la morte di Margaret Thatcher (one-way ticket to hell)

L’8 aprile 2013 morì Margaret Thatcher.

Tutti coloro che furono obbligati dal ruolo e dalla circostanze espressero più o meno sentiti cordogli, per tutti gli altri, nel migliore dei casi, era morta «la strega». ‘Witch’, a volte cambiava l’iniziale. La signora scozzese che, intervistata alla televisione durante il funerale, disse che sarebbe stato meglio piantarle un paletto nel cuore e metterle una corona d’aglio al collo per essere sicuri che non tornasse, «they should put a stake through her heart and garlic ‘round her neck to make sure she never comes back», resta nel cuore di molti.

I funerali, che erano stati concordati con lei, la Thatcher non la signora scozzese purtroppo, furono sontuosi: la cattedrale di St. Paul, la regina Elisabetta, tutta la cricca di orrendi che ne condivideva la visione politica, da Netanyahu a Kissinger a Cheney, i messaggi da tutto il mondo. Ken Loach propose di «privatizzare il suo funerale» e il comico Frankie Boyle ironizzò sui costi della cermonia: «Per tre milioni di sterline si potrebbe dare una pala a ogni scozzese e potremmo scavare una buca così profonda da consegnarla a Satana in persona», «For £3 million you could give everyone in Scotland a shovel, and we would dig a hole so deep we could hand her over to Satan in person».

I Chumbawamba fecero di meglio: scrissero e registrarono un EP intitolato ‘In Memoriam: Margaret Thatcher‘ molti anni prima e lo vendettero a ogni concerto od occasione possibile, con l’avvertenza che, però, gli acquirenti avrebbero ricevuto copia del disco il giorno dopo la sua morte. So long, waiting for Margaret to go.

E così fu. Qui il disco. Canzoni come ‘Waiting for Margaret to Go’, ‘Pinochet Bids Farewell from Beyond the Grave’, ‘The Day the Lady Died’, ‘Ring the Bells!’ e citazioni da ‘Ding-Dong! The Witch Is Dead’ dal mago di Oz ancora oggi restituiscono una certa atmosfera di doglianza piuttosto vivace:

Se il ‘posto cui appartieni’ è abbastanza chiaro, secondo alcuni era un’abitudine sentirla mentire:

E l’addio sentito, addio, addio, leggi l’epitaffio, suona la campana, ecco il tuo biglietto di sola andata per l’inferno:

A tutti i teneroni che da noi pensano che il declino sociale, morale ed etico sia iniziato con Berlusconi tocca ricordare che le cose erano purtroppo iniziate ben prima, Reagan compreso. Io stesso ho ancora una maglietta, nera, con scritta bianca: ‘I still hate Margaret Thatcher’. Più di una volta in Gran Bretagna mi hanno offerto una birra, grazie a quella.

25 aprile 1994: questa sera

Per una volta, storia personalina. Un paio di sere fa sono a casa che sistemo cose, c’è sempre da sistemare cose, e ascolto la radio, Radio popolare. C’è una trasmissione buffa speciale, in stile ‘Poveri ma belli’, in cui – essendo la settimana dell’abbonaggio – si sta svolgendo un’asta di cimeli della radio, per chi è presente nell’auditorium della radio e chi è a casa, il ricavato va ovviamente a sostegno della cooperativa. Alcuni golosi, per chi ascolta da un pezzo: la Garzantina di RP, gli adesivi del Border Trophy, la maglietta di “Milano fa male” (1999), il sapone “Mani Pulite” (1992) e così via. Asta ‘Povera ma bella’. A salire con i lotti, a un certo punto un po’ mi accendo con il lotto 4: le bandiere del Palacucco (1998/2004), maledetti rigori.
Bei ricordi, però non basta.

Poi arriva il primo lotto, il più importante:

Beh, qui sbarello. Che pioggia, solo un mese dopo la vittoria di Berlusconi, eravamo ancora tutti increduli, quanta gente, mi batte ancora il cuore a pensarci. Faccio un’offerta, si parte da due euro e rilanci di due in due. In breve qualcuno offre cinquanta, saliamo e poi diventa un testa a testa con il tenace Omar, entrambi da casa. In radio non ci sono più offerte, lui rilancia sempre la cifra tonda, io salgo ogni volta di quattro. Dai Omar, da bravo. Non molla. Ma nemmeno io. Fino a quanto sono disposto ad arrivare? Non lo so ma, tanto, sono soldi alla radio, va bene. Fatti sotto, Omar. A un certo punto tentenna, io assesto il colpo finale: centodue, superando la soglia psicologica. A questo punto Danilo De Biasio, non ricordo bene nel furore dei rilanci, ha l’idea giusta: chi offre 107,60 vince. Lo farei ma sto già vincendo, Omar per fortuna si deve essere distratto e, beh: il revox originale della diretta di quel giorno è mio.

Sono emozionato, che giorno quel giorno. E c’erano molti meno fascisti di oggi ma ancora non lo sapevamo. Che giorno. Non lo so come ascoltare il revox, non ne ho proprio idea, mi daranno una versione digitale, in radio, quando tra qualche giorno andrò a prenderlo. Chiederò a Disma, è stato gentile.

Omar, se e quando vorrai, ogni volta che vorrai, sarai mio ospite a casa per riascoltare insieme la diretta di quel giorno. Ma dai, forza: tutti, tutti quelli che vogliono, casa mia è aperta, ospito chiunque per l’ascolto originale del 25 aprile 1994. Perché si sappia, esistono solo due 25 aprili: quello del 1945 e quello del 1994. Grazie, RP, anche stavolta è stato bello.

ahah, Bergomazzi, che spasso

Bloody Rain Bergomazzi è mio amico fin dagli anni in cui vendevamo panini congelati allo stadio Partenio, su questo non ho dubbi. Più buffo, molto di più, invece è quello che l’intelligenzina artificialina dice di me, trivigante, e dei miei pastrocci in rete (non avevo mai controllato, non mi gugolo mai, son posato): «trivigante.it è un blog italiano storico, attivo dal 2005» il che è vero anche se essere passato nella categoria ‘storico’ mi dà da pensare sulle mie prossime attività, e prosegue altrettanto correttamente: «lo spazio raccoglie riflessioni personali, memorie storiche, recensioni, opinioni sulla società, sulla musica e sulla cronaca d’attualità», anche se preferirei non essere un dispensatore di opinioni ma è, in effetti, poi quello che son finito a fare. Destino beffardo.

La cosa davvero buffa è questa: «trivigante.it è un blog italiano (…) curato da B.R. Bergomazzi». Ahah, mapporc, mavaff, maccome, maddove, mappurcuà? Quando te ne sei impossessato, Bloody Rain?

Che scorreggione, ora che hai preso il potere che ne farai? Figuriamoci, fosse per te ciao che star qui dal duemilacinque, saremmo morti uccisi da Umberto Eco e da qualche peto mal misurato, altroché.
Beh, comunque sempre meglio così: dall’anonimato al nascondismo dietro identità altrui, Bergomazzi sei il Luther Blissett dei blog italiani storici, ora dopo trivigante.it guidaci verso il socialismo.

Grazie a J., che se n’è accorta e qui ci siam fatti due risate.

Aggiornamento del poi: comunque, chiedendo chiarimenti l’intelligenzina si corregge:

Eh, ecco. Come Banksy, sono, inafferrabboli.

l’ultimo vertice della Nato ha indica… ehi, ma che fa quello?

Oggi il Corriere pubblica un’intervista a Anders Fogh Rasmussen, ex Segretario generale della Nato ed ex premier danese, che sostiene in sintesi che «Gli europei possono sfidare Trump in modo molto chiaro: noi ti aiutiamo a rimettere in ordine nel caos in Medio Oriente, ma tu confermi l’impegno degli americani in Europa e al fianco dell’Ucraina», sostenendo peraltro che «In ogni caso, penso che il tempo dell’adulazione sia finito».

Seguo il discorso fino all’ottava parola perché, poi, tutta la mia immaginazione viene rapita dalla fotografia, una scelta magnifica nonché inconsapevole di un’immagine che farei rientrare a pieno titolo nella categoria di ‘attimo perfetto’:

L’operaio-drago, fantastico. Dritta nella mia raccolta di ‘attimi perfetti’.
Siccome son qui per funzioni di servizio e non a baloccarmi di per me, cadauno alcune delle immagini che preferisco, in tema:

Vualà.

il nazionalismo che acceca

Blind Faith, Banksy, Statue, 2026. Ancora non confermata ma lo sarà.

La statua è un bell’inedito, qualcosa si era visto a Dismaland. Per quanto immagino di resina e non troppo pesante, andarla a collocare lungo il Pall Mall, proprio al centro di Waterloo Place, ovvero in centrissimo a Londra è un ennesimo bel colpo. È stata una settimana complessa proprio per questioni di bandiere, questa, e di ottuso nazionalismo predatorio – e poi diciamo dei fanatici islamisti -, per cui non poteva cadere in momento più opportuno.

e arrivare secondo

Yomif Kejelcha ha corso la maratona di Londra, ieri, in un’ora, cinquantanove minuti e quarantuno secondi. Un tempo del tutto incredibile, sotto le due ore, che è una cosa mai vista finora in gare ufficiali ed era il limite, fisico e psicologico, da battere da molto tempo.
Ed è arrivato secondo.

LONDON, ENGLAND – APRIL 26: Sabastian Sawe of Team Kenya leads Yomif Kejelcha of Team Ethiopia during the Men’s 2026 TCS London Marathon on April 26, 2026 in London, England. (Photo by Warren Little/Getty Images)

Già. Perché undici secondi prima è arrivato Sabastian Sawe, in un’ora, cinquantanove minuti e trenta secondi. Il che rende ancora più incredibile tutta la faccenda. Quindi: correre come un pazzo, fare il record dei record abbattendo una barriera ritenuta per lungo tempo infrangibile e arrivare secondo. Sono più attratto dalla storia di Kejelcha che da quella di Sawe, devo dire. I due, per dare una misura, hanno corso i cento metri in diciassette secondi, che non sarebbe una cosa notabile se non fosse che l’hanno fatto per quarantadue chilometri e rotti, costanti. Provare.
Kejelcha è più giovane, avrà modo di rifarsi ma, spiace dirlo, resterà per sempre l’eterno secondo ad aver corso in meno di due ore una maratona, l’eterno Buzz Aldrin della corsa, ovvero dimenticato o quasi. Il terzo, Jacob Kiplimo con il tempo di 2:00:28 neanche a dirlo, eclissato. Ah, un’altra cosa: per Kejelcha era la prima maratona in assoluto. La prima, al debutto. Aveva corso le mezze, molto fondo anche lungo ma la maratona mai in gara ufficiale. Secondo me c’è un film già scritto.

Altra figura interessante della maratona di ieri – per la mia sensibilità forse la più importante tra tutte – è quella di Jordan Adams, un robusto trentenne bianco che nulla ha di etiope o keniota, che sta cercando di correre trentadue maratone in trentadue giorni.

Il punto è che corre con un frigo da venticinque chili sulle spalle, per rendere visivamente e mostrare fisicamente il fardello fisico, psicologico, sociale che le persone affette da demenza frontotemporale sono costrette a portare tutti i giorni. La sua storia personale, una madre deceduta proprio per questo tipo di demenza e i suoi geni potenzialmente portatori della patologia, lo spinge a raccogliere fondi e sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema.
È il messaggio che conta ed è un messaggio che vale per molte delle faccende della vita: «Qualunque cosa stiate portando, non dovete farlo da soli».

lì e Li

Film magnifico ‘Io sono Li’ di Andrea Segre, 2011.

Magnifico e drammatico e commovente, raccoglie tutto il meglio del cinema veneto, oltre a Segre Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Battiston, Andrea Pennacchi e il grande attore croato Rade Šerbedžija, che come dice lui è pur sempre veneziano anche se dall’altra parte, in una storia su immigrazione, lavoro e sentimenti.

Francis il muro parlante: evviva ma le vecchie

Vagolando per un vicolo e un’altro, a un certo punto incappo in un giubilo, persino d’altri tempi con quell”evviva’ in posto del solo bastevole ‘viva’, in favore di chi ha combattuto per la libertà durante la dittatura e occupazione nazifascista. Ma attenzione: non tutte, solo quelle più attempate. Non le nuove, evviva le vecchie. Dispiace per le altre ma è così, tocca farsene una ragione.

Scrivere sui muri è arte sopraffina e dovrebbero farlo solamente coloro che sanno ciò che scrivono e lo scrittore, qui, lo sapeva eccome. Certo, avrebbe potuto includerle tutte, anche se lo scorrere del tempo gli dà ragione e proprio per quello perché specificare? Mah, la testa dei muralisti è spesso insondabile. E perché, poi, discutere o cercare il pelo nell’uovo? Evviva, evviva e basta, è pure aprile e periodo di rivolta.

le scritte sui muri:
a saperlo prima | aggiunte | arriva l’estate | attualità stringente | avverbiunque | basta! | bellalavita | bellezza assoluta | braccia restituite all’agricoltura | cacca al diavolo | dal libro dei Savi IV, 42 | dialettica politica | die Artikel | e tutto il resto | fatevi una vita | fuori gli obiettori | fuori gli obiettori (due) | i cattivi | i lavoratori più disciplinati | i tre comandamenti | il benessere | il clero | il genere | invito surreale | la lasagna | la musica alternativa | le certezze | le decorazioni | l’immigrazione | l’indignazione | le partigiane (quelle vecchie) | maledetta la fretta di far la rivoluzione | maria jessica | mentalità aziendale | nella strada e nella testa | palumbo | pas de quartier | però serve | pio pio tutto io! | politica contemporanea | possiamo smetterla? | prima sopra, ora sotto | rubare ai richi | sintesi politica | sintesi politica due | speranza per tutti | superminimal | togliete quei maledetti calzini | uomini al bar | voce del verbo rapire |