Parlava, parlava, parlava, parlava e parlava e parlava. E seguitava a parlare. In casa mia la padrona sono io. Ma quella domestica grassa non faceva che parlare, parlare ed ancora parlare. Dovunque io fossi, quella arrivava e cominciava a parlare. Parlava di tutto, di qualsiasi cosa, per lei era lo stesso. Licenziarla per questo? Avrei dovuto darle i suoi tre mesi di paga. Inoltre sarebbe stata capacissima di buttarmi addosso il malocchio. Veniva persino in bagno: e questo, e quest’altro, e quest’altro ancora. Le ficcai un asciugamano in bocca perché la smettesse. Non morì mica per questo, ma perché non riusciva più a parlare. Le scoppiarono le parole dentro.
Un pezzo memorabile da un delizioso libretto dei miei sedici anni (penso sia noto): Max Aub, Delitti esemplari.
Un gruppo di eminentissimi scienziati si è rinchiuso per anni e anni in un laboratorio per ricostruire l’aspetto dell’uomo di Altamura, vissuto nel Pleistocene medio tra 172 e 130mila anni fa.
Hanno chiamato i fratelli olandesi Kennis, fra i più qualificati al mondo in ricostruzioni paleoantropologiche, che si definiscono “paleo-artisti”, ed ecco il risultato:
Ineccepibile. Però, però, mi sovvien qualcosa… mmm… ‘spetta, cos’era? Mmmm.
Ma certo, eccolo, perché non mi telefonate prima?
Sia chiaro che scherzo, signor Macete, signor Trejo, si scherza.
Fortuna che Macete vuole bene a tutti (e io, sinceramente, lo ammiro. Davvero).
Ci si abbonava e poi, a una certa ora, si riceveva la telefonata:
Il servizio era notevolissimo, sia tecnicamente (non viaggiava sulla linea SIP di allora) sia per quanto riguarda i contenuti (si potevano sentire i concerti, infinamai). Che meraviglia, poi, le ‘letture amene ed istruttive’, chissà che erano.
Questa sì che era un’idea geniale, sciapò.
Sabato prossimo, 23 aprile, è la Giornata mondiale del libro (parentesi: da quando è diventata pure il Copyright Day?). Quest’anno, in particolare, sarebbe ancor più importante per la ricorrenza del quattrocentenario della morte, insieme, di Shakespeare e Cervantes.
Perché uso il condizionale: mi ero già preso la briga di segnalare la diversità di calendari che rompe la magia della data unica, 23 aprile 1616, essendo una coincidenza avvenuta in due calendari diversi, gregoriano versus giuliano.
Ma non importa, ben venga se c’è un’occasione per celebrare (e magari leggere o rileggere) i due autoroni immortaloni che tanto godimentone ci offrono ogni volta di più. Per cui, è ben accetta l’iniziativa di Transport for London e Shakespeare’s Globe che, insieme, hanno disegnato la mappa della metropolitana di Londra sostituendo i nomi delle stazioni con i nomi shakespiriani più noti, organizzandoli per tipologie sulle linee (a cliccarci sopra si ingrandisce un po’):
La mappa è in vendita da oggi a quattro sterline e io la trovo un ottimo modo, anche spiritoso, per finanziare la rete dei trasporti londinese, il Globe Theatre e per celebrare il massimo autore inglese. Bravi, ancora una volta mi fate venire l’invidia per chi vive a Londra. Maledetti.
(Volendo, si compra qui)
Prima di tutto due foto irreali, per contestualizzare il luogo:
Facile, è il ponte del Gard (pont du Gard), una meraviglia romana cui sono molto molto affezionato, nei pressi di Nîmes: ponte a tre arcate, la prima è percorsa da una strada e l’ultima, in alto, dall’acquedotto che, con i suoi 47 metri di altezza fa del pont du Gard il ponte antico più alto del mondo (fu costruito verso il 50 d.C., sotto Claudio o Nerone) e, anche, l’unico ponte a tre arcate sopravvissuto dall’antichità.
(Un po’ di foto normali, mie, del 2008).
Ciò che impressiona del ponte, oltre alla bellezza intrinseca, sono le caratteristiche tecniche: la pendenza media è dello 0,4%, ciò significa che l’acquedotto ha una pendenza di 34 centimetri per chilometro, ovvero più o meno 1/3000. Ovvero, il dislivello tra la sorgente e l’arrivo è di soli 17 metri su una distanza effettiva di 20 chilometri, cosa che mi rende pieno di mirabilia.
A Nîmes l’acquedotto – del quale, per inciso, la città non aveva necessità avendo i propri pozzi e sorgenti, bensì riforniva terme e bagni, il che la dice lunga sulla ricchezza e il prestigio del periodo – terminava in un invaso di ripartizione (castellum), ancora visibile in città, dal quale si dipartivano le tubature.
Il pont du Gard fu percepito fin da subito come una meraviglia – non sono certo il primo – e a maggior ragione nelle epoche di recupero dei modi e dei gusti degli antichi. Un paio di testimonianze di turisti graffitari:
Infine, il fiume Gardon, che viene scavalcato dal ponte: non si vede mai nelle foto perché la star indiscussa è il ponte ma, in realtà, offre una vista davvero piacevole e placida.
Mi è venuto tutto un po’ alla forse-non-tutti-sanno-che, temo. Pazienza, il fatto è che ho un rapimento emotivo e sentimentale a parlarne. Il posto è davvero sensazionale, come lo è il ponte, e io consiglio davvero davvero davvero un giro da quelle parti. Perché poi c’è Nîmes, butta via…
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