ostalgie: esplorazioni musicali a est parte uno (Kino, Leningrado)

Non è una guida al rock-punk-wave quel che è dei paesi dell’est, non ne sarei in grado. Ancora. È piuttosto il resoconto di un’esplorazione che ho appena cominciato e di cui, mi dico, potrebbe aver senso dare resoconto. Sia per condivisione, chissà, sia per mia memoria futura, che almeno lo scrivo qui. Se poi si preferisce continuare a sentire i nuovi dischi dei Rollinz Stonel, prego.

Dell’arcipelago che girava attorno al Leningradskij rok-klub, noto club appunto in cui si suonava apertamente gestito dal KGB ma ‘con poca pressione’, raccontano, il nome più noto è quello dei Kino, anzi Кино a dirla corretta. Che sono, poi, tra quelli anche più conosciuti all’ovest e da cui è giusto cominciare. I Kino esistettero finché esistette il cantante, chitarrista, autore e leader Viktor Coj, cioè dal 1981 al 1990 (mica data casuale, eh?) e, non avendo per buona parte della storia un batterista valido, si caratterizzano per un suono più elettronico, con l’uso di drummachine. Che raramente erano Casio, perlopiù Ėlektronika, per dire il genere. Il loro disco da cui sono partito è Начальник Камчатки, translato Načal’nik Kamčatki, del 1984: tradotto starebbe per ‘Governatore della Kamčatka’ ma non è così, ‘Kamčatki‘ sta per caldaia, in gergo, e allude al lavoro di Coj, riparatore di caldaie. Così si dice.

Sebbene non fosse riuscito come desideravano e da alcuni sia stato considerato ‘noioso’, secondo me e secondo tutti coloro che lo apprezzarono in URSS nel 1984 è valido e contiene già alcune delle sperimentazione tipiche dei Kino, la loro inconfondibile allegria al cui paragone i Joy Division sono un gruppo di comici in libera uscita. Segnalerei anche il disco dell’anno successivo, Это не любовь (Ėto ne ljubov’), che tradurrei con ‘Questo non è amore’, e si apre con toni quasi smithsiani ed è piuttosto bello, e l’ultimo con Coj, del 1989, Звезда по имени Солнце (Zvezda po imeni Solnce, ‘Una stella chiamata sole’, con eclissi in copertina), lugubrino e bellissimo, secondo me (dritta: si compra facile su bandcamp a prezzo ragionevole o su quelli grossi a poco). Ebbero successo anche fuori, suonarono persino in un festival in Puglia e poi, come detto, con la morte di Coj la storia sostanzialmente finì.
Con l’URSS.

Le esplorazioni musicali a est: Кино (Kino)

Mariengof alle prese con l’ipocrisia parigina dei quartieri chic e i maîtres à penser della cultura culinaria

Fedele a me stesso, se ho parlato di Mariengof, pof, pof, pof, il minimo è che lo legga. Compro il suo ‘Romanzo senza bugie’ del 1926 in cui narra della convivenza con l’amico poeta Esenin e ne dà un ritratto che i critici attuali ritengono veritiero. Come da titolo. Quelli di allora no, ritenendo che Mariengof avesse scritto il romanzo per attenuare le proprie colpe nel suicidio dell’amico e avesse anzi enfatizzato e mistificato le pose del poeta, fu oggetto di aspre critiche quando non di vera e propria rabbia. Troppo amato Esenin, troppo disperato il gesto finale.

Mi accingo a leggerlo, gli anni raccontati sono quelli ferventi della rivista, della casa editrice, della corrente degli immaginisti, della – forse – relazione tra i due, del matrimonio rapidissimo di Esenin con Isadora Duncan, di diciotto anni più grande, che non parlava russo e che a malapena si intendeva col giovane marito ma che non si fece scappare l’occasione. Scorro la quarta di copertina:

Uhm. Eh? Penso sempre di non aver capito io. Parigi? Non eravamo a Nižnij Novgorod? Mi è sfuggito parecchio, temo.

Il mistero si infittisce. Chi è Renée? Salto avanti:

Ma che? Magari Mariengof non aveva le mutande, d’accordo, ma i quartieri chic di Parigi proprio non tornano. Infatti, non ci vuol molto a saperlo, è la quarta de ‘L’eleganza del riccio’ di cui non so nulla se non, ora, della portinaia e dell’ipocrisia parigina nei quartieri chic. Ahimé, anzi ahivoi e/o editori, vi è scappata dal modello precedente. Adesso vi scrivo per informarvi ma non prima di mettervi un po’ alla berlina. Ecco, fatto.

l’azione più imperialista da un po’ di tempo a questa parte

Per carità, ricordiamo Gheddafi, Saddam, persino Allende, però l’attacco americano di questi giorni in Venezuela e, soprattutto, il rapimento, perché tale è, del capo di Stato Maduro e della moglie – portati al Metropolitan Detention Center di New York con l’incriminazione di aver diretto il traffico di stupefacenti verso gli Stati Uniti tramite un presunto cartello di narcotrafficanti, il Cártel de los Soles sulla cui esistenza ci sono molti dubbi, figuriamoci – sono un atto di imperialismo grave, come non se ne vedevano da un po’.

Giuste le parole di Lula, commentatore avvisato come presidente di uno stato sudamericano: «Questi atti rappresentano una gravissima violazione della sovranità della Venezuela e del diritto internazionale» e «attaccare Paesi in flagrante violazione del diritto internazionale è il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, dove prevale la legge del più forte sul multilateralismo». Prevedibile la reazione russa e degli altri paesi sudamericani non allineati – l’entusiasmo argentino è oltre il servilismo -, l’UE come al solito condanna ma con ben poca convinzione, i singoli paesi muti tranne la Spagna. E i difensori delle libertà?
Per carità, nessuna difesa di Maduro, ci mancherebbe. Questo non giustifica comunque ingerenze di questo tipo nella sovranità, concetto così amato di questi tempi, degli stati, ancorché filibustieri. Resta ancora incompreso il motivo dell’attacco, così diretto: le spiegazioni ovvie andrebbero in direzione del petrolio venezuelano e della volontà americana di avere un governo amico, immagino, dato che il narcotraffico sia chiaramente un pretesto abbastanza ridicolo – cosa bisognerebbe altrimenti fare del Messico? Raderlo al suolo? Qualcuno dice distrazione dalla vicenda-Epstein, e può anche darsi sulle tempistiche ma dice comunque poco sulle ragioni.

Trovo tutta la faccenda preoccupante, per quel poco che intravedo.

Aggiornamento delle 18. Vorrei registrare qui il commento di Meloni al riguardo per mia memoria futura: se l’esordio è condivisibile, «coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari», si tratta chiaramente di un contenuto concessivo cui segue l’avversativa: «ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico» e qui l’equilibrismo è poderoso, dalla valutazione ‘difensiva’ agli ‘attacchi ibridi’ alimentando la tesi che Maduro sia coinvolto nel narcotraffico (l’aggettivo ‘statuale’ quello dice). Cioè niente, per contenuti e valutazioni, sarebbe un commento un po’ ridicolo se i fatti non fossero serissimi. Basterebbe sostituire il narcotraffico con, che so?, pirateria informatica, assassinii mirati, danneggiamenti di gasdotti, disinformazione, incursioni con droni su territorio estero eccetera per attaccare ‘difensivamente’ ma ‘legittimamente’ la Russia.

tra le altre cose, quel che Flaubert diceva di sé (l’uomo birro)

Poche cose mi fanno ridere come gli svarioni linguistici. Le cadute sul ghiaccio, forse, le capocciate, i nomi buffi dei locali come ‘La stalla di Pegaso’, chi non riesce proprio a stare sveglio, le leggi della fisica secondo i Looney Tunes, insomma cose così. Sono una persona semplice.

Ecco, a proposito dei primi, mi ha fatto molto ridere un racconto di Paolo Nori. Era andato a Reggio Emilia a sentire Svetlana Aleksievič e «c’era una traduttrice che era la capa di un’associazione di badanti che lavoravano a Reggio Emilia che il russo lo sapeva benissimo, era russa, l’italiano così così» e via, la serata si fece indimenticabile:

Già, chissà quanti uomini ci sono in un uomo, a volte molti a volte nemmeno uno.

eh no, quello no (GTA Desenzano vice city)

Fino all’auto e agli urti e incidenti va bene, ma il crocifisso no, santiddio. Chiaro che doveva essere uno spostato visigoto barbaro nomade senza una casa benedetta dal signore, ovvio. Mi piace la pena: «il questore ha disposto il foglio di via con divieto di ritorno nel Comune per due anni» che, leggendo, mi pare si riferisca a Desenzano. Però il crocifisso l’ha portato via dal Santuario di Lonato del Garda, come la mettiamo? Ci pensa il Signore? Che poi, certo, è dappertutto, ma sarà tornato a casa?
(E per fortuna era uno di Schengen, te pensa se era immigrato…).

ma che ti ha fatto Mariengof?

Non molti, errando, conoscono i poeti russi immaginisti. Male. Essi, del cosiddetto periodo d’argento della poesia russa, tra il 1919 e il 1924 diedero inizio a una corrente così detta ‘Immaginista’, per reazione anarchica a quei destrorsi dei futuristi, con l’idea di fornire con la poesia un’immagine, figurativa e metaforica, spesso giustapponendo le due. Dei poeti, si ricordano Anatoly Marienhof, Vadim Shershenevich e Sergej Esenin. Di essi, ricorderei senz’altro Anatoly Borisovich Marienhof, o Mariengof a seconda di come si translitteri l’originale Мариенго́ф.

Mariengof è ricordato per il suo ‘Romanzo senza bugie’ del 1926 in cui racconta la sua amicizia con Sergej Esenin, poeta di ben più largo successo, rapido marito di Isadora Duncan e suicida l’anno prima, e per le brevi poesie, appunto, immaginiste. Non andò bene nemmeno per lui, con questo e il romanzo successivo, ‘I Cinici’, fu molto criticato dalla stampa sovietica per i suoi vividi racconti del tempo e del paese e fu relegato senza pubblicazioni a scriver cose per il teatro fino alla fine dei suoi giorni, negli anni Sessanta. Era bravo, Mariengof, Esenin gli dedicò molte delle sue opere e Mariengof, di suo, raccontò molto di Esenin come, per esempio, egli dicesse che bisogna trovarsela la fortuna, chiedendola con forza, facendo come quel vagabondo di Odessa che chiedeva l’elemosina così: «Cittadina, mi dia cinque copeche! Altrimenti le sputo in faccia: ho la sifilide».
Bene, Mariengof. Cioè, insomma. Poi il fatto è che uno fa anche le proprie cose per benino, con decisione pure e rigore morale e intellettuale. Poi, per quali chissà fatti della storia, quella con la esse minuscolissima, la gente in giro ti ricorda così:

Ossignore, pof, pof, pof,
C’è il poeta Mariengof.
Molto beveva, molto mangiava,
Senza mutande in giro andava.

Che poi lui le mutande non solo le aveva ma le teneva pure su, va’ a sapere. Saran faccende di rima, maledette.

questa è sì una storia

E sarebbe una magnifica serie TV: apertura con piazza san Marco strapiena di duecentomila babbei tra cui il protagonista che spingono verso il canale per vedere, dopo ore, qualcosa di quello che accadrà da una piattaforma galleggiante lì davanti. Nessuna organizzazione, nessun servizio, manco i cessi perché deturpavano, non dico un panino, pure lo sciopero. L’eroe aveva fatto anche il viaggio in treno sdraiato sul portabagagli del corridoio, qualcuno lo ricorderà, per arrivare già strizzato. Calca, sudore, fetore, topexan, ormoni, trepidazione. Perché là, là in fondo, ih ih hu hu ho ho ci sono i pinfloi. Perché non te ne sei stato a casa tua? Già.
Stacco. Indietro, come si usa ora, all’arena di Verona, maggio, il concerto sempre di loro pinfloi. Lì c’ero. Che già serviva, con rispetto, il batterista di scorta. Ed era il gruppo di quello, non dell’altro, che non perdeva occasione per insultarli. Perché non te ne sei stato a casa tua? E poi due mesi di Venezia non è un luna park, sì lo è se no muore, de Michelis dappertutto, intervistiamo i veneziani, ah no son di Mestre, ma la musica unisce le persone, crolleranno i palazzi e il campanile, chi poi se li ciava quei tre babioni, ormai? Perché non te ne sei stato a casa tua? E la Venessia antagonista, quella civile nel senso che la abita, che si oppone e salta fuori un gruppo di lì, che canta nea lengua di là, che butta fuori la canzone: oi ndemo veder. Ma reggae, da saltare, mica Goldoni, che spasso.
Ultima puntata, si torna al concerto: non si vede e non si sente un casso, solo una gran spussa demerda e sudor. Questa sì un’esperienza autentica della città. Venezia sta su, solo quelli con la barchetta davanti se la sono goduta. Quanti in acqua? Mah. Ultimi cinque minuti della serie, salto in avanti di trentasei anni, corridoio del liceo Guggenheim di Venezia. Lui.

Questa è storia nazionale, altro che D’Annunzio su Raiplay. Il Grande Bidello. Vai, Skardy, che la pensione ti protegga. E grazie per tutto quanto, di pensione quattro sghei e a Venezia si dicono ancora quelle cose là, dai demosocialisti ai meloniani. Fine.

se cerchi, non trovi e finisci da me (settimana 52/25)

Questo è un vecchio giochino dei tempi della tregenda che mi diverte ancora, per cui perché non giocarci di nuovo? Certo, rispetto ad allora – quindici anni fa – i motori di ricerca funzionano molto meglio e, direi, le persone cercano molto meno. Alla cavolo, perlomeno, o forse trovano quel che cercano molto prima. Di sicuro si usavano molte più parole e lo spasso veniva presto. E poi non c’è più tutto quel porno di allora, fagocitato da poche piattaforme. Ma qualcuno che cerca ancora c’è.
Quindi, altro giro di motoscurreggia su: le migliori chiavi di ricerca dell’ultimo mese che qualche incauto ha digitato nei motori di ricerca e per le quali è finito su trivigante. Va’ a sapere. La rubrica più babbea di tutta la circoscrizione.

Vorrei sapere:

  • ne sento sempre parlare: dov’è l’olanda
  • ah, ma se lo trovo…: porco australiano
  • so usare i trucchi dei motori di ricerca: itaairwayswifi
  • cerco uno che lo sia: tipo
  • non ho sentito bene ma gugol lo saprà: coniugi andolfini
  • ne ho passione: rettangoli colorati
  • ma senza fucile non si capisce: quando un uomo incontra un uomo con pistola
  • trentamila lire?: il mio falegname con
  • ti trovo: bastardello
  • Loro: sciolgono trecce cavalli
  • non lo trovo più: il mio falegname
  • e io la troverò in rete: la fortuna esiste
  • credo ciascuno al suo posto: nord sud ovest est dove sono
  • quella con tutti e quattro: mappa nord sud est ovest
  • no, senza l’est: nord sud west
  • gli altri non mi interessano: est e ovest dove sono
  • povero Brian: eno significato
  • conosco i remoti complessi: essi piacquero
  • ho un bell’eloquio: me ne compiaccio
  • i punti cardinali sono un problema per molti: dove è est
  • conosco le lingue: scherzing
  • amo un certo cinema francese: films pornographie
  • mah: la eta
  • che vorrei comprarlo: camion più bello del mondo
  • in ordine personalizzato: est ovest nord e sud
  • ho sentito di una favola: strega mela
  • non liscia: una strada piena di solchi
  • eh, caro, son tante: film porno categorie
  • io uso solo quella valuta: costo della vita a chisinau in sterline
  • ma quando mai?: mafalda ottimista
  • li sento spesso nominare: cosa sono gli obelischi
  • sei nel posto giusto: forza sovrumana
  • ovviamente sotto: paesi bassi dove si trovano
  • chissà che vorrebbe sapere: abbiamo fatto centro
  • eh, a me piacciono: maschioni
  • perché lei ha le connessioni con lui: flavia vento poesia leopardi
  • chissà che voglio: ricevo una mail da me stesso
  • scountryty: scampagnata in inglese
  • democristiana?: moro etnia
  • non di Nazareth: il brian che ha lanciato by this river
  • tu li vorresti vedere: film pornografici
  • è Battisti ma da me c’è solo la bestia: però il rinoceronte
  • romo? ormo?: l’anagramma di moro
  • cerco piccoli: pippottini
  • tuttoattaccato: filmporno

Era un internet molto diverso, allora.