laccanzone del giorno: Suzanne Vega, ‘Blood makes noise’

Al quarto album, Suzanne Vega impresse una svolta alla propria produzione musicale in direzione sperimentale e, in particolare in questo brano, industriale per quanto riguarda la parte ritmica e il suono metallico delle chitarre. L’idea era riprodurre un certo suono del sangue che si percepisce nelle orecchie quando si è spaventati e con un buon paio di cuffie e volume adeguato la cosa risulta piuttosto riuscita.
Tutto il disco, 99.9F°, 1992, è davvero riuscito ed è decisamente apprezzabile la volontà di Vega di percorrere vie nuove specie dopo il successo planetario di Solitude Standing, di Luka e della versione di DNA di Tom’s Diner, strade che avrebbe potuto continuare a seguire tranquillamente. Sufficientemente giovane per voler sperimentare, 99.9F° fu apprezzato oltre che da me anche dalla critica, passaggio non del tutto facile. Gran disco.

Il video di Blood makes noise non è invece memorabile, lo metto per consuetudine e facilità d’ascolto.

Trostfar, gentilmente, raccoglie tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, per chi desidera. Grazie.

vai, caro, vai

E qui, finalmente, la chiudiamo con Berlusconi, dopo la bulimica indigestione di questi giorni e l’inenarrabile rottura delle ultime decadi.

Una piazza che si riempie dei suoi, come da regia mista Mediaset e prefettura, ultras del Milan e pregiudicati in permesso, Verdini, cori da stadio e signore labbronate in preda a mistiche visioni, non sfugge il gesto della primogenita Marina che tiene per mano la simil-vedova, probabilmente per un facile calcolo che convenga farsela amica per quote per ridurre ai minimi i tre fratelli minori nella partita che già si è aperta per il controllo delle società. Non disprezzabile la riflessione dell’arcivescovo che non si appiattisce e, anzi, non ne dice granché, se non altro.

Un paio di cose per chiudere, definitivamente. Il riepilogone di Travaglio, un coccodrillo azzeccato per chi avesse la memoria raffreddata (e bisognerà pure trovare una nuova occupazione al giornalista, adesso):

Non entrerò mai in politica. Scendo in campo. Il Paese che amo. Un nuovo miracolo italiano. L’Italia come il Milan. Basta ladri di Stato. L’amico Craxi. L’amico Gelli. L’amico Dell’Utri. L’amico Mangano. L’amico Previti. L’amico Squillante. L’amico Metta. Il lodo Mondadori. La rivoluzione liberale. L’uomo del fare. La villa fregata all’orfana. Da giovane ero anch’io donnino di casa. Mamma Rosa. Il mausoleo di Arcore. Il Polo delle Libertà. Voglio Di Pietro ministro degli Interni. Il decreto Biondi. Giuro sulla testa dei miei figli. Mai pagato tangenti. Milano negli anni 70 era un calvario, dovevi far passare la pratica da un ufficio all’altro con l’assegno in bocca. Vendo le mie tv. Lasciatemi lavorare. Sono l’unto del Signore. Mai detto che sono l’Unto del Signore. Cribbio. Mi consenta. Il ribaltone. Dini e Scalfaro comunisti. Prodi utile idiota dei comunisti. D’Alema comunista. L’amico Massimo. La Bicamerale. La Costituzione comunista. Le toghe rosse. La Casa delle Libertà. Chi vota a sinistra è coglione. Le mie tv hanno una linea editoriale autonoma all’85%. I miei giornalisti sono tutti di sinistra. Fede è un eroe. Putin è un amico fraterno, un dono del Signore, ha sentimenti delicati, un vero democratico. L’amico George W.. Ai consìder sdesd ov Iunade Steiz nos onli a fleg ov e cantri…

Gheddafi è un leader di libertà. Le tangenti alla Guardia di Finanza, nel sentire della gente, non sono considerate reato. Dell’Utri è persona di così profonda moralità e religiosità da non poter essere connivente, non ha attaccamento al denaro, molte volte gli dico: non fare come Giorgio Washington che curava gli interessi dello Stato e mandava in malora la famiglia. Non farò condoni. Concordato e scudo fiscale. Condono fiscale ed edilizio. All Iberian mai sentita. Mills mai conosciuto. Signor Schulz, la suggerirò per il ruolo di kapò. Siete turisti della democrazia. Romolo e Remolo. L’Islam civiltà inferiore. Tutta colpa dell’euro. Le corna. il cucù alla Merkel. La mafia, poche centinaia di persone. Gli ellepì con Apicella. L’elisir di Scapagnini. Rasmussen è meglio di Cacciari, gli presenterò mia moglie. Mangano è un eroe, non ha parlato: si comportava bene,faceva la comunione nella cappella di Arcore. Il Contratto con gli italiani. Un milione di posti di lavoro. Meno tasse per tutti. Le grandi opere. Il Ponte sullo Stretto. Sono stato frainteso. Biagi, Santoro e come si chiama l’altro… Luttazzi hanno fatto un uso criminoso della televisione pagata coi soldi di tutti. Montanelli e Biagi erano invidiosi di me. La Piovra rovina l’Italia all’estero. Il falso in bilancio. La Cirami. Il lodo Maccanico. Il lodo Schifani. La Cirielli. Tutti sono uguali di fronte alla legge, ma io sono un po’ più uguale degli altri.

Ciampi comunista. La legge Gasparri. Il salva-Rete4. L’Economist comunista. Signora, che ne direbbe di una ciulatina? Bertolaso uomo della Provvidenza. Mussolini non ha mai ucciso nessuno, anzi mandava la gente in vacanza al confino. Sarò felicissimo di conoscere il papà dei fratelli Cervi, a cui va tutta la mia ammirazione. Caro Blair, sono laburista anch’io. La giustizia a orologeria. I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana. Telekom Serbia è tutta una tangente. La Mitrokhin. I brogli di Prodi. I comunisti cinesi bollivano i bambini per farne concime. Farò sparire la spazzatura da Napoli in tre giorni. Ho 109 processi con mille giudici. Sono sempre stato assolto. Chi scrive di mafia lo strangolerei con le mie mani. Il Popolo della Libertà. La bandana e il trapianto pilifero. Obama è bello e abbronzato. Il miracolo dell’Aquila. Evadere è un diritto naturale nel cuore degli uomini. Le mani nelle tasche degli italiani. La magistratura è un cancro da estirpare, peggio delle Br, come la banda della Uno bianca. Ai giudici noi insidiamo le mogli, siamo tombeur de femmes.
Agostino, la Antonella: sta diventando pericolosa, s’è messa a dire cose pazzesche in giro. Il lodo Alfano. La prescrizione breve. Il processo breve. Il legittimo impedimento. La Consulta comunista. Il Partito dell’Amore e la sinistra dell’odio. Mai frequentato minorenni. Il padre di Noemi Letizia era l’autista di Craxi. La signora Lario mente. Patrizia, tu devi toccarti. La statuetta ad altezza Duomo. Dottor Fede, cioè volevo dire Vespa. Gli amici Gianpi, Lavitola, De Gregorio e Lele. Nicole Minetti è un’igienista dentale. Ruby è la nipote di Mubarak. Il Bunga bunga. Ho una fidanzatina. Solo cene eleganti. Siamo tutti intercettati. Pagavo Ruby perché non si prostituisse. Pagavo le ragazze perché i pm le hanno rovinate. Santità, siamo i difensori della civiltà cristiana e della famiglia tradizionale. Ho otto zie suore di Maria Consolatrice. Il Family Day. Ragazze, mi toccate il culo? La culona inchiavabile. La mia condanna è un golpe. L’uveite. La pompetta. Mister Obamaaaaa! La sapete quella della mela? E quella degli ebrei e i campi di sterminio? Sono il miglior premier degli ultimi 150 anni. Non mi dimetterò mai. Mi dimetto. I grillini li mandiamo a pulire i cessi di Mediaset. Le finte nozze. Il mio Covid aveva la carica virale più alta del mondo. La signora Meloni è supponente, prepotente, arrogante, offensiva, ridicola. Putin voleva solo sostituire il signor Zelensky con persone perbene. Bisogna convincere Zagrebelsky a trattare. Vi mando un pullman di troie. Ho fatto finire la guerra fredda e ottenuto in Europa i miliardi del Pnrr. Ricordo le mie riforme del 208. Tik Tok Taaaaak. Vi tulipano tutti. Me ne vado da questo Paese di merda. (qui)

E un paio di considerazioni conclusive tratte da “Il brodo delle undici” di Franco Cordero:

(…) manifesta presto caratteri congeniali all’Italia del miracolo economico: ciarlone, bugiardo, blagueur, istrione nel modulo pianto-riso-ringhio; la qualità scenica specifica è una mimica logorroica (i bagalún del lüster vendevano lucido da scarpe nelle fiere); può anche riuscire simpatico.

Domineddio dev’essersi dimenticato d’infondergli l’anima (…).

Tornando a B., gli manca l’organo della vita intellettuale, etica, estetica. In compenso ha un apparato percettivo e motorio adatto alla caccia: animale monstre, del genere caimano o squalo, diversamente dai quali allarga le ganasce nel riso, scherza, parla come le fontane buttano acqua, suona, balla; e l’ascendente ilare moltiplica le prede.

E ora, se iddio vuole, lo stesso dell’anima qui sopra che adesso se lo goda lui, sempre troppo tardivamente basta.

ha cenato elegante, proprio bravo

Se negli anni vi siete raffreddati sulla questione, un breve ripasso audio di alcuni episodi di questi ultimi trent’anni lo offre ‘Muoviti muoviti’, trasmissione spassosa di Radio Popolare che consiglio a prescindere, nella puntata di ieri. Così si affronta il lutto con la giusta carica.

Di mio, ieri sera in compagnia – per fortuna – di due amici coraggiosi, ho bevuto tutto il vino che tenevo via da molti anni per l’occasione. Già dallo splendido colore, tipico di un amarone invecchiato bene, si percepiscono la qualità e il gusto.

Un bel brindisi, dunque, e via. Tutta la bottiglia tranne quelle due dita di fondo nero nero e solido che si sarebbero allegramente trasformate in calcoli renali.

Una specie di malvasia torbida e ingannevole, una certa acidità stanotte ma poteva andare peggio. Comunque, è riuscito a dare fastidio fino alla fine, lui, perché di certo non si è fatto alcunché in allegria, né la bottiglia né il brindisi. Perché l’incazzatura per tutti questi anni è lì e ci resterà.
Un altro fastidio finale? La Chiesa che a Welby e persone così nega funerale e sepoltura in terra consacrata e per puttanieri corruttori evasori divorziati miscredenti non fa una piega una. Anzi, il Duomo per apparire bene nella diretta. Bravi, molto, anche voi. Ma è da sempre così, quindi non c’è stupore.

E qui, finalmente, si chiude con il tizio. Da domani io sarò in poltrona per assistere al meraviglioso spettacolo dell’assalto a Forza Italia, elettorato e posti, e spero anche all’eredità personale e aziendale. Perché non sarò mica solo io ad avere problemi coi parenti acquisiti, no? Fuoco alle polveri, allora. Mi metto molto comodo.

ma si capisca che l’America è lontana, dall’altra parte della luna

Molto molto molto più dispiaciuto (non più, perché di là non ce n’è, solo dispiaciuto) per la scomparsa di Francesco Nuti, memorabile con i Giancattivi. E oggi ingiustamente oscurato.

Lui, Benvenuti e Cenci costituirono un gruppo comico surreale di cabaré davvero spassoso, li ho molto amati in Ad ovest di Paperino, film che ogni tanto riguardo e me la rido. Lui, Nuti, fece poi cose sue, film e canzoni, con grande successo ma io preferivo la vena malincomica, come si diceva, di Benvenuti. Ma era bello averlo in giro, il Nuti.
Sfortunato, sfortunatissimo, poi. “Scusi, mi da’ TuttoSport?”. “Ma se si da tutto a te a noi che ci resta?”.

le allegre nonché inutili guide turistiche di trivigante: proposta di viaggio per tre giorni in nederlandia

Amsterdam a parte, che quindi ci si può aggiungere il tempo che si vuole e poi la sanno tutti, tre città mediopiccole da vedere ciascuna a venti minuti l’una dall’altra. Complessivamente, un’ora e un quarto di viaggio via treno, poco di più in macchina. Ecco la mia proposta, ovvero un’altra guida delle mie, si fa in tre giorni, due se si è spostati come me.
Son talmente vicine che in trenta ore si fa tutto a piedi. O, non scherzo, in bici.

Via. Prima tappa: Haarlem. Questa, non quella, non troverete qui i fratelli neri con i soundblaster. Bella cittadona sui canali, ovvio, con cattedralona, municipio cinquecentesco eclettico, qualche mulino, grande piazza – questo vale per quasi tutte le città nederlandesi, senza nulla togliere alla gradevolezza -, vale la visita, tra l’altro, per la stazione art nouveau e per il museo Frans Hals, che ha sede in una magnifica casa signorile del Cinquecento, poi orfanotrofio (qui una buffa iniziativa del museo al tempo del covid). Hals è uno dei grandi, non minore rispetto a Rembrandt, e qui sono visibili le sue sei ‘guardie’. Anche se secondo me sono cinque, la sesta è di un altro. Tutto piacevole e gradevole, per me mezza giornata è stata sufficiente.

Seconda tappa: Leida. Stessi elementi di Haarlem, città un po’ più grande e con storica e importante università e il giardino botanico in cui furono per la prima volta coltivati i tulipani in Europa. Per poi scoppiare nella prima, enorme, bolla speculativa della storia economica europea. La vita culturale della città è parecchio vivace, data l’università, e la cosa che si ricorda è che sui muri di molte case sono dipinte frasi notevoli di personaggi della cultura di ogni parte ed epoca, grazie a un progetto iniziato negli anni Novanta. Tutte in lingua originale, senza traduzioni, tra quelli a noi vicini Orazio, Montale e Marinetti. Ah, per dire: Rembrandt era di Leida, come circa altri centomila pittori tra cui il più noto Luca. Di Leida.
Notevole in città la succursale del Rijksmuseum, che poi è solo il museo di Stato, il van Oudheden, cioè quello di antichità. Leida come buona parte delle città nederlandesi a sud del vecchio corso del Reno è di fondazione romana, ha quindi le proprie cose e poi offre raccolte straordinarie dalla preistoria al medioevo con pezzi strepitosi e abbondanti del mondo egizio, greco e romano. Il tutto nella vecchia sede ampliata con intelligenza architettonica. Poiché sono estrosi e meno paludati di noi nei musei, ho visto una mostra strepitosa su Kemet e l’influenza esercitata sulla musica nera tra hiphop, jazz, soul e funk. Bellissima, ho almeno cinquanta dischi da ascoltare (e siccome sono davvero più furbi di noi e vivono meglio, hanno fatto anche una pleilista notevole che oggi non esiste più).

Via di nuovo e terza fermata: Delft. In dettaglio ne avevo raccontato qui. È, per distanza, quasi un sobborgo di Den Haag, L’Aja, ma è città a sé da sempre e ben più importante delle altre finché non ne scoppiò metà. È la città delle maioliche, il famoso azzurro di Delft, della Calvè e, ovviamente, di Vermeer. Cito la sua veduta, che m’appassiona. Rispetto alla dotazione ormai consueta – cittadona sui canali, cattedralona, municipio cinquecentesco eclettico, qualche mulino, grande piazza – le kerk sono due, una vecchia (oude) e una nuova (nieuwe), rispettivamente tombe di Vermeer e Guglielmo d’Orange, padre della patria, e di tutta la dinastia. L’equilibrio tra canali e case e parte conservata è notevole e ne fa la più bella tra le tre, secondo me. Comunque senz’altro più bella della più grande L’Aja, vicinissima, che comunque vale un giro almeno per il Mauritshuis e mah la corte dei diritti dell’uomo, se si volesse aggiungere una tappa.

Certo, lo so che Rotterdam è dietro l’angolo e la visita al porto – il più grande d’Europa – vale il viaggio. Ma l’idea è di condividere il progetto di viaggio da una fine settimana, tre giorni, ovvio che in nederlandia a voler ben vedere sta tutto appiccicato. Questa è la mia proposta, ampliabile volendo o percorribile così, dal venerdì alla domenica. Io l’ho fatto da poco e ho girato con calma, con esaurienza e senza ansia. A Delft sono tornato nel mio posto preferito del cibo olandese – lo raccontavo qui, si chiama Thuis che, come dice il proprietario Derek, offre: “Dutch food, dutch price, dutch weather“, consiglio -, a Leida ho mangiato a bordo acqua due volte, complessivamente ho visto due musei, ho camminato sui canali e letto sotto qualche pianta lungo i canali, ho bevuto birrette e caffè in santa pace, insomma: viaggio breve ma con tutte le sue cosine a posto, ad alto grado di soddisfazione.

Le altre guide:

adda (risalire da trezzo) | amburgo (tre motivi) | amburgo (le cose vere) | berlino (in sei mosse) | bernina express | bevagna | budapest (gerbeaud) | edimburgo (tre cose per una notte) | ferrara (le prigioni esclusive del castello estense) | glasgow (caffè e tombe) | libarna | mantova (la favorita) | milano (cimitero monumentale) | milano (sala reale FS) | milano (tre abbazie) | monaco di baviera (nazismo e resistenza) | monza e teodolinda | tre giorni in nederlandia | oslo | pont du gard | prietenia: l’ultimo treno sovietico | roma (attorno a termini) | roma (barberini) | roma (mucri) | roma (repubblica) | roma (termini) | da solferino a san martino (indipendenza) | torino (le nuove) | velleia | vicenza (l’illusione della regolarità)

del nostro sistema solare

Si sfida un’AI per le immagini, al momento la solita midjourney, a comporre un sistema solare astratto. E il risultato è notevolissimo, da quadrone appeso in salotto:

Il prompt, cioè le istruzioni, è:

solar system, abstract art with colored circles and lines, black background, colorful and sharp, clean geometry --ar 18:39

dove ‘ar’ sta per ‘aspect ratio’. Ma si può provare anche più semplice:

The universe with a black hole in the style of a Bauhaus painting

Ci avrei messo giorni, come minimo, per molto molto meno.