C’è un titanosauro nella cattedrale di Peterborough. Buono, per carità, è persino vegetariano ma pur sempre un bestione.

Come sia finito qui è un mistero, stava forse cercando le erbette. Tra i più grandi animali mai vissuti sulla terra, non è il più grande: quello è il pagotitanosauro argentino, l’ho visto a Trelew l’anno scorso, un palazzo di dieci piani per ottanta tonnellate. Questo saranno poi sette piani, non proprio un cosino, eppure la cattedrale lo sovrasta di molto. La navata con il tetto di legno, impressionante, sta molto molto più su. Bravi questi normanni a far su le cattedrali, tra l’altro. Un’altra delle grande cattedrali normanne inglesi è a Durham, un’altra ancora a Ely, segnata sulla mappa, questa di Peterborough è davvero emozionante. Normanne o gotiche, si potrebbe fare un lungo giro per cattedrali, in questo paese, Salisbury, Lincoln e chissà quante altre, nulla da invidiare alle più note cattedrali francesi: compro il ‘Cathedrals of Britain‘ di Pepin, per studiare un po’ qualche futuro giro.
Inciampo nella tomba di Caterina d’Aragona, regina di grandi ascendenze e prima vittima di Enrico VIII, tutta ricoperta – la tomba, intendo – di disegni di bambini. Farà piacere evidentemente avere una regina in città. Una nota per loro mi fa riflettere: pensate, dice loro, che se Caterina avesse avuto un maschio invece della figlia femmina che ebbe, Maria Tudor, ora voi vi trovereste in una chiesa cattolica. Eh già, vero. E se così fosse, Anna Bolena e Catherine Howard avrebbero conservata la testa. E se e se allora le nonne sarebbero carriole. A Peterborough oltre alla cattedrale non c’è molto, qualche angolo incantevole, alcuni ponds gradevoli, canali sui quali camminare e alcune case basse medievali molto belle.
Raccatto quindi i miei stracci, prendo due treni che passano per curiose località come Biggleswade e Baldock, maledico come ogni volta la Thatcher per la privatizzazione dei treni e in un paio di placide ore arrivo nel luogo in cui, appena sceso, sarò il più pirla di tutti: Cambridge.

È esattamente come me la immaginavo, e come è Oxford: in un posto magnifico tra fiume, canali e parchi, piena di college neoclassici con prati che io non so come facciano, college medievali del re e del principe, gente che gioca a cricket, un numero spropositato di caffè, posti per brunch e sushi e matcha, magliette con frasi di Virginia Woolf e Harry Potter, parecchi turisti, molti molti selfie, giri della città in bus hop on hop off, in bici, in barchetta, serate a tema ‘Psychic dinner’ e storie di fantasmi, infradito, code, tatuaggi, tutto molto placido perché è domenica. E se devo dire la mia, infine, Cambridge è abbastanza noiosina. Ogni cosa è al proprio posto, ogni cosa invita a un divertimento in cui ti fai prendere e ti fanno fare qualcosa. Usano delle piccole barche di legno chiaro del tutto piatte, guidate alla maniera delle gondole con un lungo bastone di alluminio e che girano alla minima pressione per percorrere il fiume Carn e i suoi canali. Quelle le guiderei volentieri.

Tutti i grossi college sono chiusi, oggi, ma al Trinity c’è comunque una coda colossale per farsi una foto con una mela in mano sotto una pianta. Newton, esatto. Peccato non fosse questa la pianta, non fosse nemmeno qui e che l’aneddoto sia piuttosto ingeneroso nei confronti del grande scienziato, come non avesse mai visto cadere qualcosa. Importa? Sembrerebbe di no. In questi posti io mi estranio dalla lotta e faccio una cosa che mi piace molto fare, tra le preferite: prendo un panino e me lo vado a mangiare sdraiato al parco. Sto leggendo un bel libro, ‘La vita decente’ di Todd May, che mi sta aiutando a mettere a fuoco le ragioni e le modalità di certe scelte che faccio – paio essere incline all’imperativo categorico di Kant -, e così andrò avanti in un prato. Certo, poi stando un po’ qui immagino che una conferenza, un dibattito, un concerto si trovino senza troppa fatica ma il tutto sembra apparentemente svolgersi in meandri preclusi al grande pubblico.
Almeno oggi, roba da turisti. La mia domanda, application, per il King’s college non è stata accolta e lo stesso per gli altri trentadue college di Cambridge, non ho passato nemmeno l’esame di lingua. Niente, proverò con Eton, lì mi pigliano sicuro, così divento amico di tutti. C’è una certa distanza, non saprei dire se incolmabile, tra qui e Birmingham, Sheffield, Leeds, Glasgow, d’altronde qui si tirano su i quadri e là, quando capivo come andavano le cose, gli operai. Ma ci sono ancora gli operai? Laurearsi a Cambridge non garantisce solo un titolo e relazioni ma, anche, un collegamento vita natural durante con il mondo accademico di qui, l’accesso perenne a risorse e banche dati, collegamenti e informazioni. Accanto ai college medievali in cui studiarono Darwin e Carlo III c’è una miriade di scuole che prendono ragazzi e soprattutto ragazze fin dall’infanzia, immagino garantendo una discesa relativamente comoda verso l’università. È il pacchetto completo: studio, uno strumento o due, il teatro, le lingue, il modo di stare al mondo, lo sport, le relazioni, buoni compagni di classe, già di per sé figli di cotanti padri. Non c’è niente di male, anzi, è un meccanismo di perpetuazione del potere che esiste da sempre. Bisognerebbe piuttosto chiedersi se, anche qui, il livello non sia sceso di parecchio, sfornando politici e dirigenti spesso non all’altezza. Però bisogna essere onesti: Blair, Cameron, May, Johnson, Sunak, Truss vengono tutti da Oxford. A dire il vero, tutti Thatcher compresa dal 1937 vengono da Oxford. Da Cambridge sono venuti i Pink Floyd (Barrett e Gilmour) ed Emma Thompson, a essere onesti. C’è dunque una qualche cosa per cui da Oxford vengono i cattivoni e da Cambridge quelli buoni? Non lo so, da qui non si vede.

Io qui avrei anche finito. La mia cinquantina di chilometri a piedi li avrei fatti, le birrette assunte, il Frans Hals casuale al Fitzwilliam Museum visto, la lingua inglese sbrindellata a sufficienza, la pioggia presa, le città viste, le colazioni fatte, i libri letti, i minidiari scritti, le scemenze dette, direi che ci sono. E poi tre giorni avevo, quelli sono stati, cara grazia. Mi incammino verso il posto delle aeromobili e torno alle cose mondane senza rimpianti. È già molto averlo potuto fare, visto il periodo, quindi, tutto bene. Se avrò fortuna potrebbe ricapitare a breve. Grazie a chi ha seguito.

























