Portati a casa, nella mia mente quindi, il porto, l’attraversamento dello Schelda sopra e sotto, il quartiere di Zoidberg, i Massys e l’Hals al KMSKA, la casa con la nave, Het bootje, il déco del Boerentoren, il panino sulle rive eccetera, ora è il momento di dare conto del concerto. Al De Roma, sontuosa sala da musica art déco cinema negli anni Venti, va in scena una tripletta: Stars, Broken social scene e Metric. Che poi sono un po’ tutta la stessa famiglia musicale e così sarà anche durante il concerto. Se, però, il pop intriso di bontà amicale canadese dei primi due mi lascia abbastanza indifferente, la new wave elettrorock dei Metric mi piace invece assai. E, infatti, sono al terzo.

Si confermano, la forma è buona, i suoni non ottimi ma più che buoni. Età media la mia che poi è anche quella dei Metric, un po’ come essere tra amici. Resta la solita considerazione di come da noi nel paese del ritardo dopo i teatri settecenteschi per opera e classica non sia più stato costruito nulla per la musica, auditorium di Roma a parte, e di come tocchi sentirla, specie quella considerata minore, nei palasport o nelle discoteche. Qui no, come in Gran Bretagna hanno sale dedicate con acustiche apprezzabili. L’esplorazione delle sale da musica storiche in Europa sta diventando un filo logico interessante, con i culmini dell’Hammersmith Odeon di Londra, il Paradiso di Amsterdam, il Barrowland di Glasgow, l’Apollo di Manchester, il Forum a Bath e, ora, il De Roma, se qualcuno volesse farsi un tour del genere.

Ma non credo. Dò ormai per assodata e fattibile la dissoluzione del Belgio come proposi anni fa. Anche dei Paesi bassi e della Danimarca, a dirla come allora. Dissolti e territorio comune europeo, cominciamo a farla per davvero ‘sta Europa. Il Belgio per reato di scassamento tra fiamminghi e valloni e per insipienza, ogni volta che ci mettono due anni per fare in governo. In fin dei conti sono un’invenzione recente e un po’ scombinata, anche dal punto di vista linguistico, salviamo il villaggio dei puffi e il resto Europa unita. Se debba ancora essere l’avamposto della Gran Bretagna per entrare in Europa ciccia, sareste dovuti restare. Bruxelles la teniamo come porto franco, un po’ com’è ora, salvando tutti i negozi di dischi e le brasserie, un posto neutro per bilanciare le tensioni tra Francia e Germania e per mandarci i più mona tra i nostri peones della politica. Da qui il dibattito sull’esenzione del bollo (sì, esenzione e per un anno, fino alle elezioni, e con i soldi del PNRR, come da idea di rilancio originale) pare una minchiata risibile, una lontana eco di un condominio di periferia. Forse sono tutti condomini di periferia, a ben guardare, e noi viviamo in una perenne assemblea.

Ho questo sospetto sempre più forte e temo che alla maggioranza degli italiani piaccia. Fino a tre settimane fa era la situazione climatica che ci avrebbe sterminati tutti, ora sono le AI e tra un mese un’altra cosa. Ci piace proprio, allarmare, dimenticare e poi allarmare di nuovo ma per altro. A me toglie la voglia di vivere e mi fa sperare che qualcosa, davvero, ci faccia fuori. Magari prima del prossimo anno, con le elezioni politiche e di quello dopo col presidente della Repubblica, non sono sicuro di voler assistere.

Tra Anversa e Bruxelles è un trionfo per chi, come me, apprezza l’art nouveau, come già detto, ma anche l’architettura déco e modernista, ovvero le correnti che predicavano l’opera totale, basta entrare a curiosare al Bozar per averne soddisfazione o alla Galerie Ravenstein, la cupola qui sopra. Bozar che poi, scopro, è ancora il sommo Horta, ilsignorelobenedica. Poi non è tutto oro, come dicevo entrambe le città fuori dal centro hanno le proprie difficoltà, alternando quartieri bellissimi e, immagino, costosi, a semibanlieu sul modello francese, la stessa raccolta dei rifiuti pare seguire traiettorie del tutto diverse. Cumuli di qua e superficie pranzabile di là. E così è sicuramente. Serve essere ricchi per vivere bene in Belgio? Beh, aiuta come ovunque. E di sicuro il costo della vita è significativo – indice espresso à emporter: mai meno di uno e ottanta – e dell’abitazione anche: curiosando su qualche annuncio di affitto difficilmente si va sotto i mille e alcune centinaia per un buon appartamento in centro. Però poi basta sbirciare un campanello perché l’immaginazione vada via galoppante a briglia sciolta.

Che meraviglia stare a zonzo. Non c’è di meglio per me. Bene, è stato un bel giro ed è stata una bella fortuna poterlo fare. La compagnia aerea maledetta ha anche cancellato il volo di ritorno – magari voleva farmi un favore? – ma nulla poteva turbare la gioia di essere via e di poterlo fare, ribadisco. Beh, grazie a chi ha seguito anche stavolta.



















