una grande perdita

Oggi è morta Marjane Satrapi.

Non ci sono molte persone delle quali lamento di più la perdita. La sua scomparsa è drammatica perché molto ci ha dato e molto avrebbe dato ancora: fin dall’autobiografico ‘Persepolis’, fumetto e film di animazione, al magnifico ‘Radioactive’, ne parlavo qui, e poi ‘Taglia e cuci’, ‘Pollo alle prugne’ e così tante altre cose tra disegno, regia, scrittura. E politica, fino a rifiutare la Legion d’onore.
Era nata in Iran nel 1969, aveva intuito il paese libero, per poi patire come tanti e tante la presa del potere degli ayatollah. La sua famiglia la mandò nel 1983 a Vienna dove però conobbe la solitudine e l’estraneità, motivo per cui poi ventenne tornò in Iran per frequentare l’Accademia delle belle arti, con tutte le limitazioni del caso. A venticinque anni si trasferì definitivamente in Francia, dove assorbì tutta la conoscenza possibile e si integrò nei suoi settori, il fumetto, il cinema, la letteratura, sempre però refrattaria a «essere educata» in termini di obbedienza e sottomissione e sempre attenta al suo paese. L’ho molto apprezzata e ancor più ammirata.

È morta da par suo, di crepacuore dice la famiglia, dopo che un anno fa era mancato suo marito, l’amore della sua vita. Del cuore che si spezza, lei così dura e intransigente e, insieme, così libera e piena d’affetto e umanità e compassione per gli iraniani e le persone tutte. Ecco, lei è davvero una grande perdita, sono deluso e amareggiato, la vita può essere così crudele: portarci via lei e lasciarci un miliardo di cagoni. Io volevo essere lei.

Che tristezza.

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