coni, ancora coni (go scottish!)

Ho già raccontato della mia estasi per i coni in testa di Arthur Wellesley, primo ducaconte di Wellington. Ovvero, per chi non volesse leggere, di come gli abitanti di Glasgow fin dagli anni Ottanta mettano uno o più coni stradali sulla testa della statua di Wellington con humour fino e ribellione palese al potere inglese imposto. La sera i poliziotti tolgono, lasciando i coni lì vicino, la notte i cittadini rimettano. Non c’è autorità o autorevolezza che regga con un cono in testa. Politica, rivolta, umorismo e street art insieme, non potrei chiedere di meglio.

Ora gli scozzesi sono a Boston per le partite della nazionale ai mondiali, gruppo con il Brasile ma abbordabile, già battuta Haiti di misura. E il potere è potere sia a Glasgow che a Boston, probabilmente anche le statue le prendono un po’ in simpatia e così anche quelle di Boston si beccano il loro bel cono a casa propria.

Anche Colombo non è stato risparmiato:

Questo sopra sarà Edgar Allan Poe? Mah. E nemmeno Bill Russell e Red Auerbach dei Celtics si evitano il cono:

Ma gli scozzesi sono ironici e si prestano al cono anche da sé medesimi, si autoconizzano, bravi.

Dicerie riferiscono che la birra, data la loro presenza, sia finita a Boston. Calma con le parole, è una diceria, di birra a Boston ce n’è molta. Ma è pur vero che ne sia stata consumata parecchia, dato il contesto, mondiale-estate-vacanza-scozzesi. Siccome è possibile che passati i gironi si incontrino Irlanda e Scozia allora sì, mi preoccuperei per le scorte di tutto il bevibile, acqua e sprite a parte.

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