evitare consapevolmente di cogliere le opportunità (vi odio, laggente)

Questa è un’invettiva. I destinatari sono laggente, quell’entità che fa tutti la stessa cosa, perché bisogna sentirsi tutti parte e non esclusi. Che però pensano di essere splendidi individui e, insieme, unici e irripetibili. Facendo quello che fanno tutti ma saltando la coda perché devono fare delle cose importanti.
Quella laggente, ecco, ce l’ho con loro.

Stavolta, musica: siete tutti lì a spippolare Spotifai (brani disponibili: trenta, 30!, milioni) e Yutub (non so quanti videi ci siano ma dichiarano un miliardo di ore di video visualizzati al giorno) e poi ascoltate tutti le stesse, identiche cose. Ovvero, scegliere consapevolmente di non scegliere, di non cogliere quanto disponibile, di restare uguali a sé stessi per paura di, chissà, migliorare? E giù: Despacito. Il miglior disco dell’anno? Kendrick Lamar, ovvio. Tutti a ballare Gabbani allo stesso momento e poi nulla. Iglesias e la sua radio. Sheeran che non si capisce se lui capisce o Lana Del Rey che, porella, vien voglia di donarle il proprio cervello, a gratis. E avanti così, Thegiornalisti, Rovazzi, J-AX & Fedez in quella schifezza che è senza pagare, Takagi & Ketra o robe impossibili da concepire come Baby K (che canta «Sparami», se non son tentazioni queste…) per restare alle cose di questo paese, il tutto certificato dalle classifiche di fine anno, o dai video più visti.

Va bene. Anzi, meglio: tutto il resto – la roba buona – a me. D’accordo.
E allora eccovi un paio di suggerimenti perfetti, in linea: tutta la discografia de Il Pagante (che qualcuno ne abbia pietà e gli tiri un colpo) e i grandissimi Marcelo Que Belo e Luigia Pigia Parigia che, almeno, uno si diverte a dirlo. Vivete easy, prima o poi vi beccherò in un vicolo buio.

notizie dal paese in cui viviamo (aggiornamento 2016)

Se non ve ne foste resi conto, vivete in un paese in cui trenta milioni di persone alfabetizzate non leggono nemmeno un libro all’anno.

E non bastasse, il dato è pure in calo: i lettori sono passati dal 42 per cento della popolazione di 6 anni e più nel 2015, al 40,5 per cento nel 2016. Nel 2010 la percentuale dei lettori era del 46,8 per cento, ci siamo persi per strada più di tre milioni di lettori, seppur minimi (dai, ma cazzo, uno all’anno… santoddio).

È uscito il rapporto Istat sulla produzione e sulla lettura di libri in Italia, relativo al 2016 ovviamente. Chiariamo, non è una tendenza diffusa, siamo proprio noi: in Svezia, Danimarca, Finlandia, Estonia, Olanda, Lussemburgo, Germania, Regno Unito la percentuale è ben superiore al 75%.
Il bel paese.

un giovane medico ambizioso

Nel 1916, il giovane medico Mihail Bulgakov, appena laureato all’università imperiale di Mosca e abituato alle piacevolezze della capitale e del teatro Bol’šoj, venne mandato a esercitare la professione di medico condotto nel villaggio di Nikol’skoe, nel governatorato di Smolensk. Ovvero, la morte civile e professionale per un giovane ambizioso come lui.
Da quella esperienza nacquero i «Racconti di un giovane medico», otto racconti scritti nel 1917 che narrano quell’esperienza di un neolaureato in medicina messo a capo di un piccolo ospedale di campagna in Russia, tranne uno che si riferisce invece a un periodo successivo nella vita dello scrittore.

Da quei racconti, poi, è stata tratta una serie televisiva nel 2012, «Appunti di un giovane medico», che narra la vita del medico agli inizi in un piccolo ospedale di campagna e poi, da adulto e affermato, a Mosca. Con piglio umoristico e tragicomico (in senso russo, si badi bene), il racconto segue le vicende di un paese che prova a modernizzarsi e nel frattempo la parabola di un giovane ambizioso che prova ad affermarsi. Sia i racconti che la serie sono particolarmente ben riusciti (e terribili, per ironia e narrazione macabra), consiglio caldamente entrambi, la stessa vicenda del medico adulto che guarda a se stesso giovane con spirito e comprensione è davvero ben raccontata sia con le parole che con le immagini. Una delle prime scene, in cui il dottore deve amputare una gamba a una paziente con un seghetto arrugginito e sdentato, è da antologia.

Se recuperare la serie tv è cosa che non mi compete, segnalo che per la miseria di un euro e novantanove centesimi è possibile acquistare un bel volumone in formato elettronico, «Romanzi e racconti», che contiene a un prezzo vergognoso tutti ma proprio tutti i tesori di Bulgakov. E poi c’è gente che si lamenta del prezzo dei libri…

giù il cappello dinanzi a: Anna Muzychuk

La campionessa del mondo femminile in carica di scacchi rapid e blitz Anna Muzychuk, Grande Maestro dal 2012, ha dichiarato che non parteciperà ai prossimi mondiali di scacchi, organizzati in Arabia Saudita.

Il concetto espresso da Muzychuk e, in estrema sintesi, la ragione per cui non parteciperà alla competizione, è questo:

«Tra pochi giorni perderò i miei due titoli mondiali, uno ad uno. Solo perché ho deciso di non andare in Arabia Saudita, di non giocare con le regole di altri, di non mettermi l’abaya, di non dover andare per strada accompagnata con qualcuno, per, in sintesi, non sentirmi una persona secondaria. Sono preparata a lottare per i miei principi e saltare questo mondiale, in cui avrei potuto guadagnare più che in una dozzina di competizioni messe assieme. Tutto ciò è assai molesto, ma la cosa più terribile è che a nessuno interessi».

A me interessa, eccome. E dico pure una cosa al riguardo: grazie. Di cuore.