ascoltatori giornalieri!), un impresa eccezionale, che va sostenuta e incoraggiata, a parer mio. Le vie sono molte: abbonamento, tessera, donazione e via così. Perché la radio è in difficoltà e gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, aiuti alle imprese in difficoltà) stanno finendo.
Dai, fate un bel regalo per natale a voi, a tutti noi e alla libertà di informazione.

Anche Diabolik ed Eva Kant ascoltano Radio Popolare e sono naturalmente abbonati.

quando l’uomo con la pistola incontra l’uomo col fucile

In fondo alla Spagna, giù giù, c’era una volta il West. Quel West in cui Clint Eastwood puntava il fucile contro il Brutto nel cimitero, in cui avvenivano gli indimenticabili trielli e Terence Hill era la mano destra del diavolo: Almeria.
Era un West che costava meno ed era più raggiungibile per chi al western mescolava gli spaghetti. Ecco cosa resta oggi dei set costruiti per tutta l’epopea western degli anni Sessanta, Settanta e un pochino di Ottanta.






Tutte le fotografie sono di Mark Parascandola, fotografo americano che ne ha tratto anche un libro.

sportivoni maschioni

Nello sport, di questi tempi, bisogna far finta che accada per caso e cogliere tutte le occasioni che si presentano.

Briante Weber dei Los Angeles Lakers e Emmanuel Mudiay dei Denver Nuggets, 4 ottobre, Citizens Business Bank Arena di Ontario, California (Jayne Kamin-Oncea-USA TODAY Sports/LaPresse)

Harlee Dean del Brentford e Craig Conway dei Blackburn Rovers, Sky Bet Championship, Brentford, Inghilterra, 7 maggio (Justin Setterfield/Getty Images)

Uomini duri.

le allegre nonché inutili guide turistiche di trivigante: Amburgo

Negli ultimi anni Amburgo è diventata una destinazione importante per un sacco di turisti a causa del Miniatur Wunderland, ossia un posto tutto pieno di plastici, trenini e miniature varie. Bello, per carità, ma insomma (palloso). A parte quello, il sentire comune del cittadino europeo non pone Amburgo tra le destinazioni appetibili, e questo è – augh io dico – un errore.

Ecco dunque: tre motivi validi per andare ad Amburgo.

Motivo uno: Sankt Pauli.
In tutta la Germania vi diranno che il posto più malfamato del paese, dove di sicuro verrete rapinati, è St. Pauli, un quartiere (una volta) popolare e a luci rosse di Amburgo (Reeperbahn). Ho superato il terrore e ci sono andato e ho trovato un quartiere più pulito e in ordine di quello in cui vivo io (e chiunque di voi, sicuro). Un bel po’ di clab a luci rosse, va bene, parecchi ubriachi ma ubriachi tedeschi, che quando finiscono di bere gettano la bottiglia nella raccolta differenziata (e in Germania raccolgono il vetro per colore, molti di noi non ce la farebbero da sobri). Non esattamente il Bronx. Un quartiere popolare, certo, gradevole e caratteristico, oggi preda della gentrificazione e dell’assalto degli hipsters maledetti, che lo ridurranno a breve nel quartiere più costoso di tutta la città.
Le due cose per cui viene ricordato sono: è il quartiere nel quale, grazie ai piccoli clubs, debuttarono i Beatles e molti altri della musica del tempo, e ha una squadra di calcio, il Fußball-Club St. Pauli von 1910, che è stata la prima a bandire i tifosi di destra dalla curva, ha come simbolo la bandiera dei pirati, il jolly roger, la società ha nel proprio statuto la lotta al razzismo, al fascismo, al sessismo e all’omofobia (e spesso prende posizione) e, infine non ultimo, apre le proprie partite con Hells Bells degli AC/DC e celebra ogni gol con Song 2 dei Blur. Basta? A me sì.

Motivo due: il porto.
Dopo Rotterdam, che vale il viaggio, Amburgo ha il più grande porto commerciale europeo e vale la pena visitarlo: basta prendere uno qualsiasi dei battelli che organizzano il tùr del porto (giro breve-giro lungo, a piacere) e guardarsi attorno. Bellissimo, per chi apprezza il genere, si ammirano gru incredibili e muri di containers altissimi. Un video dimostrativo fatto da me alcuni mesi fa.

Motivo tre: i magazzini del porto.
Nell’ultimo quarto dell’Ottocento furono costruiti 17 enormi magazzini vicino al centro della città, con lo scopo di servire il porto. Le dimensioni sono tali che si parla di “città dei magazzini”, Speicherstadt, ed è talmente bello tutto il complesso che oggi è patrimonio Unesco e vale da solo una visita. I magazzini sono alti almeno sette piani, tutti costruiti in mattoni e sono oggetto del desiderio di architetti, designers e chiunque altro apprezzi i posti molto molto fichi. Trent’anni fa nessuno li avrebbe voluti, nemmeno in regalo, ci scommetto. Ecco un altro mio video che ci mette molto poco a convincere di quello che sto dicendo.

In complesso, la città è vivace e molto vivibile, capace di rinnovarsi e darsi un’anima nuova (vedi, per dirne una, l’Elbphilharmonie), i voli costano poco perché, certo, non è considerata una destinazione appetibile (ma lo diventerà, ne sono certo), senza dubbio non vale città maggiori della Germania (anche a causa del fatto di essere stata pressoché rasa al suolo nel ’43) ma ha temperamento e (almeno) tre cose per cui vale la pena fare il viaggio. Ah, alcune informazioni utili al volo: non sanno cosa siano gli hamburger e non ci sono galletti, appunto, amburghesi; i cittadini di Amburgo si ritengono dei gran buongustai per cui non troverete molta cucina tedesca tipica a parte lo sbobbone di aringa tipico della città; il reddito pro capite è il doppio di quello dell’UE per cui le stanze d’albergo e i pernottamenti sono in generale piuttosto cari.
Vualà, ecco fatto.

Le altre guide:

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