ancora la banana, una valanga di soddisfazioni (un frutto d’arte)

La storia comincia a farsi lunga, vale la pena fare sintesi: prima Cattelan si inventa la banana attaccata con lo scotch al muro e con essa fa arte, si dice; poi la banana va a male e la si cambia, è lecito dice l’artista per chi la possiede e ha il patentino per farlo; poi molti emulano scocciando alle pareti di tutto; poi arriva un altro artista e mangia la banana, portandoci all’opera d’arte nell’epoca della sua mangiabilità; poi un altro e poi il possessore, dopo averla pagata più di cinque milioni di dollari, fanno lo stesso; poi il fruttivendolo sotto la galleria d’arte si incazza, perché lui vende caschi di banane a venticinque centesimi l’una e poi quelle finiscono al museo e vendute a milioni; il proprietario dell’opera dichiara che acquisterà centoventimila banane dallo scontento fruttarolo e poi non se ne sa più nulla; poi arriva uno e banana uno scotch, con altro atto artistico, tra le mille variazioni sul tema. Se valutassimo l’arte sul coinvolgimento e l’imitazione, beh, questa sarebbe arte al suo massimo.

Ora il presente. Sabato trenta maggio al museo Pompidou di Metz uno o più ignoti hanno rubato la banana.

Maledizione, dopo il Louvre un altro grande furto d’arte. O frutto d’arte, direi. I musei francesi non sono davvero all’altezza, dal punto di vista della sicurezza. Ora: persone di buon senso ma chiaramente digiune (eh, il tema) d’arte potrebbero obiettare che, dovendo cambiare la banana ogni tre giorni, il furto non sia poi tutta ’sta gran cosa. Eh no, sostiene il museo: «il valore dell’opera sta nel suo certificato di autenticità e nel protocollo che governa la sua presentazione», quindi un furto è un furto e parte la denuncia. E qui spiace non aver visto la scena al commissariato: sì, maresciallo, una banana. Ma non è solo una banana. Sì, ho capito che la cambiamo ma è la banana autenticata. Sì, certo, sarà marcita ora ma che c’entra?

Ritrovare la banana, a questo punto, assume le caratteristiche di una grande indagine della Sûreté guidata da Jacques Clouseau, fossi io andrei da un fruttivendolo e ne comprerei una. Il colpevole? Fuggito. Troppo scaltro, nella tradizione dei ladri d’arte francesi, da Arsenio Lupin a ‘Il fantasma’. Ne restano altre due, di banane: l’opera di Cattelan, il cui titolo è ‘Comedian’, è stata realizzata in tre, ehm, originali, con certificato, attestazione e istruzioni per il cambio della banana più di frequente e dello scotch dopo un po’. Ma tra un po’, scommetto, anche il Pompidou di Metz riavrà la sua opera, non la vedo proprio impossibile, riportando così l’esposizione a trentasette opere di Cattelan.

Questa banana crea veri cortocircuiti nei meccanismi del mercato e dell’esposizione delle opere d’arte, smascherando un po’ le regole del funzionamento dell’arte contemporanea e già di per essa, per questo, ha senso. Se poi sia arte se ne può e deve parlare, altra cosa che la banana e lo scotch hanno innescato da ormai sette anni. Come già dissi, ah se avessimo Roland Barthes a parlarne che bello sarebbe, è comunque un tema da buon libro divertito, secondo me. Io continuo a seguire la vicenda in modo appassionato, gli ulteriori sviluppi non potranno che essere soddisfacenti.

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