Mi è stata assegnata una buffa camera in albergo. Cioè, la camera non ha nulla che non va, semplicemente il bagno è fuori, lungo il corridoio. Niente di che o di nuovo, cose da alberghi di altri tempi, se non fosse che il water è da una parte e la doccia in un’altra stanza dall’altra parte del piano. Quindi ho tre chiavi e tre ambienti a mia disposizione, dislocati su tutto il piano. La parte buffa è la pipì notturna che implica una piccola gita mentre mi domando confusamente se stia facendo la cosa giusta. A tal proposito, assisto a una vera e propria campagna di sensibilizzazione degli austriaci all’utilizzo del water: un cesso animato, uno scovolino, un rotolo di carta igienica e una cacca, tutti dotati di occhi e personalità, spiegano all’austriaco medio di non gettare i rifiuti nel water (fette d’anguria, cibo, di tutto) ma si usarlo per, appunto, le feci e, non contenti, di usare anche lo scovolino e soprattutto la carta. Ha anche senso, trattandosi di novità tecnologica forse non ancora recepita da tutti, qui. Devo stare più attento a stringere mani.
Siccome da un po’ di tempo mi occupo di abitare collettivo e sociale, è ora di affrontare il capitolo abitativo in Austria e in particolare a Vienna. Che è un po’ del perché sono qui. Nel paese il 24 per cento delle abitazioni sono pubbliche o di cooperative non profit, dato che supera il 40 per cento nel caso di Vienna. Grazie a queste proprietà pubbliche, più del 60 per cento dei viennesi vive in una casa con prezzo calmierato, all’incirca tra i 6 e 7 euro al metro quadro al mese. Il che permette di tenere i prezzi delle case sotto controllo. Ancor più interessante, è che i requisiti di accesso sono molto bassi, così che oltre il 75 per cento degli austriaci rientra nei criteri richiesti per accedere a un affitto calmierato. Per dire, se io risiedessi da almeno due anni a Vienna, potrei fare richiesta di un alloggio. Da non credere. Anche il meccanismo di finanziamento dello stato è molto interessante: una tassa dell’uno per cento su tutti i redditi, metà a carico del lavoratore e metà del datore, prestiti a interesse bassissimo e a lungo termine per i costruttori, prestito sociale degli abitanti e, infine, un fondo di rotazione che permette di alimentare continuamente il processo. Notevole. Il che permette, a differenza nostra, anche di recuperare l’esistente e, sempre a differenza, la concessione di permessi di costruire è molto meno disinvolta che da noi, per preservare zone di rispetto e terreni. Proprio da non credere, l’Austria in questo è un caso mondiale. Il che, per inciso, permette di mantenere i dintorni di Vienna e di ogni altra città o paesello così, con le vigne e la città là sotto.

Da noi il paesaggio sarebbe costellato di ville di ricchi in deroga a ogni regola o secondo, visto che siamo laschi in questo. Per dare concretezza a quanto detto, vado a vedere il Karl-Marx-Hof, l’edificio residenziale più lungo al mondo. Il KMH è un Gemeindebau, cioè un edificio di proprietà municipale di più di centocinquantamila metri quadri, costruito tra il 1926 e il 1930 a Heiligenstadt, a nord del centro di Vienna, dall’urbanista Karl Ehm, allievo del Wagner dell’ufficio di risparmio di ieri. Come dice il nome, fu costruito durante il periodo detto della ‘Vienna rossa’, dunque il discorso dell’edilizia sociale parte da lontano. Con l’avvento del nazionalsocialismo, i ribelli dell’opposizione si asserragliarono qui e l’esercito bombardò l’edificio con l’artiglieria. Fu riparato negli anni Cinquanta e tornò al suo nome originario. Gli spazi verdi sono molti come lo sono gli spazi di servizio, lavanderie automatiche, un asilo, la casa del giovane, studi medici e dentistici, una biblioteca, un ufficio postale e uffici commerciali, oltre a spazi per biciclette e monopattini. Gli appartamenti sono più di milletrecento e mediamente di sessanta metri quadri. Davanti, la stazione della metropolitana dedicata. Beh, io un pensiero lo farei, anche pensando alla storia di resistenza che qui permane.


Con un certo grado di ironia, qualcuno ha battezzato il KMH ‘la Versailles dei lavoratori’, non del tutto inappropriato. L’Austria, come in tutti i sistemi chiusi e piccoli, le persone hanno privilegi per sé, condividono la presenza di uno stato sociale forte che aiuta economicamente e concretamente e, insieme, hanno atteggiamenti reazionari nei confronti di chi, venendo da fuori il sistema, minaccia la posizione acquisita. E votano Haider, ci si ricorda? Vedi Danimarca, Paesi Bassi, Belgio, per fare altri esempi europei.

Ovunque ci sono colonnine che diffondono acqua nebulizzata, devono aver sofferto parecchio quest’estate. In effetti, anche ora qualche passaggio lo si fa, di tanto in tanto. Amenità. Volkswagen ha appena lanciato la Golf in edizione Falco, rock me rock me Amadeus, con rispetto ma morto trent’anni fa e due singoli per quanto belli all’attivo, auto prodotta immagino per la sola Austria e per qualche commissario nostalgico.

Poi ci si stupisce che VW sia in difficoltà, sento i cinesi che ridono. Ora sarebbe mezzogiorno e io avrei altre puntate da fare ma ne ho già dette parecchie per oggi, potrebbe andare tutto al prossimo minidiario. Mi dirigo dall’altra parte della città, dopo essere salito sulla Leopoldsberg che, come dice il suffisso -berg, è la collina che domina la città e da cui ho fatto la foto di prima. Devo andare a vedere la quinta e la sesta flakturm nazista, frequentare almeno un museo, riflettere profondamente a sera sugli errori commessi e le virtù esercitate.
Però, prima, avendo molto parlato di abitare e di come il sistema, qui, sia particolarmente virtuoso, una testimonianza a caso da un’agenzia immobiliare a caso in una via a caso ma del centro, spero si legga:

Da 34 metri quadri in su, prezzo di partenza 135mila euro, appartamenti in centro, appena dietro il Belvedere. Fa poco meno di quattromila, confrontare Milano. Ed è un recupero architettonico. Tanto poi a chi interessa comprare, qui, quando puoi andare in affitto in un magnifico, centrale appartamento pubblico? Già.















