the b. site of the moon
sbrodolata finto-casuale di b.cose.
A Stalingrado non passano e, nel suo piccolo, neanche nel b.site. In ogni caso, rimane sempre il piano B.

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rael
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trivigante 2006

trenta

Gentaccia: Lorenzo Cesa.
Prima le presentazioni: Lorenzo Cesa è il segretario dell'UDC da un paio d'anni. Nel 1993, quando era nella corrente dei prandiniani rampanti della DC, gli venne notificato un ordine di cattura: sparì per qualche giorno, latitante. Questioni di qualche centinaio di milioni di una tangente ANAS, spiccioli che arrivavano alle seconde file. Poi si costituì. Lo condannarono a tre anni e tre mesi per corruzione aggravata nel 2001. La sentenza è stata poi riformata in appello per un vizio procedurale perché il PM aveva avuto la bella idea di rioccuparsi del caso come GUP.
Corruzione aggravata, mica male, e tre anni e tre mesi sono parecchi.
Come al solito, le cose non contano, le cose non vengono ricordate, chi se ne impippa e poco dopo viene eletto segretario nazionale dell'UDC, carica che riveste tuttora.
Oggi: Lorenzo Cesa ha una società, la Global Media, che si occupa di comunicazione e altro, della quale si è ben guardato dal disfarsi per ragioni di opportunità politica, cedendo - solito giochetto - le quote di partecipazione societaria alla moglie e al figlio. Già visto ma sempre fastidioso.
Comunque, la società va bene e rende, ha un alto fatturato e buoni clienti. Tutto bene? Forse.
Qualche dato: complessivamente, dal gennaio del 2001 al 31 dicembre del 2006 sono entrati in cassa ben 30 milioni e mezzo di euro, pagati dai clienti della società. Mica male. Se entrano nelle tasche di Global Media, qualcuno li ha fatti uscire dalle proprie, evidentemente. Ecco i principali clienti:
- l'Udc e, prima, il Ccd, ha pagato 3 milioni e 200 mila euro;
- l'Enel 3 milioni e 160 mila euro;
- Lottomatica 3 milioni e 100 mila euro;
- il gruppo Finmeccanica 2 milioni e 700 mila euro;
- una società privata, Grey Worldwide, 2 milioni di euro;
- la Sogei, la società informatica del ministero delle Finanze, 1 milione e 900 mila euro;
- la società calabrese Intersiel 1 milione e 600mila euro;
- Wind 1 milione e 180 mila euro;
- Fincantieri 700 mila euro;
- infine, that's all folks, un cliente privato ignoto ha versato 570 mila euro dall'ufficio postale di Collecchio.
A Collecchio c'è la Parmalat, tanto per saperlo.
Un partito politico, un sacco di società dello Stato, qualche raro privato, un ignoto benefattore emiliano.
Qualche innocente considerazione a margine: l'Enel è presieduta da Piero Gnudi, notoriamente vicino all'Udc. Nel consiglio Finmeccanica siede Franco Bonferroni, un vecchio democristiano amico di Cesa. Il presidente di Lottomatica fino a poco tempo fa era Marco Staderini, un uomo dell'Udc, mentre la responsabile delle relazioni esterne della società era fino a poco tempo fa la ex moglie di Pier Ferdinando Casini, Roberta Lubich. Una scampagnata tra amici, nella quale ci si divide il mangiare portato da casa.
Un'ultima innocente considerazione a margine: se ci si domandasse chi ha pagato la campagna elettorale di Lorenzo Cesa, la risposta sarebbe la Fidanzia Sistemi, una società pugliese. L'hanno fatto per sostegno ideale? No, risultano tra i fornitori della Global Media e, niente accade per caso, ha incassato 1 milione e 350 mila euro dalla società di Cesa poco tempo prima delle elezioni. Ma ne ha spesi molto meno per la campagna elettorale. Come se, in piccolo, io mi facessi finanziare la campagna elettorale dal mio cartolaio, dandogli i soldi prima. Come minimo, mia mamma mi riderebbe in faccia se io lo facessi.
Chissà cosa ne pensa la mamma di Cesa. Io ne penso male.

ventisette

Sotsass regalato.
Sabato pomeriggio pioveva e, come dovremmo fare tutti noi, Mr. G. leggeva a casa cose interessanti.
Siccome Mr. G. è il più meraviglioso compagno di merende che trivigante abbia mai avuto da quando è in giro, va da sé che quando qualcosa di ciò che Mr. G. legge o vede ricade nei dintorni, io mi affretto ad accattarlo, perché non si sbaglia mai. Dunque: lui, contento di quello che ha letto sabato, ha deciso di condividerlo con me e qualcun altro, si è scansionato i vecchi numeri di Domus, li ha incollati con la coccoina digitale, ci ha aggiunto delle immagini più che appropriate e me l'ha inviato.
Dato che trattasi di lettura meravigliosa e dato che a monte c'è un lavoro generoso di condivisione, io - a sua insaputa - non posso non condividere ulteriormente. Con una raccomandazione, cito: "l’articolo è lungo e vista la scansione non delle migliori la lettura forse non è delle più agevoli, ma abbiate pazienza e aguzzate la vista". Aguzzate, perché ne vale la pena: Ettore Sottsass jr., Memoires di panna montata.
Grazie, Mr. G., iu ar ze sansciain ov auar laivs.

ventisei

L'allegra nonché inutile guida di Roma di trivigante.it (tre).
Piazza Repubblica e gli orgasmoni: coloro che hanno seguito le due puntate precedenti della guida di Roma, ora dovrebbero trovarsi ai banchetti di libri in via delle terme di Diocleziano, con in mano una copia de Le 12 fiche di Ercole, grossomodo, se hanno seguito fedelmente le istruzioni (cfr. b.site 17 febbraio 2007). Ora è tempo di dismettere i balocchi, rinfoderare gli svaghi e mettersi in marcia, per proseguire l'esplorazione guardinga del territorio circostante. Poiché mi sento in colpa ad avervi lasciato da soli per più di un mese alla bancarella dei libri in compagnia dei professori sudicioni, questa puntata vi propongo visite di solo sollazzo o quasi, così che l'animo sia ritemprato quanto lo spirito.
Tornate verso Piazza Repubblica ed entrate nella basilica di Santa Maria degli Angeli (c'è scritto fuori, qui un'immagine per riconoscerla agevolmente). Le terme di Diocleziano, Michelangelo, la tomba del maledetto Diaz su un fusto di cannone, la chiesa ufficiale dello Stato italiano eccetera eccetera, ecco, tutte queste cose le trovate sulla guida del tùring e, quindi, rimando ad essa. Quello che interessa a me è la meridiana: un foro nella volta a far da gnomone, una linea retta in bronzo sul pavimento a far da meridiana, quarantacinque metri di sviluppo per trecento anni di storia. Ecco le coordinate. Bellissima e affascinante, fu costruita nel 1701 perché a Bologna, e la cosa irritava molto gli zebedei a certi maggiorenti, esisteva da cinquant'anni una meridiana più grande e più lunga, costruita da Cassini in San Petronio. Non sarà mai, dunque, che a Bologna hanno la meridiana più grossa che a Roma, si chiami dunque il papal astronomo e un bel mucchio di magutti e si dia inizio all'opera, qualcuno disse nella capitale. Detto, fatto. La si può vedere, integra, ancora oggi, che taglia a metà la basilica. Certo, un difettuccio ce l'ha, ma lo si dica a bassissima voce: è corta, maledizione, a Bologna se la ridono ancora per questo, sfrontati. Però resta bellissima, perché - si sa - le dimensioni non contano (detto tipico romano).
Uscendo dalla basilica, fermatevi sulla porta un secondo per considerare due cose: la prima, la piazza che vedete (Repubblica o Esedra, a seconda dei costumi) ricalca esattamente la vasca maggiore delle terme di Diocleziano, paro paro come l'esedra; la seconda, se osservate da questa prospettiva la fontana delle Naiadi al centro della piazza, potete ammirare una tonda naiade che si fa un giocoso bidet con gran soddisfazion.
Ora, come promesso, è l'ora del riposo: attraversate la piazza e scendete per via Nazionale, tenendo la sinistra, inteso come marciapiede. Nell'arco di cento metri al massimo, vi troverete di fronte all'Hotel Quirinale (qui). Non affitta camere a ore, se è a questo che pensavate, ma è aperto per chi voglia consumare un aperitivo senza essere possessore di una camera. Giuro che è spassoso: stucchi enormi, statue canoviane, camerieri tutti d'oro, pianisti in smoking che suonano anche alle duemmezza del pomeriggio del quindici di agosto, palme in giardino, gentildonne tedesche secolari che perdono la dentiera nei gin con la tonica, giapponesi nani che van via sbronzi dopo un campari soda, quadri vedutisti di otto metri di lato in sale concrete da cinquanta metri di lato, bambini americani quarantenni e abnormi abbivaccati su divani di seta, insomma: sontuoso e cafone, regale e ormai dimesso perché preda dei turisti mostri. Bellissimo, consiglio un aperitivo ristoratore con annesse chiacchiere non brevi ma lunghe (più chiacchiere che alcool, i prezzi non sono esattamente popolari).
Ora, tornate sui vostri passi a seconda della velocità che il numero dei vostri aperitivi vi concede, attraversate nuovamente la piazza e proseguite per via Cernaia, costeggiando la palestra maggiore delle terme romane. Duecento metri massimo massimo ed eccovi a fianco di uno dei lati del chiostro di Michelangelo, sempre alle terme, precisamente il lato su cui si addossano le celle dei monaci (qui a destra si intuiscono in basso). Breve descrizione in stile immobiliarista: metratura, a occhio, non meno di settanta metri quadri cadauna, giardino privato con piccolo aranceto, esposizione nord-sud, ottimale, entrata doppia e indipendente, possibilità di cella a doppio piano, manufattura cinquecentesca completamente ristrutturata da poco, epigrafi e statue romane originali a bizzeffe per arredare in stile classico i vostri spazi, subito libero (i frati non ci sono più), architettura michelangiolesca. Sconsiglio di entrare in trattativa, basta uno sguardo e considerare che, talvolta, la vita monacale aveva i suoi bei vantaggi.
E via verso la ultima tappa di questa puntata della guida: prendete via Pastrengo, alle vostre spalle e girate a sinistra in via XX settembre, fino alla chiesa di Santa Maria della Vittoria. Entrate, saltate tutto fino alla cappella in fondo a sinistra, che contiene l'Estasi di Santa Teresa d'Avila (1652), scultura in marmo e bronzo dorato di Gian Lorenzo Bernini. Non è per Bernini e nemmeno per Santa Teresa, non è per la chiesa né, tantomeno, per l'arte in sé o quant'altro. Osservate il volto di Santa Teresa trafitta dal raggio di luce divino e ditemi se non si tratta del più potente, energico, clamoroso, trascinante e godurioso orgasmo mai visto su statua inanimata. Qualcuno, in modo soft, ha parlato di "erotismo sacro" per alludere a quanto vado dicendo (Bataille). Io, garantisco, mai visto nulla del genere, lascio ad altrui considerazioni ulteriori.
La solita nota organizzativa: un riepilogo sintetico di quanto detto in questa terza parte della guida romana di trivigante.it (il riepilogo complessivo delle puntate della guida è nella colonna di sinistra del b.site).
Vi aspetto al pullman.

ventidue

Trivigante intervista i suoi nemici: il presidente della SIAE.
Vado a cominciare una bella iniziativa nuova nuova, le sagaci interviste con i miei nemici giurati cui auguro ogni volta una buffa forma di demenza intermittente.
Ho incontrato Giorgio Assumma, avvocato nonché presidente della SIAE (Società Italiana Autori ed Editori), vale a dire l'istituto più cretino che mente umana possa avere mai concepito, e l'ho intervistato.
Motivo della mia intervista, tra gli innumerevoli motivi che ho per odiare la SIAE, è il cosiddetto "equo compenso", cioè il sovrapprezzo che viene applicato su cd, dvd e cassette vergini per compensare il (presunto) mancato guadagno di autori ed editori sulle copie private. Private, appunto... Per inciso, la SIAE nel 2005 ha incassato poco meno di 73 milioni di euro dall’equo compenso per la copia privata, cioè dai cd e dvd che abbiamo comprato noi per salvarci i nostri file di word o le foto delle vacanze.
Comunque, ecco di seguito il testo dell'intervista (in bordò e senza le virgolette le mie domande):

Ciao Assumma, giusto per cominciare, di' una bella cazzata.

«Chiamare tassa l’equo compenso è un errore gravissimo».
Caspita, sei partito forte, mica male, sono impressionato. Sinceramente, mi auguro che su 'sta cosa dell'equo compenso riescano a fregarvi il più possibile...
«All’interno della Siae opera una task force deputata proprio a effettuare ispezioni e rilevare illeciti, ma fornire dati precisi sull’evasione dell’equo compenso è impossibile. Finora, tuttavia, un migliaio di operazioni hanno portato a 40 azioni legali e oltre 10 mila cancellazioni di aste online. Una cosa è certa: i controlli ci sono, anche perché siamo arrivati in ritardo rispetto ad altri Paesi dove l'equo compenso esiste da molti anni, e abbiamo tutto l'interesse a recuperare il tempo e i guadagni perduti».
Me li immagino, gli SWAT della SIAE! Orco se sei avido! Terribile, sei una persona terribile. E che cosa ne fate del denaro che sottraete dalle borsette delle persone anziane e dai cappelli dei mendicanti fuori dalle chiese?
«Il criterio è chiaro e indicato sul nostro sito web: va agli iscritti della Siae».
Occacchio, non vi fermate davanti a nulla. E' vero che incassate una marea di soldi con l'equo compenso?
«Quello dei supporti è un mercato di dimensioni notevoli, e il nostro incasso è paragonabile a quello degli organismi analoghi in tutta Europa».
Mavaffanculo, scusa, se io salvo su dvd le fotografie della mia gita a Rivarello con la mia fidanzata, oppure le registrazioni audio del mio gruppo di autocoscienza femminile contro-il-nucleare, mi spieghi cosa te ne frega a te?
«Nessuno è riuscito a proporci un sistema valido per differenziare i vari usi del supporto, così la legge applica un criterio che apparentemente presenta discrasie ingiustificate, ma è inevitabile. Se fosse possibile individuarne un altro, io stesso sarei contento di non pagare l’equo compenso per registrare i miei testi o il mio archivio su cd e dvd. D’altra parte, nella determinazione dell’importo si è già tenuto conto di chi non usa questi supporti per copiare opere altrui, altrimenti l’incidenza sarebbe maggiore».
Ma che bontà. Adesso mi verrai a dire che ci farai pagare anche per i cd che appendiamo allo specchietto retrovisore per ingannare l'autovelox...
«Al momento la legge non lo prevede, ma è una possibilità che stiamo valutando».
Ma siete delle iene non ridens... oltre al fatto che - probabilmente - a settantadue anni ti sfugge il significato preciso di espressioni come "libera circolazione delle idee e dei contenuti" e così via, ma hai precisissimo il significato dei soldi. Infatti, quando compro un cd mi fai pagare, quando lo copio per me mi fai pagare, se fotocopio una poesia alla mia morosa mi fai pagare... cacchio, sei un mostro babbione.
«Il diritto d’autore non è uno solo, ma tanti: leggere, riprodurre, circolare, prestare, dare in noleggio e altri. Non si paga più volte, si pagano più autorizzazioni diverse».
Chedduepalle, ripeti sempre le stesse cose... Magari se apro il tuo corpo ci trovo un mangiadischi che suona sempre la stessa broda (su cui, per inciso, avrai di certo pagato la SIAE)...
«Sono usi differenti, e per ognuno si versa un corrispettivo».
Granitico nell'ottusità. Dai, fatti un paio di domande e datti un paio di risposte.
«Il legislatore si adegua ad uno stato di fatto. Nell’era di internet esistono mezzi tecnici per impedire il download illegale di materiale protetto da copyright? Allora cerchiamoli e legittimiamoli. Non ci sono? Allora troviamo un metodo che garantisca la riscossione dei diritti. Come Siae non siamo arroccati su posizioni di retroguardia, anzi ci impegniamo a trovare soluzioni nuove, ma le legge ci impone di difendere i diritti d'autore ed è questo che vogliono gli oltre 80 mila iscritti che rappresentiamo. I fortunati che hanno incassi rilevanti sono pochissimi, noi dobbiamo pensare soprattutto gli altri».
E ora: un'ovvietà, dai!, stupiscici!
«Se lei ha un impresa e non paga i contributi avrà i bilanci in attivo, mentre se è in regola, magari fallisce. È questo il punto: si ricorre all’illegalità per sfuggire ai balzelli della legge».
Io ho una tua brutta foto sul desctop del mio pc. A norma di legge, posso tenerla senza pagarti?
«Ci tengo a precisare che è un reato a tutti gli effetti, anche con riferimento alla sentenza dello scorso gennaio sui ragazzi torinesi che avevano un server privato sui computer dell'università. In quel caso è stata applicata la norma vigente all'epoca dei fatti, con le leggi attuali sarebbe andata diversamente».
Ho capito. Metti, per esempio, che tu domani muori. Devo continuare a pagare i tuoi eredi per un'inutile tua foto sul desctop?
«In tutte le normative ispirate a quella francese, il diritto si protrae sempre oltre la morte dell’autore. Un po’ perché a volte le opere composte in vita non hanno successo, e quindi si dà loro una seconda possibilità, un po’ perché la consapevolezza di poter lasciare un reddito agli eredi spinge gli autori ad un maggiore sforzo creativo».
Ma non c'è sforzo creativo in una tua foto... ed è allo stesso modo ovvio che non avrà mai successo...
Vabbè, sai che faccio? Adesso spengo il videoregistratore e puoi dire un paio di cose in libertà, che non riporterò nell'intervista. Che siano sincere, però!

«La nostra vocazione è far pagare più soldi possibile, siamo valutando tutti i mezzi per incassare di più, ma dobbiamo anche pensare alla cultura, quindi vogliamo lasciare degli spazi di movimento. D’altronde è proprio del nostro diritto prevedere delle libere utilizzazioni: è possibile ad esempio riprodurre una poesia in un'antologia senza permessi, o utilizzare spezzoni di film, entro certi limiti».
Sei senza speranza e, posso dirlo?, mi stai sulle balle. E pensa che, per fortuna, non abbiamo parlato del fatto che dici un sacco di imbecillate, sei volgare e sei a capo di una lobby anacronistica...
«Certo, lì è il discorso è un po’ più complesso».
Certo.
[nota finale: i più furbetti tra voi avranno già capito com'è andata davvero, per gli altri ecco la soluzione. Orrendo ma vero].

venti

I migliori incipit della nostra vita.
Torno brevemente sulla questione degli incipit (cfr. b.site 6 luglio 2006) per celebrare, senza indugio, quello che io ritengo essere il gran campione di sempre degli inizi-di-libro, vale a dire colui che è in grado meglio di chiunque altro, secondo la mia esperienza, di dare l'avvio a un romanzo, racconto, poesia che si voglia, con incipit a volte fulminanti, a volte spassosi, a volte talmente sintetici da aver già detto tutto: Raymond Queneau (fiato alle trombette). Ecco, è lui il migliore, secondo me, suoi sono gli incipit più belli che io abbia mai letto o, perlomeno, suoi sono i modi più accattivanti per indurmi alla lettura di un libro in cui io mi sia mai imbattuto. I suoi romanzi (o esercizi di stile, o cosmogonie) non sono da meno, ma quando penso a Queneau mi vengono in mente gli inizi, meravigliosi.
De gustibus, ovviamente, nel frattempo io ne riporto alcuni (godeva di ottimi traduttori, è il caso di dirlo):
I fiori blu:
Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Eudeno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente.
Si disegnavano all'orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs.
Il Duca d'Auge sospirò pur senza interrompere l'attento esame di quei fenomeni consunti.
Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano Greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano le persiane. I Normanni bevevan calvadòs.
Odile:
Quando questa storia comincia, mi trovo sulla strada cha va da Bou Jeloud a Bad Fetouh costeggiando le mura della città. È piovuto. Le pozzanghere riflettono le ultime nuvole. Il fango si attacca ai chiodi dei miei scarponi. Sono sporco e malvestito, un militare reduce da quattro mesi di colonna. Davanti a me un arabo immobile guarda la campagna e il cielo, poeta, filosofo, nobile.
Zazie nel metro:
Macchiffastapuzza, si chiese Gabriel, arcistufo. Impossibile, mai che puliscano. Sul giornale c'è scritto che a Parigi non c'è nemmeno l'undici per cento di appartamenti col bagno, non c'è da meravigliarsi, ma ci si può lavare anche senza. Tutti questi che mi stan d'attorno, però, devo dire che mica fanno di gran sforzi. D'altra parte, perché dovrebb'essere una selezione fra i più lerci di Parigi? Non c'è motivo. È il caso. È assurdo supporre che la gente che sta aspettando alla Gare d'Austerlitz puzzi più di quella che aspetta alla Gare de Lyon. No, via, non ci sarebbe proprio motivo. Però, dico: ma che odore.
Il diario intimo di Sally Mara:
13 gennaio. È partito. La nave salpa sbuffando il suo monotono fumo sullo schermo del cielo. Fischia, ansima, se ne va, portandosi via Monsieur Presle, il mio professore di lingua francese. Ho sventolato il fazzoletto e ora lo inzuppo di lacrime prima di stringerlo, stanotte, tra le gambe, sul cuore. Oh, God, chi mai conoscerà il mio tormento, chi mai saprà che Monsieur Presle porta con sé tutta l'anima mia, la quale è certamente immortale. Non mi ha mai fatto niente, Michel, Monsieur Presle, voglio dire. So che gli uomini della sua età fanno certe cose alle ragazze pazzerelle della mia. Quali cose e perché? Lo ignoro. Io sono vergine, vale a dire non ho mai subito manipolazioni ("terreno vergine: terreno che non ha mai subito manipolazioni" dice il dizionario). Monsieur Presle non mi ha mai toccata.
Suburbio e fuga:
Le immondizie rotolarono dalla cassetta metallica e caddero in tromba nel grande bidone del pianterreno, gusci d'uova, torsoli, carte unte, bucce. Un odore molle e parassitario ne accompagnò la deiscenza, mica tanto sgradevole quest'odore, non troppo diverso dal profumo del muschio umido dei boschi più profondi ma con un retrogusto di zinco dovuto al recipiente che a mezzo dell'apposita limitrofa carriola sarà trasferito lungo il marciapiede per gli spazzini che all'alba porteranno tutto via. Sbarazzata del suo contenuto, la cassetta sospesa a un braccio virile stava per riprendere il cammino verso il sesto piano quando sopraggiunse una servetta.
Icaro involato:
Sui fogli, niente Icaro; tra i fogli, neppure. Cerca sotto i mobili, apre gli armadi, va a vedere nel WC: nessun Icaro. Cappello, bastone, ed eccolo fuori: chiama un fiacre.
- Mi porti a rue Bochart de Saron 47, e alla svelta!
Il cavallo vola, in un baleno la carrozza è davanti al numero 47 di rue Bochart de Saron. Il cliente scende, dice "aspetti", si precipita, fa quattro piani tutti d'un fiato, scampanella, la porta si apre.
Piccola cosmogonia portatile:
La terra smorta e mézza si dimostra
e muggisce fermenti distillando,
che chiocciano nel tubo ove s'aspirano
vini autoctoni che le croste fecero
della notte, goccette che al microbico
ingresso van del cieco pozzo. Appare
la terra: smorta e mézza s'imbibisce
della febbre, preludio di fottuti
uragani. S'impone calma. Nuvole
si sono fuse in un balordo piombo
di soldati sopravvissuti. Un'edera,
una gardenia, fanciulleschi fiori,
mettono in giogo dei maturi tempi
alla terra...
La domenica della vita:
Non poteva immaginarselo che ogni volta che passava davanti alla sua bottega, lei lo guardava, la negoziante, il soldato Bru. Camminava con naturalezza, allegramente, infustito di cachi, il capello quel che se ne vedeva sotto il kepì il capello tagliato regolare e quasi che lustro, le mani lungo la cucitura dei pantaloni, le mani di cui l'una, la destra, si levava a intervalli regolari per rispettare un superiore di grado o per rispondere al saluto di qualche smobilitato.

sedici

La casa Savoia.
A margine e corredo di quanto detto ieri e in precedenza su Re sciaboletta, la legge razziale e Casa Savoia in generale, esiste una canzone che esprime in modo piuttosto preciso il pensiero di trivigante sui membri, tutti, dell'ex-casa reale, discendenti attuali compresi. E' una canzone del Gruppo Padano di Piadena, gruppo che nulla ha a che vedere con odierni dementi in camicia verde, e si intitola, a scanso di qualunque equivoco, A morte la casa Savoia. Qui il file audio da scaricare (un'indicazione doverosa: il Gruppo Padano di Piadena esiste ancora oggi, ragione per cui invito tutti a contattarli per altro materiale audio del genere di A morte la casa Savoia o per un semplice apprezzamento, se avete gradito).
Una delle ragioni che mi spinge a tanto accanimento verso i piemontesi balenghi di Casa Savoia è il caso di Giovanni Passannante, di cui parlai tempo fa (cfr. b.site 19 giugno 2006), segregato, torturato e ucciso in maniera agghiacciante per delitto di non-lesa maestà, ancora in attesa di una degna sepoltura novantasette anni dopo (rilancio il link alla petizione). Dunque, è a lui che è dedicata questa canzone:
 

A morte la Casa Savoia
bagnata da un'onda di sangue,
si sveglia il popol che langue,
si sveglia il popol che langue!
O ladri del nostro sudore
nel mondo siam tutti fratelli,
noi siamo le schiere ribelli,
sorgiamo che giunta è la fin!
sorgiamo che giunta è la fin!
A morte il Re e il principin,
a morte il Re e il principin!

quindici

Dopo la Dichiarazione sulla razza, la legge.
Recepita la Dichiarazione (cfr. b.site 7/8/15 febbraio e 8 marzo 2007), Re sciaboletta ci pensò su qualche giorno, pochi, e con la matita copiativa, la carta carbone, la lavagna magica, la fotocopiatrice a legna, prese la Dichiarazione pari pari e la tramutò in decreto legge a metà di novembre del 1938.
Certo, a detta di alcuni storici pare che Vittorio Emanuele Ferdinando Maria Gennaro di Savoia (riporto il nome completo con fini di dileggio) abbia protestato energicamente con Mussolini riguardo le future leggi razziali, opponendo vigorose discussioni e silenzi ingrugniti. Ora, comunque sia, resta il fatto che il testo del decreto legge non attenua per nulla quelle che erano le direttive della Dichiarazione sulla razza del Gran Consiglio del Fascismo, e che le pubbliche riserve del Re nei confronti delle azioni di Mussolini si limitarono, nella maggior parte dei casi, a obiezioni di carattere procedurale (ordine delle firme, per esempio). Rimando per le considerazioni sulla grandezza o pochezza del signore in questione alla vasta letteratura disponibile, quel che interessa a me in questo frangente è il testo della cosiddetta legge razziale, che non avevo mai letto davvero fino in fondo, ma spesso citato. Vergogna e sfacelo su di me. Ma molta molta più vergogna, sfacelo e distruzione su chi, interpellato come erede legittimo, sminuì pesantemente la gravità e il peso di questa legge, seppur interrogato inopportunamente.
In ogni caso, il testo integrale:

DECRETO-LEGGE 17 novembre 1938-XVII, n.1728
Provvedimenti per la difesa della razza italiana

VITTORIO EMANUELE III PER GRAZIA DI DIO E PER LA VOLONTÀ DELLA NAZIONE RE D'ITALIA IMPERATORE D'ETIOPIA
Ritenuta la necessità urgente ed assoluta di provvedere;
Visto l'art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100, sulla facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche;
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro per l'interno, di concerto coi Ministri per gli affari esteri, per la grazia e giustizia, per le finanze e per le corporazioni;
Abbiamo decretato e decretiamo:

CAPO I
Provvedimenti relativi ai matrimoni

Art. 1. Il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito. Il matrimonio celebrato in contrasto con tale divieto è nullo.
Art. 2. Fermo il divieto di cui all'art. 1, il matrimonio del cittadino italiano con persona di nazionalità straniera è subordinato al preventivo consenso del Ministero per l'interno. I trasgressori sono puniti con l'arresto fino a tre mesi e con l'ammenda fino a lire diecimila.
Art. 3. Fermo il divieto di cui all'art. 1, i dipendenti delle Amministrazioni civili e militari dello Stato, delle Organizzazioni del Partito Nazionale Fascista o da esso controllate, delle Amministrazioni delle Provincie, dei Comuni, degli Enti parastatali e delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali non possono contrarre matrimonio con persone di nazionalità straniera. Salva l'applicazione, ove ne ricorrano gli estremi, delle sanzioni previste dall'art. 2, la trasgressione del predetto divieto importa la perdita dell'impiego e del grado.
Art. 4. Ai fini dell'applicazione degli articoli 2 e 3, gli italiani non regnicoli non sono considerati stranieri.
Art. 5. L'ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, è obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la razza e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti. Nel caso previsto dall'art. 1, non procederà nè alle pubblicazioni nè alla celebrazione del matrimonio. L'ufficiale dello stato civile che trasgredisce al disposto del presente articolo è punito con l'ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila.
Art. 6. Non può produrre effetti civili e non deve, quindi, essere trascritto nei registri dello stato civile, a norma dell'art.5 della legge 27 maggio 1929-VII, n. 847, il matrimonio celebrato in violazione dell'art.1. Al ministro del culto, davanti al quale sia celebrato tale matrimonio, è vietato l'adempimento di quanto disposto dal primo comma dell'art.8 della predetta legge. I trasgressori sono puniti con l'ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila.
Art. 7. L'ufficiale dello stato civile che ha proceduto alla trascrizione degli atti relativi a matrimoni celebrati senza l'osservanza del disposto dell'art. 2 è tenuto a farne immediata denunzia all'autorità competente.

CAPO II
Degli appartenenti alla razza ebraica

Art. 8. Agli effetti di legge:
a) è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica;
b) è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l'altro di nazionalità straniera;
c) è considerato di razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre;
d) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto, in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo. Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del 1í ottobre 1938-XVI, apparteneva a religioni diversa da quella ebraica.
Art. 9. L'appartenenza alla razza ebraica deve essere denunziata ed annotata nei registri dello stato civile e della popolazione. Tutti gli estratti dei predetti registri ed i certificati relativi, che riguardano appartenenti alla razza ebraica, devono fare espressa menzione di tale annotazione.Uguale menzione deve farsi negli atti relativi a concessione o autorizzazioni della pubblica autorità. I contravventori alle disposizioni del presente articolo sono puniti con l'ammenda fino a lire duemila.
Art. 10. I cittadini italiani di razza ebraica non possono:
a) prestare servizio militare in pace e in guerra;
b) esercitare l'ufficio di tutore o curatore di minori o di incapaci non appartenenti alla razza ebraica
c) essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della Nazione, ai sensi e con le norme dell'art. 1 R. decreto-legge 18 novembre 1929-VIII, n. 2488, e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o più persone, nè avere di dette aziende la direzione nè assumervi comunque, l'ufficio di amministrazione o di sindaco;
d) essere proprietari di terreni che, in complesso, abbiano un estimo superiore a lire cinquemila;
e) essere proprietari di fabbricati urbani che, in complesso, abbiano un imponibile superiore a lire ventimila. Per i fabbricati per i quali non esista l'imponibile, esso sarà stabilito sulla base degli accertamenti eseguiti ai fini dell'applicazione dell'imposta straordinaria sulla proprietà immobiliare di cui al R. decreto-legge 5 ottobre 1936-XIV, n. 1743. Con decreto Reale, su proposta del Ministro per le finanze, di concerto coi Ministri per l'interno, per la grazia e giustizia, per le corporazioni e per gli scambi e valute, saranno emanate le norme per l'attuazione delle disposizioni di cui alle lettere c), d), e).
Art. 11. Il genitore di razza ebraica può essere privato della patria potestà sui figli che appartengono a religione diversa da quella ebraica, qualora risulti che egli impartisca ad essi una educazione non corrispondente ai loro principi religiosi o ai fini nazionali.
Art. 12. Gli appartenenti alla razza ebraica non possono avere alle proprie dipendenze, in qualità di domestici, cittadini italiani di razza ariana. I trasgressori sono puniti con l'ammenda da lire mille a lire cinquemila.
Art. 13. Non possono avere alle proprie dipendenze persone appartenenti alla razza ebraica:
a) le Amministrazioni civili e militari dello Stato;
b) il Partito Nazionale Fascista e le organizzazioni che ne dipendono o che ne sono controllate;
c) le Amministrazioni delle Provincie, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e degli Enti, Istituti ed Aziende, comprese quelle dei trasporti in gestione diretta, amministrate o mantenute col concorso delle Provincie, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza o dei loro Consorzi;
d) le Amministrazioni delle aziende municipalizzate;
e) le Amministrazioni degli Enti parastatali, comunque costituiti e denominati, delle Opere nazionali, delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali e, in genere, di tutti gli Enti ed Istituti di diritto pubblico, anche con ordinamento autonomo, sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato, o al cui mantenimento lo Stato concorra con contributi di carattere continuativo;
f) le Amministrazioni delle aziende annesse o direttamente dipendenti dagli Enti di cui alla precedente lettera e) o che attingono ad essi, in modo prevalente, i mezzi necessari per il raggiungimento dei propri fini, nonché delle società, il cui capitale sia costituito, almeno per metà del suo importo, con la partecipazione dello Stato;
g) le Amministrazioni delle banche di interesse nazionale;
h) le Amministrazioni delle imprese private di assicurazione.
Art. 14. Il Ministro per l'interno, sulla documentata istanza degli interessati, può, caso per caso, dichiarare non applicabili le disposizioni dell'art 10, nonché dell'art. 13, lett. h):
a) ai componenti le famiglie dei caduti nelle guerre libica, mondiale, etiopica e spagnola e dei caduti per la causa fascista;
b) a coloro che si trovino in una delle seguenti condizioni:
1. mutilati, invalidi, feriti, volontari di guerra o decorati al valore nelle guerre libica, mondiale, etiopica e spagnola;
2. combattenti nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola che abbiano conseguito almeno la croce al merito di guerra;
3. mutilati, invalidi, feriti della causa fascista;
4. iscritti al Partito Nazionale Fascista negli anni 1919-20-21-22 e nel secondo semestre del 1924;
5. legionari fiumani;
6. abbiano acquisito eccezionali benemerenze, da valutarsi a termini dell'art.16.

Nei casi preveduti alla lett. b), il beneficio può essere esteso ai componenti la famiglia delle persone ivi elencate, anche se queste siano premorte. Gli interessati possono richiedere l'annotazione del provvedimento del Ministro per l'interno nei registri di stato civile e di popolazione. Il provvedimento del Ministro per l'interno non è soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale.
Art. 15. Ai fini dell'applicazione dell'art. 14, sono considerati componenti della famiglia, oltre il coniuge, gli ascendenti e i discendenti fino al secondo grado.
Art. 16. Per la valutazione delle speciali benemerenze di cui all'art. 14 lett. b), n. 6, è istituita, presso il Ministero dell'interno, una Commissione composta del Sottosegretario di Stato all'interno, che la presiede, di un Vice Segretario del Partito Nazionale Fascista e del Capo di Stato Maggiore della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale.
Art. 17. è vietato agli ebrei stranieri di fissare stabile dimora nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo.

CAPO III
Disposizioni transitorie e finali

Art. 18. Per il periodo di tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è data facoltà al Ministro per l'interno, sentita l'Amministrazione interessata, di dispensare, in casi speciali, dal divieto di cui all'art. 3, gli impiegati che intendono contrarre matrimonio con persona straniera di razza ariana.
Art. 19. Ai fini dell'applicazione dell'art. 9, tutti coloro che si trovano nelle condizioni di cui all'art.8, devono farne denunzia all'ufficio di stato civile del Comune di residenza, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Coloro che non adempiono a tale obbligo entro il termine prescritto o forniscono dati inesatti o incompleti sono puniti con l'arresto fino ad un mese e con l'ammenda fino a lire tremila.
Art. 20. I dipendenti degli Enti indicati nell'art.13, che appartengono alla razza ebraica, saranno dispensati dal servizio nel termine di tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 21. I dipendenti dello Stato in pianta stabile, dispensati dal servizio a norma dell'art.20, sono ammessi a far valere il diritto al trattamento di quiescenza loro spettante a termini di legge. In deroga alle vigenti disposizioni, a coloro che non hanno maturato il periodo di tempo prescritto è concesso il trattamento minimo di pensione se hanno compiuto almeno dieci anni di servizio; negli altri casi è concessa una indennità pari a tanti dodicesimi dell'ultimo stipendio quanti sono gli anni di servizio compiuti.
Art. 22. Le disposizioni di cui all'art.21 sono estese, in quanto applicabili, agli Enti indicati alle lettere b),c),d),e),f),g),h), dell'art.13. Gli Enti, nei cui confronti non sono applicabili le disposizioni dell'art.21, liquideranno, ai dipendenti dispensati dal servizio, gli assegni o le indennità previste dai propri ordinamenti o dalle norme che regolano il rapporto di impiego per i casi di dispensa o licenziamento per motivi estranei alla volontà dei dipendenti.
Art. 23. Le concessioni di cittadinanza italiana comunque fatte ad ebrei stranieri posteriormente al 1° gennaio 1919 si intendono ad ogni effetto revocate.
Art. 24. Gli ebrei stranieri e quelli nei cui confronti si applichi l'art.23, i quali abbiano iniziato il loro soggiorno nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo posteriormente al 1° gennaio 1919, debbono lasciare il territorio del Regno, della Libia e dei possedimenti dell'Egeo entro il 12 marzo 1939-XVII. Coloro che non avranno ottemperato a tale obbligo entro il termine suddetto saranno puniti con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a lire 5.000 e saranno espulsi a norma dell'art.150 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con R. decreto 18 giugno 1931-IX, n. 773.
Art. 25. La disposizione dell'art.24 non si applica agli ebrei di nazionalità straniera i quali, anteriormente al 1° ottobrel938-XVI:
a) abbiano compiuto il 65° anno di età;
b) abbiano contratto matrimonio con persone di cittadinanza italiana.
Ai fini dell'applicazione del presente articolo, gli interessati dovranno far pervenire documentata istanza al Ministero dell'interno entra trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Art. 26. Le questioni relative all'applicazione del presente decreto saranno risolte, caso per caso, dal Ministro per l'interno, sentiti i Ministri eventualmente interessati, e previo parere di una Commissione da lui nominata. Il provvedimento non è soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale.
Art. 27. Nulla è innovato per quanto riguarda il pubblico esercizio del culto e la attività delle comunità israelitiche, secondo le leggi vigenti, salvo le modificazioni eventualmente necessarie per coordinare tali leggi con le disposizioni del presente decreto.
Art. 28. è abrogata ogni disposizione contraria o, comunque, incompatibile con quella del presente decreto.
Art. 29. Il Governo del Re è autorizzato ad emanare le norme necessarie per l'attuazione del presente decreto. Il presente decreto sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge. Il DUCE, Ministro per l'interno, proponente, è autorizzato a presentare relativo disegno di legge.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare.

Dato a Roma, addì 17 novembre 1938 - XVII
Vittorio Emanuele, Mussolini, Ciano, Solmi, Di Revel, Lantini

quattordici

Voglio cinquanta euri anche io.
Io non possiedo un apparecchio televisivo perché mia mamma non vuole che io guardi il TG1, perché dice che poi divento cattolico. Probabilmente ha ragione, mi dico io, il lato positivo è che posso mangiare la cioccolata anche prima di pasqua e non devo andare a raccontare le mie fornicazioni a un prete.
Come dicevo tempo fa (b.site 6 novembre 2006, "
Stronzistronzistronzi"), continuo a ricevere lettere minatorie dalla RAI, nelle quali mi minacciano di cavarmi gli occhi e di friggere il mio pesce rosso se non pago il canone. Naturalmente, non gli passa minimamente per la capa che io, magari, non possiedo una tv.
Ho scritto alcune volte queste mie considerazioni all'ufficio UsuRAI, senza mai ricevere risposta, come - immagino - varie migliaia di italiani. Ora, però, il Giudice di Pace di Varese ha ristabilito la verità primigenia, condannando la RAI per un linguaggio che va al di là delle competenze RAI e si configura come una "pressione ingiustificata" oltreché come una "condotta illegittima" a pagare cinquanta euri a titolo di risarcimento. Qui la sentenza. E ora possono partire le richieste di danni, a condizione che ci si sia presi la briga di rispondere alle lettere minacciose. Naturalmente, come succede sempre, tra poco qualcuno stabilirà che non si possono avanzare richieste di risarcimento, pur stigmatizzando etc. etc.
Il solito. Prima che ciò avvenga, coloro che sono stati vessati dall'ufficio spacca-dita della RAI possono utilizzare questa diffida. La cosa in sé, ovvio, è e resta più che miserabile e trivigante disdegna, ringraziando nel contempo mr. GM per la generosa segnalazione.

otto

Dopo il Manifesto, la Dichiarazione sulla razza.
A seguire il Manifesto della razza, pubblicato sul "Giornale d'Italia" il 15 luglio 1938 (cfr. b.site 7/8/15 febbraio 2007), in un crescendo drammatico, il Gran Consiglio del Fascismo (organo costituzionale a tutti gli effetti) votò e promulgò la Dichiarazione sulla razza (la votazione fu il 6 ottobre 1938, la pubblicazione sul "Foglio d'ordine" del PNF avvenne il 26 ottobre 1938).
Non si tratta, evidentemente, di una legge, bensì di una dichiarazione di indirizzo che spiana la strada alla legge di poco successiva, di cui tratterò più avanti. Naturalmente le norme contenute nella Dichiarazione, trattandosi di direttive del massimo organo costituzionale, ebbero effetto immediato. Se il Manifesto tentava, in qualche caso, di mediare e di moderare i toni, la Dichiarazione è più che esplicita e racconta un deciso giro di vite avvenuto nell'arco di quattro mesi che porterà a ciò che è noto.
L'immagine qui a sinistra rende bene il tenore del dibattito...
Ecco, dunque, il testo:
DICHIARAZIONE SULLA RAZZA
Votata dal Gran consiglio il 6 ottobre 1938 
Pubblicata sul "Foglio d'ordine" del PNF del 26 ottobre 1938


Il Gran Consiglio del Fascismo, in seguito alla conquista dell'Impero, dichiara l'attualità urgente dei problemi razziali e la necessità di una coscienza razziale. Ricorda che il Fascismo ha svolto da sedici anni e svolge un'attività positiva, diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti. Il problema ebraico non è che l'aspetto metropolitano di un problema di carattere generale.

Il Gran Consiglio del Fascismo stabilisce:
a) il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane;
b) il divieto per i dipendenti dello Stato e da Enti pubblici - personale civile e militare - di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza;
c) il matrimonio di italiani e italiane con stranieri, anche di razze ariane, dovrà avere il preventivo consenso del Ministero dell'Interno;
d) dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell'Impero.

Ebrei ed ebraismo

Il Gran Consiglio del Fascismo ricorda che l'ebraismo mondiale - specie dopo l'abolizione della massoneria - è stato l'animatore dell'antifascismo in tutti i campi e che l'ebraismo estero o italiano fuoruscito è stato - in taluni periodi culminanti come nel 1924-25 e durante la guerra etiopica unanimemente ostile al Fascismo. L'immigrazione di elementi stranieri - accentuatasi fortemente dal 1933 in poi - ha peggiorato lo stato d'animo degli ebrei italiani, nei confronti del Regime, non accettato sinceramente, poiché antitetico a quella che è la psicologia, la politica, l'internazionalismo d'Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo ad elementi ebrei; l'ebraismo mondiale è, in Spagna, dalla parte dei bolscevichi di Barcellona.

Il divieto d'entrata e l'espulsione degli ebrei stranieri
Il Gran Consiglio del Fascismo ritiene che la legge concernente il divieto d'ingresso nel Regno, degli ebrei stranieri, non poteva più oltre essere ritardata, e che l'espulsione degli indesiderabili - secondo il termine messo in voga e applicato dalle grandi democrazie - è indispensabile. Il Gran Consiglio del Fascismo decide che oltre ai casi singolarmente controversi che saranno sottoposti all'esame dell'apposita commissione del Ministero dell'Interno, non sia applicata l'espulsione nei riguardi degli ebrei stranieri i quali:
a) abbiano un'età superiore agli anni 65;
b) abbiamo contratto un matrimonio misto italiano prima del 1° ottobre XVI.


Ebrei di cittadinanza italiana
Il Gran Consiglio del Fascismo, circa l'appartenenza o meno alla razza ebraica, stabilisce quanto segue:
a) è di razza ebraica colui che nasce da genitori entrambi ebrei;
b) è considerato di razza ebraica colui che nasce da padre ebreo e da madre di nazionalità straniera;
c) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da un matrimonio misto, professa la religione ebraica;
d) non è considerato di razza ebraica colui che è nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all'infuori della ebraica, alla data del 1° ottobre XVI.


Discriminazione fra gli ebrei di cittadinanza italiana
Nessuna discriminazione sarà applicata - escluso in ogni caso l'insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado - nei confronti di ebrei di cittadinanza italiana - quando non abbiano per altri motivi demeritato - i quali appartengono a:
1) famiglie di Caduti nelle quattro guerre sostenute dall'Italia in questo secolo; libica, mondiale, etiopica, spagnola;
2) famiglie dei volontari di guerra nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola;
3) famiglie di combattenti delle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola, insigniti della croce al merito di guerra;
4) famiglie dei Caduti per la Causa fascista;
5) famiglie dei mutilati, invalidi, feriti della Causa fascista;
6) famiglie di Fascisti iscritti al Partito negli anni 19- 20- 21- 22 e nel secondo semestre del 24 e famiglie di legionari fiumani.
7) famiglie aventi eccezionali benemerenze che saranno accertate da apposita commissione.


Gli altri ebrei
I cittadini italiani di razza ebraica, non appartenenti alle suddette categorie, nell'attesa di una nuova legge concernente l'acquisto della cittadinanza italiana, non potranno:
a) essere iscritti al Partito Nazionale Fascista;
b) essere possessori o dirigenti di aziende di qualsiasi natura che impieghino cento o più persone;
c) essere possessori di oltre cinquanta ettari di terreno;
d) prestare servizio militare in pace e in guerra. L'esercizio delle professioni sarà oggetto di ulteriori provvedimenti.
Il Gran Consiglio del Fascismo decide inoltre:
1) che agli ebrei allontanati dagli impieghi pubblici sia riconosciuto il normale diritto di pensione;
2) che ogni forma di pressione sugli ebrei, per ottenere abiure, sia rigorosamente repressa;
3) che nulla si innovi per quanto riguarda il libero esercizio del culto e l'attività delle comunità ebraiche secondo le leggi vigenti;
4) che, insieme alle scuole elementari, si consenta l'istituzione di scuole medie per ebrei.


Immigrazione di ebrei in Etiopia
Il Gran Consiglio del Fascismo non esclude la possibilità di concedere, anche per deviare la immigrazione ebraica dalla Palestina, una controllata immigrazione di ebrei europei in qualche zona dell'Etiopia. Questa eventuale e le altre condizioni fatte agli ebrei, potranno essere annullate o aggravate a seconda dell'atteggiamento che l'ebraismo assumerà nei riguardi dell'Italia fascista.

Cattedre di razzismo
Il Gran Consiglio del Fascismo prende atto con soddisfazione che il Ministro dell'Educazione Nazionale ha istituito cattedre di studi sulla razza nelle principali Università del Regno.

Alle camicie nere
Il Gran Consiglio del Fascismo, mentre nota che il complesso dei problemi razziali ha suscitato un interesse eccezionale nel popolo italiano, annuncia ai Fascisti che le direttive del Partito in materia sono da considerarsi fondamentali e impegnative per tutti e che alle direttive del Gran Consiglio devono ispirarsi le leggi che saranno sollecitamente preparate dai singoli Ministri.

sei

Le allegre nonché inutili guide di trivigante.it: i resti della Favorita.
Vagolando per i dintorni di Mantova, vale la pena, davvero, fare un giro dalle parti di Porto Mantovano per vedere la Favorita. Amanti delle rovine, filosofi della caducità delle cose umane e terrene, feticisti delle dinastie estinte e delle saghe familiari, questa mini-guida è per voi. Anche per chi si organizza le scampagnate fuori porta con il cestino e la brocca colma di tavernello, a dire il vero, vista l'alta densità di prato nei dintorni. Guida per tutti, meglio.
E' il 1612, il luogo è Mantova e, c'è bisogno di dirlo?, si parla dei Gonzaga. Son tempi bui per la famiglia, il declino è evidente, le finanze non sono più floride come un tempo. Ferdinando Gonzaga succede al fratello e, per questo motivo, rientra da Roma ove svolgeva professione di cardinale riverito. Da Roma, mai viaggiare da soli, il cardinale porta con sé l'architetto da viaggio Nicolò Sebregondi, cui commissiona la costruzione di una villa fuori porta che possa contenere la corte tutta e tutti gli ammennicoli che essa comporta. La Favorita, appunto. Ma benedetto figliolo, dico io, c'erano già Palazzo Ducale, Palazzo Te, la palazzina di caccia a Bosco Fontana e appartamentini vari, non poteva mica adattarsi? No, evidentemente.
Tra il 1613 e il 1624 la villa viene costruita con tutti i crismi del tempo e del lignaggio, ma la crisi è dietro l'angolo: Ferdinando muore nel 1626, l'anno dopo muore suo fratello Francesco, ultimo discendente in linea diretta, e i Gonzaga si diluiscono nei Nevers francesi. Le casse languono (eufemismo, è di qualche anno prima la vendita all'incanto - scandalosa - della collezione d'arte gonzaghesca a prezzi di liquidazione) e i lanzichenecchi sono alle porte. Nonostante una consistente ripresa dei lavori (1665-1673), il destino della villa è segnato: gli austriaci, infatti, titolari del ducato dal 1708, hanno la brutta abitudine di far ritemprare i cavalli dei soldati ove preferiscono, con poco rispetto per i luoghi ameni. Dopo, le cose non migliorano.
Venendo alla villa, in particolare, ecco cosa potete vedere andandoci di persona oggi (qui a destra). Colpisce il fatto che ne rimanga lo scheletro, ancora sontuoso, da cui si intuisce che deve aver subito numerosi oltraggi, ma non è chiaro, de visu, l'ordine delle mutilazioni e delle asportazioni, tantomeno le proporzioni e le dimensioni originali. Il rilievo metrico della facciata nord e della facciata sud.
Ho fatto qualche ricerchina a questo proposito ed ecco la sintesi: nel 1787 l'ingegnere Paolo Pozzo ebbe l'incarico di redigere il progetto di trasformazione della Favorita in ospedale, ragione per cui ne trasse alcuni rilievi (eccone uno); poco tempo dopo, il 16 gennaio 1797, nei pressi della Favorita ebbe luogo una poderosa battaglia tra francesi e austriaci, rissosi come al solito, di cui rimane un'incisione di poco successiva che rappresenta in pieno la villa: eccola. Nel 1807 l'ingegner Finolli, su incarico del catasto teresiano, ne tracciò una mappa e un'altra incisione, da cui si deducono le dimensioni e il fatto che all'epoca la residenza era ancora integra. Queste testimonianze sono piuttosto impressionanti, nel senso che ciò che si vede oggi è, dunque, sì e no un terzo di quanto era in origine. Infine, nel corso dell'aggiornamento del catasto teresiano (1854-1863), la villa è censita come è oggi, ecco quindi il termine ante quem per la datazione delle demolizioni e delle asportazioni.
Perché tutto questo? Se avrete la bontà e la saggezza di seguire il consiglio di trivigante.it e di questa guida, andando dunque a visitare la Favorita, comprenderete la sensazione che ho provato io qualche giorno fa, quando mi sono trovato di fronte a ciò che ne resta senza riuscire a capire esattamente cosa stessi realmente guardando. Ora buona parte degli interrogativi è risolta e io non potevo non farne una guida, così che - se ne avete voglia - potete portarci la vostra fidanzata (o fidanzato o amanti vari, fate vobis), raccontare tutta la storia facendo figura bellissima e, poi, forti dell'aura e del gran fascino irresistibile che a questo punto vi avvolgeranno, acquattarvi nei dintorni a fare le maialate. Maialate offerte da trivigante.it. Per i rilievi architettonici, ringrazio lo IUAV.

Il lato oscuro dell'html (ze darc said ov accatiemmelle).
Una volta esisteva il
bar le trottole, e il gestore, un giovane jedi dell'html, cadde preda del lato oscuro della bassa programmazione e si perse nei meandri della rete alla ricerca di giovini fanciulle desnude che avessero una seppur minima attinenza con il fòbal.
Ora, dopo opportuno ricovero in comunità di recupero per giovani jedi, è tornato con un nuovo nome di battaglia, trofimov, con un luogo nuovo, che è un po' il vecchio bar e un po' un nuovo campetto da gioco, e con nuovo ardire. Solo la sua forza lo potrà tenere al riparo dalle tentazioni oscure della rete, ma io sono fiducioso che l'affetto dei suoi nuovi lettori lo porterà in salvo dalle secche pericolose dell'html, con cui sta ancora litigando e di cui avrà, presto, ragione. Buona fortuna, giovane trofimov, so che potrai fare grandi cose e, di certo, per un periodo ragionevole, avrai l'affettuoso sostegno dei trivigantisti. Fanne tesoro e non lo sprecare, giovane jedi, ché la forza è dietro di te.

due

Ciattare con disinvoltura con trivigante.it.
Sempre secondo lo spirito di servizio di trivigante.it, che desidera tanto che tutti noi ci si possa muovere agevolmente nelle pieghe di questa esistenza difficile, ecco un breve vademecum agli acronimi da chat, così che non rimaniate perplessi quando vi troverete di fronte a uno dei soliti acronimi da rete, oppure, meglio, così che possiate anche voi apparire giovani e aggiornati (e fingere, dunque, di avere ventitre anni con le squinzie). Tanto neanche le squinzie saranno poi così giovani, sempre che siano squinzie.
Ecco, dunque, qualche acronimo da chat, wtf:

- 10x o 10q: per ringraziare, rispettivamente thanks (10=ten, x=ks) o thank you (10=ten, q=k you)
- afaik: As Far As I Know, "per quanto ne so"
- aka: Also Known as, "Anche conosciuto come"
- afk: Away From Keyboard, momentaneamente lontano dalla tastiera
- asl?: age, sex, location?, "qual è la tua età, qual è il tuo sesso, dove ti trovi?”
- bak o batk: Back At the Keyboard, nuovamente di fronte alla tastiera
- bbl: be back later, "torno più tardi".
- brb: be right back, "torno subito" (a volte riportata come Bath Room Break)
- btw: by the way, "a proposito"
- cya o cu, see you, "ci vediamo"
- dtfm!: solitamente in maiuscolo, sta per Death to false metal! utilizzata dalle frange oltranziste di appassionati metal in relazione a generi come il nu, l'industrial metal, il glam metal o il crossover
- giyf: google is your friend, "google è tuo amico" ovvero cerca la risposta alla domanda che hai posto su google
- gratz: contrazione di "congratulazioni" da congratulations
- gtg o g2g: got to go, "devo andare"
- ianal: I am not a lawyer, "non sono un avvocato" (da usarsi con cautela)
- ias: italiano inculato a sangue, usato raramente nei giochi in linea
- imho: in my humble opinion, "a mio modesto parere", può essere anche inteso come in my honest opinion con medesimo significato
- j/k o jk: just kidding, "sto scherzando"
- l8r o cul8r o l8, later o see you later, "ci vediamo più tardi"
- lmao: laughing my ass off, ridere a crepapelle
- lol: laughing out loud o lots of laughs, "rido sonoramente"
- ot: viene usato per indicare qualcosa che esce dall'argomento trattato, off topic
- rotfl: dall'iperbole rolling on the floor laughing, "mi rotolo per terra dal ridere"
- rotflastc: rolling on the floor laughing and scaring the cat, "mi rotolo per terra dal ridere spaventando il gatto", iperiperbole
- rtfm: read the fucking manual, "leggi il maledetto manuale"
- tia: thanks in advance, "grazie in anticipo"
- tvm: "ti voglio male", quasi sempre usato in maniera ironica in contrapposizione a tvb
- wombat: waste of money, brain and time, "spreco di soldi, risorse mentali e tempo"
- wtf: what the fuck!, "ma che cazzo!".

uno

Test psi-coattitudinale.
Mi è toccato andare a Roma per la visita di riconoscimento dai vigili urbani, rituale in caso di cambio di residenza, obbligatoria visto che, stranamente, non mi hanno trovato in casa. Comunque, sono andato al comando dei vigili di Trastevere, il che già è buffo, e mi sono sottoposto all'intera procedura (voglio la residenza, la voglio, mi serve ed è mia).
Timoroso di sbagliare e non essere accettato, mi sono vestito da centurione, con la scopa in testa, pensando di incontrare la volontà dell'esaminatore, e poi mi sono riempito le tasche di rigatoni al sugo sbrodoloso.
Avevo un po' paura e l'esame è stato davvero duro. Ma ce l'ho fatta, posso mostrare con orgoglio la mia pagelletta, alias il certificato che mi apre le porte della città:

L'espluà di Bergomazzi.
Solitamente, cerco di non inserire nel b.site troppi dettagli personali o comprensibili a pochi, per il semplice fatto che se volessi tenere una rubrichina per gli amici, manderei loro delle belle fotocopie a casa.
In questo caso, è il caso di fare un'eccezione dato che devo menzionare Bergomazzi, che in qualche modo ha trasceso la sua natura umana per diventare un prezioso compagno di merende di trivigante.
Dunque, 'sta pappardella per dire che ieri Brgmzz ha concluso una cosa e l'ha fatto nel migliore dei modi, si è beccato l'alloro sul cranio abominevole ed ora è un uomo libero, molto più colto dell'altro ieri, allo sbando per i giardinetti e per gli asili privati, alla ricerca delle cose da non fare e del meritato riposo che lo faccia tornare ignorante davvero. Io gli voglio molto bene, perché è uno scriteriato saggio e, dunque, son molto felice.
E' proprio bravo, oltre che, quel che è giusto è giusto, un bel fighino con la faccia schiaffona che ti viene voglia di investirlo col trattore scoppiettante.

Le cose in comune tra me, mr. A e il sommo Luzzati.
Io e Mr. A da una parte e Lele Luzzati dall'altra abbiamo una cosa in comune, avendo quasi lavorato insieme (anche se lui-Luzzati non lo sa): abbiamo disegnato alcune tessere associative di Arciragazzi.
Certo, lui faceva quelle dei decennali e noi quelle di qualche anno normale, lui le ha fatte belle, stralunate e sognanti, e noi davvero agghiaccianti e imbarazzanti a riguardarle, lui sa disegnare e immaginare fantasie ribelli, noi al massimo sappiamo storpiare con i filtri di fotosciop. Ciò nonostante, il pensiero di avere fatto qualcosa, qualsiasi cosa, in comune con Luzzati mi inorgoglisce e mi rende piuttosto tronfio. Ora Luzzati non c'è più, è mancato il 26 gennaio, il che parrebbe, con tutta evidenza, una grande ingiustizia, dato che lui è morto e noi invece no, siam sempre qui a infestare con le nostre brutture.
A onor del vero, bisogna però dire che lui era vecchietto e noi no, a nostra relativa discolpa. Resta il fatto che Luzzati era davvero bravo e a me piace davvero tanto. Può sedersi sulla mia faccia quando vuole, ovunque sia in questo momento. Mi fa ancor più male, dunque, vedere il mondo infestato di galleristi schifosi, vecchiazze balorde amanti dell'arte idiota, artisti da prendere a ceffoni per il solo fatto che si definiscono tali, assessori alla cultura che non distinguono una banana da un melone, divani orrendi concepiti solo per ospitare culi da salotto, giovanetti senza immaginazione il cui merito maggiore è saper installare fotosciop, e non vedere luminose e meravigliose mostre personali ed esposizioni permanenti dedicate a Luzzati. Questa è un'ingiustizia vera.

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