San Lorenzo in Lucina è una basilica importante di Roma.

Per quanto ecclesialmente minore, è un luogo fondamentale della Roma cristiana e non. Ne dico una: sotto i suoi pavimenti policromi c’è la meridiana dell’obelisco di Augusto, lo gnomone, ora lì vicino in piazza Montecitorio, che puntava dritto all’entrata dell’Ara pacis il giorno della nascita dell’imperatore. Non meno importante, è la chiesa in cui PFCasini si è sposato in seconde nozze con la pargola dei Caltagirone, bella cricchetta con cui far su famiglia. Sì, lui cattolicissimo era al secondo matrimonio, ma dopo slavazzata presso la Sacra rota, quindi il primo non era mai esistito. Capito il genere? Che ilsignore non lo faccia mai presidente della repubblica, chiedo con cortesia.
Ora: in una basilica di tal fatta e in tal posizione, al centro del centro della città su una vetusta domus patrizia romana, un certo Bruno Valentinetti, un restauratore autodidatta di 83 anni che vive nella sagrestia e apre la basilica tutte le mattine, ha – dice lui – “restaurato” un affresco di una cappella della chiesa, ridipingendo com’è noto una vittoria alata con il volto di Giorgia Meloni.

Considerazioni estetiche a parte – orrenda – e di opportunità anche – ma che leccaculismo imperante, altro che il documentario su Melania Trump – io mi chiedo una cosa sola: ma possibile che a un tizio ottantatreenne per carità certamente bravissimo con i pastelli sia consentito di mettere mano liberamente agli affreschi di una basilica così? Per quanto in una cappella dedicata ai savoia – minusc. – e di impronta ottocentesca, per fortuna, ma le cose non cambiano. Possibile, dico? Avesse anche dipinto Gesù e tutti i santi in coro, voglio dire.
Esiste una sovrintendenza, delle regole, qualche costumanza di tutela e rispetto del patrimonio artistico, una commissione ecclesiale preposta, un parroco insegnante di storia dell’arte o ciascun abbia il ghiribizzo può procedere come crede, assoldando un tizio caio che dorme in sagrestia a reimbiancare le pareti della chiesa?
Ammetto che comunque la cosa mi diverta, non fosse per l’ego di Meloni, già ipertrofico, e trattandosi di una cappella dedicata ai savoia, ai lati di un busto di umberto due di savoia, tutto minuscolo, io ci avrei ben disegnato degli enormi peni vestiti d’acanto, altro che ritratti deferenti, però l’affezione personale che ho per quel luogo e per tutti i luoghi che manco conosco ma che fanno parte del patrimonio comune mi spinge a dire che gli ottantatreenni andrebbero tenuti senza pennello, se non si tratti di Michelangelo, e tutt’al più messi con pennello in luogo sicuro, alla lontana da muri da tramandare ai posteri.
(Tornerò a breve sui restauri improvvidi, ricordo altri esempi luminosissimi).