«da visionario»

Tramonta definitivamente la mia più grande idea imprenditoriale: acquisire la quadreria di Berlusconi – quella comprata di notte su telemarket un tozzo al chilo negli anni del rimbambimento, cinque anni per tre milioni di euro per venticinquemila croste o quasi – e metter su una società di noleggio di sofisticate vedute lombarde per l’arredamento di tutte le pizzerie della Val Brembana, Camonica, Trompia e Sabbia. A rotazione, ogni santa domenica sera di pizza italiana, quadri nuovi nella sala.

Il capannone di via Monte Rosa ad Arcore sarà demolito per farne un supermercato Eurospin. «Aveva una collezione eterogenea, anche con dipinti di valore museale. Ma la quadreria non aveva questa pretesa, era frutto di una diversa idea, da visionario» dice con coraggio il curatore della raccolta, tal Lucas Vianini. Nessuno però dice che fine faranno – o hanno fatto – tutti i quadri: forse in futuro in omaggio una veduta di Positano a chi comprerà tre scatole di seppie con i piselli alla gallurese? Un ritratto di gladiatore di Fragolari ogni tre caricabatterie per monopattino urbano? Settantadue vedute del basso Lazio per l’impiegato del mese? Mi nascondono qualcosa.

Forse è il mio momento, quello di rifarmi sotto per comprare il tutto a una cifra ridicola e finalmente coronare il mio sogno culturale per il paese: l’arte delle sale delle pizzerie di provincia. Sempre non sia vera la notizia di allora, che tutte le opere d’arte inestimabili siano state distrutte. Ma no, questo è quello che vogliono farmi credere, l’ho capito.

weird stock pictures pt. 6: madre, amici, hacker, anziani e tecnologia, colleghi di ufficio, pirata, scambi

È ora di un altro giro, immagini stupidine in vendita o in libera licenza nei repertori di immagini. L’ho già detto, quando un grafico ha (aveva, diciamo poi) bisogno di un’immagine particolare, invece di assumere un costoso fotografo che scattasse ciò che gli serviva, faceva un costoso abbonamento a uno dei repertori di immagini disponibili – era un bel modo per i fotografi di guadagnare qualcosa – e si cercava il desiderato. Ora con le AI grafiche, andranno a farsi benedire sia i repertori che i fotografi, temo.

Bene, via. La madre protettiva:

Amici anche all’orinatoio:

Un hacker, immagino, più che un riparatore:

Non so, il Robocop degli anziani?

Patata? No, grazie. C’era già stata una curiosa Hitler-pelapatate, prima. Questa mi piacerebbe proprio vederla utilizzata:

Beh, chiaro. Che tenerezza, dei tempi dei masterizzatori (dove peraltro sono rimasto io):

Ancora una patata. Questa rischia anche l’incidente etnico, oggi:

Un bel giretto anche questo. Non so cosa darei per vedere dei pieghevoli che utilizzassero anche solo una di queste immagini.

non molte ma due o tre cose qua ce le ricordiamo

Sono quasi emozionato, il mio primo post o quasi a tema calcio dopo più di vent’anni: tema che peraltro padroneggio come la termodinamica, i materiali non newtoniani, l’economia su larga scala, la preparazione di alimenti, i componenti di un’auto.
Comunque, vorrei esprimere questa mia opinione: se per rifondare il settore italiano, in crisi dopo tre mondiali saltati, si richiama uno, Mancini, che oltre ad aver fallito la qualificazione 2022 tre anni fa mollò di punto in bianco la nazionale con una PEC inviata dalle vacanze dandosi poi alla macchia per andare a incassare i soldi degli arabi, per me il discorso è davvero chiuso: spero che i mondiali saltati consecutivi diventino quattro, otto, sedici.

polvere eri e silicone sarai

Qualche anno fa venne in Italia, a Milano tra l’altro, una solenne boiata: l’esposizione ‘Body Worlds’, una raccolta di veri cadaveri plastinati di esseri umani, mostrandone muscoli, scheletro e organi interni. Boiata per mille motivi. Sia perché non vi era alcuna ragione di esporre veri cadaveri, e qui il lato morboso della faccenda aveva il sopravvento, la curiosità anatomica si poteva soddisfare benissimo con dei manichini, sia perché i cadaveri stessi venivano messi in posa come, che so?, giocatori di football americano o acrobate sulla trave; sia perché, inoltre, c’era ovviamente il ciccione, il magrissimo, l’anziano e il giovane, la tettona, insomma tutto quello che serve per toccare le corde più deteriori del pubblico.

Già allora ne discussi con persone a me vicine che avevano manifestato l’intenzione di andare a vedere la boiata, stupidaggine allora come stupidaggine ora, a parer mio. Ora, l’anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens, inventore della faccenda nonché inventore della tecnica di plastinazione, un procedimento per sostituire i liquidi e il grasso dei corpi umani con il silicone permettendo di conservarli e di vederne i particolari anatomici, ha raggiunto i suoi amici cadaveri.

Ma che grande occasione, dico io. Che von Hagens venga plastinato e raggiunga prontamente i suoi amici esposti, lo si metta a fianco del cadavere giocatore di tennis mentre, che so?, si fa un bidet o colloca piastrelle sul fondo di una piscina o, meglio ancora, guarda Tentescion ailand.

E che un visitatore impertinente a volte compia anche un modesto vilipendio al suo cadavere.

il nostromo

Inaspettatamente, poiché non lo sapevo, a Canterbury ho scoperto che nel cimitero in città c’è la tomba di Józef Teodor Konrad Korzeniowski, a me noto come Joseph Conrad. Beh, vado, un omaggio è necessario, ho ancora dei bei ricordi di alcuni suoi romanzi e soprattutto de ‘Il giro di vite’.
Pensavo fosse sepolto chissà dove, associavo le navigazioni a una vita più girondola, come in effetti fu fino ai trentasei anni. Gli ultimi anni li passò qui vicino, a Bishopsbourne, amena parrocchietta del Kent, in cui la casa di Conrad è oggi la sala comune. Il cimitero di Canterbury è molto composto, verde, le tombe ottocentesche sono, come di consueto, cadute a terra e non rialzate, rotte, romanticamente consunte dal tempo. E così, giustamente, le lasciano. La tomba di Conrad, in fondo in un angolo, è impossibile da mancare: un cippone sbozzato, con aquila e bandiera polacca, fatto curioso, non credo rivendicasse l’origine in questo modo ma va’ a sapere. Il nome è pittosto storpiato, Joseph Teador Conrad Korzeniowski invece di Józef Teodor Konrad Korzeniowski, colpa dell’artigiano di paese, forse.

Ciò che conta è l’epitaffio, che immagino scelto da Conrad medesimo per sé, un verso del poeta rinascimentale Edmund Spenser: «Sleep after Toil, Port after stormy Seas, Ease after War, Death after Life, does greatly please». Bei versi, da ‘The Faerie Queene’. Gli stessi versi sono anche sulla tomba di Agatha Christie.

Tradotti un po’ così: «Il sonno dopo la fatica, un porto dopo mari tempestosi, la quiete dopo la guerra, la morte dopo la vita, quale grande soddisfazione…»; questa stessa epigrafe fu già adoperata da Conrad per il suo romanzo ‘The Rover’, gli era piaciuta.
Davanti alla tomba un pannelletto didascalico che dà conto di un paio di cose sullo scrittore, la sua vita e il motivo della sua presenza qui. Brutto ma necessario, forse. Nessun fiore fresco.

la lingua e la cultura italiana nelle canzoni straniere

Il caso più eclatante è quello di Frank Zappa che scrisse e cantò ‘Tengo Na Minchia Tanta’ nell’album ‘Uncle Meat’ del 1969, in italiano. Doveva aver conosciuto un nuovo amico siciliano: «Tengo na minchia tanta, tengo na minchia accussi’ / Devi usare un pollo, devi usare un pollo / e me la vuoi tastar» e olè. Ma Zappa è Zappa, quindi tutto va bene. E anche ‘Dio fa’ da ‘Civilization Phaze III’ che ha però solo il titolo in italiano, essendo un pezzo strumentale. Non c’è che da essere contenti di quanto della cultura italiana arrivi ai grandi artisti stranieri, niente male. Diciamo che, di sicuro, le espressioni idiomatiche, o sostenute tipo imprecazioni e bestemmie, colpiscono l’immaginario là fuori.

Non parlo di cover o di improvvide traduzioni italiane di pezzi stranieri, parlo di canzoni composte e cantate in italiano da cantanti stranieri. La casistica è ampia, non è che io voglia fare qui un compendio, però vado a memoria e mi vengono in mente gli Ada Oda, gruppo belga che canta in italiano, basta qui citare la micidiale ‘Un amore debole’, che ha però un gran riff iniziale e poi si finisce per ascoltarla lo stesso.
Oggi ho scoperto per caso la non memorabile ‘Cazzo di ferro’ dei Lemonheads – che sembravano così brave persone, salutavano sempre – da ‘Lick’ (1989), che ha suppergiù un testo del tipo: «Sei proprio un grasso menefreghista / Sei dal lontano il più / Coatto uomo nel mondo / Sei una testa di cazzo / Lato di ferro / Sei una testa di cazzo». Ottimo. Anche qui il riff è poderoso. E siamo a due membri, minchie, comincia a non essere più un caso, qui c’è da indagare cari i miei Scaruffi. Perché poi tutti questi avranno avuto un amico che ha detto loro: te lo scrivo io il testo, tranquillo. Ho io un bel tema. Ecco, il tema.

La cosa che piace a me è vedere come veniamo apprezzati all’estero, quali aspetti più delicati e complessi della nostra cultura vengano recepiti là fuori, un’ottima rappresentazione. Non che la cosa si arresti qui, ci mancherebbe, serviranno aggiornamenti. Ma i Lemonheads mi hanno tirato una bella bordata, oggi, e direi che mi posso anche fermare qui, avendone già dedotto una ben solida teoria.

i nostri nuovi soldi

Votazione promossa dall’UE per il nuovo aspetto degli euro, si vota qui.

Alcune davvero inguardabili, soprattutto i retri. Sfugge un po’ il senso dei temi a uccelli e fiumi, visto che in ampie zone ai primi spariamo e i secondi li inquiniamo. Altre non male, anche se il solito cliché degli europei curvi sui libri, nelle biblioteche e nei centri del sapere è un pochino inflazionato. Alcune, però, sono belle. Dai, votare.

Ma questa proposta combinata arte-architettura sì che sarebbe davvero riconoscibile come europea e bella (ah, venti e duecento):

Peccato non sia dell’UE.