«le migliori improvvisazioni sono quelle che vengono quando non ho nessuna idea»

Chinami Yamaguchi, pianista giapponese, ha pubblicato un disco che è, di fatto, la riproposizione nota per nota del ‘Köln Concert’ di Jarrett.

Tutto bene, per carità, suona anche bene. La cosa curiosa, direi, è che là – Jarrett, 1975 – si trattava di una registrazione di un’improvvisazione magistrale, scaturita dal jingle della chiamata in sala del pubblico, in questo caso invece – Yamaguchi, 2025 – è l’interpretazione passo passo della musica di allora, come se l’inventiva fosse – è, di fatto – diventata uno standard, una composizione vera e propria con tanto di spartito da suonare secondo regole. Stando a luoghi comuni culturali, la cosa è molto giapponese. Beh, insomma, colpisce, l’improvvisazione che diventa componimento stabile. E un po’ me ne chiedo il senso, bisognerebbe improvvisarci sopra, perché tutto avesse senso. Il bello è che, comunque, ciascuno faccia quel che vuole.

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