E poi pontificano. Massimo Recalcati su Repubblica di oggi, ‘Il complesso di superiorità della sinistra’, dimostra ancora una volta di non prendersi nemmeno la briga di capire cosa sia davvero successo per cedere, invece, alla tentazione di dare una bella lezioncina a tutti, di concionare su cosa sia giusto o meno e di ergersi ad arbitro morale al di sopra di una frotta di deficienti.
Basta l’inizio: “Esiste una tentazione ricorrente di una parte della sinistra italiana: quella di credere che il diritto alla memoria e alla libertà appartenga a chi si riconosce sotto una sola bandiera” per capire dove voglia andare a parare, al “fascismo di sinistra”, per strumentalizzare quanto accaduto: “Quello che è accaduto a Milano ha contraddetto sintomaticamente questa ritualità simbolica: l’umiliazione, la contestazione della Brigata Ebraica dal corteo del 25 aprile, la confusione delle gravissime responsabilità del governo Netanyahu con l’identità storica e morale del popolo israeliano”. Vergogna, Recalcati.

Un piccolo gruppetto della Brigata ebraica, brandendo bandiere di Israele e immagini di Netanyahu, uniti a una decina di sciroccati iraniani sostenitori dello Scià e a sette, dico sette, giovanissimi presumibilmente assunti da Forza Italia con le bandiere del partito, sono entrati nel corteo all’altezza dell’incrocio tra corso Venezia e via Palestro, mettendosi alla testa del corteo. E già questo era inopportuno. Corteo che, lo ricordo, è perfettamente in grado di distinguere ebraismo da Israele, tant’è che un collettivo ebraico c’era in corteo e ha sfilato tranquillissimamente, come è giusto che sia. Le bandiere dello stato di Israele e le immagini del suo primo ministro non potevano non essere rilevate come una provocazione, e questo era chiaro fin da prima del corteo, tant’è che l’accordo con la prefettura – lo dice il presidente dell’ANPI – era che non ci fossero le bandiere. Nessuno ha contestato la Brigata né, tantomeno, l’ha umiliata, ovviamente la provocazione è stata avvertita dal corteo – preso, lo ripeto, tra l’altro impropriamente dalla testa – e dalla folta rappresentanza palestinese. Sono semplicemente volati alcuni insulti e cori, come è inevitabile avvenga dopo due anni e mezzo di sterminio a Gaza, in Cisgiordania e ora nel Libano del sud e ben più di settantamila morti. La polizia ha fatto cordone, pochi anche loro a dire il vero con alcuni City angels difensori di chissà che, e la combriccola Brigata-iraniani per lo scià-Forza Italia ha ben pensato di fermarsi alla strozzatura della strada, all’incrocio, per quasi due ore. Fermando quindi tutto il resto del corteo dietro, più di centomila persone, al caldo e compresse. Quando sono cominciati i malori, dietro, sono partite le richieste di avanzare o di far uscire l’ostacolo dal corteo, il drappello protetto dalla polizia. Tutto qua. Colpevole anche la polizia che, anche solo per buon senso, avrebbe dovuto far uscire il tappo dal corteo, fossero anche i marziani sostenitori del cibo biologico, per questioni di ordine pubblico e incolumità dei partecipanti. Una volta usciti, dopo ben due ore e non avendo ottenuto gli incidenti che stavano evidentemente cercando, il corteo è proseguito pacificamente. Come era cominciata ed è stata tutta la giornata, con una manifestazione bellissima, colorata, aperta, limpida. Se qualcuno, Fiano o altri, abbia sentito un’idiozia pronunciata da qualcuno sulle ‘saponette mancate’, mi spiace sinceramente e ovviamente nessuno condivide ma non è la realtà di ciò che è accaduto ma un singolo episodio, ammesso sia accaduto. L’intenzione provocatoria del gruppuscolo era evidentissima per chi, come me e i miei amici, era proprio lì.

Nei cori, “fuori, fuori” e “fuori i fascisti dal corteo”, francamente non trovo nulla di ingiustificato. Ci sono i video a provarlo, il corteo ha anzi risposto in maniera molto matura, senza cedere alle tentazioni. Sarebbe bastato avanzare, un passo alla volta. Nessun “antisemitismo osceno e regressivo”, come conciona Recalcati permettendosi di esprimere giudizi, lui sì, davvero offensivi: “porsi come giudici fanatici della vera verità, condannare gli eretici, negare il diritto di parola, fustigare il pensiero divergente nel nome di un bestiario orwelliano che rivendica per se stesso il fatto di essere più democratico di ogni democratico”. Che schifo, lui sì, e prosegue dallo scranno: “In questo senso, i fatti di Milano sono ai miei occhi rivelatori di un deficit di cultura democratica. Solo un confronto serrato con la propria ombra potrebbe emancipare la sinistra autoritaria da questa ambivalenza rendendola profondamente democratica”. Deprimente, ma non da oggi.
Deprimente non perché Recalcati non si sia preso nemmeno la briga di appurare i fatti, bensì perché nemmeno gli importi. Facendo così esattamente quel che volevano Brigata-iraniani per lo scià-Forza Italia, visibilità e pubblico sdegno dei benpensanti da poltrona. La chiusa è memorabile, l’accusa: “È il complesso di superiorità che affligge coloro che si sentono dalla parte giusta” è esattamente ciò che fa Recalcati stesso, confermando ciò che, di solito, sta a pagina uno del manuale di psicologia da supermarket, ovvero imputare agli altri le proprie colpe. A sinistra e non solo non abbiamo bisogno di maestrini del genere e, anzi, sono proprio loro che portano voti a valanga alle destre in attesa di riscatto, con il loro saperla sempre più lunga di tutti, custodi del giusto, ritenendo il fuori da sé composto da idioti mancanti dei valori di fondo.