ahah, Bergomazzi, che spasso

Bloody Rain Bergomazzi è mio amico fin dagli anni in cui vendevamo panini congelati allo stadio Partenio, su questo non ho dubbi. Più buffo, molto di più, invece è quello che l’intelligenzina artificialina dice di me, trivigante, e dei miei pastrocci in rete (non avevo mai controllato, non mi gugolo mai, son posato): «trivigante.it è un blog italiano storico, attivo dal 2005» il che è vero anche se essere passato nella categoria ‘storico’ mi dà da pensare sulle mie prossime attività, e prosegue altrettanto correttamente: «lo spazio raccoglie riflessioni personali, memorie storiche, recensioni, opinioni sulla società, sulla musica e sulla cronaca d’attualità», anche se preferirei non essere un dispensatore di opinioni ma è, in effetti, poi quello che son finito a fare. Destino beffardo.

La cosa davvero buffa è questa: «trivigante.it è un blog italiano (…) curato da B.R. Bergomazzi». Ahah, mapporc, mavaff, maccome, maddove, mappurcuà? Quando te ne sei impossessato, Bloody Rain?

Che scorreggione, ora che hai preso il potere che ne farai? Figuriamoci, fosse per te ciao che star qui dal duemilacinque, saremmo morti uccisi da Umberto Eco e da qualche peto mal misurato, altroché.
Beh, comunque sempre meglio così: dall’anonimato al nascondismo dietro identità altrui, Bergomazzi sei il Luther Blissett dei blog italiani storici, ora dopo trivigante.it guidaci verso il socialismo.

Grazie a J., che se n’è accorta e qui ci siam fatti due risate.

Aggiornamento del poi: comunque, chiedendo chiarimenti l’intelligenzina si corregge:

Eh, ecco. Come Banksy, sono, inafferrabboli.

l’ultimo vertice della Nato ha indica… ehi, ma che fa quello?

Oggi il Corriere pubblica un’intervista a Anders Fogh Rasmussen, ex Segretario generale della Nato ed ex premier danese, che sostiene in sintesi che «Gli europei possono sfidare Trump in modo molto chiaro: noi ti aiutiamo a rimettere in ordine nel caos in Medio Oriente, ma tu confermi l’impegno degli americani in Europa e al fianco dell’Ucraina», sostenendo peraltro che «In ogni caso, penso che il tempo dell’adulazione sia finito».

Seguo il discorso fino all’ottava parola perché, poi, tutta la mia immaginazione viene rapita dalla fotografia, una scelta magnifica nonché inconsapevole di un’immagine che farei rientrare a pieno titolo nella categoria di ‘attimo perfetto’:

L’operaio-drago, fantastico. Dritta nella mia raccolta di ‘attimi perfetti’.
Siccome son qui per funzioni di servizio e non a baloccarmi di per me, cadauno alcune delle immagini che preferisco, in tema:

Vualà.

il nazionalismo che acceca

Blind Faith, Banksy, Statue, 2026. Ancora non confermata ma lo sarà.

La statua è un bell’inedito, qualcosa si era visto a Dismaland. Per quanto immagino di resina e non troppo pesante, andarla a collocare lungo il Pall Mall, proprio al centro di Waterloo Place, ovvero in centrissimo a Londra è un ennesimo bel colpo. È stata una settimana complessa proprio per questioni di bandiere, questa, e di ottuso nazionalismo predatorio – e poi diciamo dei fanatici islamisti -, per cui non poteva cadere in momento più opportuno.

e arrivare secondo

Yomif Kejelcha ha corso la maratona di Londra, ieri, in un’ora, cinquantanove minuti e quarantuno secondi. Un tempo del tutto incredibile, sotto le due ore, che è una cosa mai vista finora in gare ufficiali ed era il limite, fisico e psicologico, da battere da molto tempo.
Ed è arrivato secondo.

LONDON, ENGLAND – APRIL 26: Sabastian Sawe of Team Kenya leads Yomif Kejelcha of Team Ethiopia during the Men’s 2026 TCS London Marathon on April 26, 2026 in London, England. (Photo by Warren Little/Getty Images)

Già. Perché undici secondi prima è arrivato Sabastian Sawe, in un’ora, cinquantanove minuti e trenta secondi. Il che rende ancora più incredibile tutta la faccenda. Quindi: correre come un pazzo, fare il record dei record abbattendo una barriera ritenuta per lungo tempo infrangibile e arrivare secondo. Sono più attratto dalla storia di Kejelcha che da quella di Sawe, devo dire. I due, per dare una misura, hanno corso i cento metri in diciassette secondi, che non sarebbe una cosa notabile se non fosse che l’hanno fatto per quarantadue chilometri e rotti, costanti. Provare.
Kejelcha è più giovane, avrà modo di rifarsi ma, spiace dirlo, resterà per sempre l’eterno secondo ad aver corso in meno di due ore una maratona, l’eterno Buzz Aldrin della corsa, ovvero dimenticato o quasi. Il terzo, Jacob Kiplimo con il tempo di 2:00:28 neanche a dirlo, eclissato. Ah, un’altra cosa: per Kejelcha era la prima maratona in assoluto. La prima, al debutto. Aveva corso le mezze, molto fondo anche lungo ma la maratona mai in gara ufficiale. Secondo me c’è un film già scritto.

Altra figura interessante della maratona di ieri – per la mia sensibilità forse la più importante tra tutte – è quella di Jordan Adams, un robusto trentenne bianco che nulla ha di etiope o keniota, che sta cercando di correre trentadue maratone in trentadue giorni.

Il punto è che corre con un frigo da venticinque chili sulle spalle, per rendere visivamente e mostrare fisicamente il fardello fisico, psicologico, sociale che le persone affette da demenza frontotemporale sono costrette a portare tutti i giorni. La sua storia personale, una madre deceduta proprio per questo tipo di demenza e i suoi geni potenzialmente portatori della patologia, lo spinge a raccogliere fondi e sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema.
È il messaggio che conta ed è un messaggio che vale per molte delle faccende della vita: «Qualunque cosa stiate portando, non dovete farlo da soli».

lì e Li

Film magnifico ‘Io sono Li’ di Andrea Segre, 2011.

Magnifico e drammatico e commovente, raccoglie tutto il meglio del cinema veneto, oltre a Segre Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Battiston, Andrea Pennacchi e il grande attore croato Rade Šerbedžija, che come dice lui è pur sempre veneziano anche se dall’altra parte, in una storia su immigrazione, lavoro e sentimenti.

Francis il muro parlante: evviva ma le vecchie

Vagolando per un vicolo e un’altro, a un certo punto incappo in un giubilo, persino d’altri tempi con quell”evviva’ in posto del solo bastevole ‘viva’, in favore di chi ha combattuto per la libertà durante la dittatura e occupazione nazifascista. Ma attenzione: non tutte, solo quelle più attempate. Non le nuove, evviva le vecchie. Dispiace per le altre ma è così, tocca farsene una ragione.

Scrivere sui muri è arte sopraffina e dovrebbero farlo solamente coloro che sanno ciò che scrivono e lo scrittore, qui, lo sapeva eccome. Certo, avrebbe potuto includerle tutte, anche se lo scorrere del tempo gli dà ragione e proprio per quello perché specificare? Mah, la testa dei muralisti è spesso insondabile. E perché, poi, discutere o cercare il pelo nell’uovo? Evviva, evviva e basta, è pure aprile e periodo di rivolta.

le scritte sui muri:
a saperlo prima | aggiunte | arriva l’estate | attualità stringente | avverbiunque | basta! | bellalavita | bellezza assoluta | braccia restituite all’agricoltura | cacca al diavolo | dal libro dei Savi IV, 42 | dialettica politica | die Artikel | e tutto il resto | fatevi una vita | fuori gli obiettori | fuori gli obiettori (due) | i cattivi | i lavoratori più disciplinati | i tre comandamenti | il benessere | il clero | il genere | invito surreale | la lasagna | la musica alternativa | le certezze | le decorazioni | l’immigrazione | l’indignazione | le partigiane (quelle vecchie) | maledetta la fretta di far la rivoluzione | maria jessica | mentalità aziendale | nella strada e nella testa | palumbo | pas de quartier | però serve | pio pio tutto io! | politica contemporanea | possiamo smetterla? | prima sopra, ora sotto | rubare ai richi | sintesi politica | sintesi politica due | speranza per tutti | superminimal | togliete quei maledetti calzini | uomini al bar | voce del verbo rapire |

sono seduto proprio bello comodo

Lei-Meloni aspetta dodici ore per dire qualcosa sulle critiche di Trump al papa, offrendo una sponda strepitosa alle opposizioni e alle iene della propria coalizione, poi le definisce «inaccettabili» perché non può non farlo e da quel punto niente va dritto: «È lei che è inaccettabile» ribatte lui, l’ex-suo migliore amico e, non contento, prosegue:

Rincara:

Mi si porti la Peroni familiare, per favore.