la luna è un’altalena tra le nuvole di una notte stellata

E anche quest’anno tocca assistere impotenti all’ingiustizia: niente premio nobel per la letteratura per lui.

No, l’hanno dato a Jon Fosse, a saper chi sia. Sarà il fratello di Bob. Per la sua «immensa opera, scritta nel norvegese Nynorsk e che spazia tra una varietà di generi (…) costituita da una ricchezza di opere teatrali, romanzi, raccolte di poesie, saggi, libri per bambini e traduzioni», evabbè, ciao. E la grandezza del nostro prediletto? Non solo uno che scrive cose come: «Io e te, come bellissime stelle, 30 mila metri sopra il cielo», impareggiabili, e l’ancor più ermetico: «Io e te, elevati all’amore», che lirica, ma si senta qui che incipit:

«”Cathia ha il più bel culo d’Europa.” Il rosso graffito, frutto di una mano furtiva che di notte aveva colpito con la complicità di una bomboletta spray, splendeva in tutta la sua sfacciataggine su una grossa colonna del ponte di corso Francia.
Vicino, un’aquila reale, scolpita tanto tempo fa, aveva sicuramente visto il colpevole, ma non avrebbe mai parlato. Poco più sotto, come un piccolo aquilotto protetto dai rapaci artigli di marmo, era seduto lui».

E di cui vorrei ricordare il titolo della tesi, presentata quest’anno in una prestigiosa università telematica per la laurea in lettere, proprio come me: «Due visioni comparate dell’amore: Jack London e Federico Moccia, differenze e affinità di stile, visione e ispirazione attraverso il tempo». Grandissimo, anzi grandissimi, lui e London, in quest’ordine.
No, Fosse, te pare? Ma che mondo è in cui Fosse batte Cathia? E Ernaux, Gurnah, Glück, Handke, Tokarczuk, Ishiguro? Chi sono costoro? Che vogliono? Perché e percome? Ci mancavano «la drammaturgia e la prosa innovative che danno voce all’indicibile», ma che è sto indicibile? Senti qua come si capisce bene: «Con una persona che non conosci a volte ti trovi meglio, ti racconti più facilmente». Forse che non è vero? Forse che non accade così?
Nobel a Moccia, perdio, istituiscasi il dicibile comitato. E poi l’oscar, che è anche reggista.

le palline di Calenda parte seconda e il lobbismo non dichiarato

Dopo l’espluà di due giorni fa, il timido Calenda si ripete:

Stavolta ha aggiunto anche il ‘caro’, il problema Salvini effettivamente si propone con una certa ripetitività in questi giorni e ha che fare con le pesche e una catena amica di supermercati.
Provo a metterla in ordine, partendo da una legittima domanda: perché, perché mai un ministro della repubblica si mette in posa e pubblica dei post con tanto di sacchetti ben orientati in favore di camera per fare non uno, non due ma innumerevoli spot a una ben nota catena di supermercati vicini alla destra?

Che poi uno si fa due domande sulle domeniche del ministro in questione, che vitona appassionante, eh? Comunque. Fin dai tempi di Caprotti, Esselunga ha avuto un fruttuoso rapporto con la destra italiana, meglio se al governo. Non è un caso che l’ex tesoriere della lega Centemero sia stato condannato per finanziamento illecito da Esselunga, soldi transitati su una sua associazione e poi serviti per finanziare radio Padania e un convegno del centrodestra. Ma è una storia lunga. Per restare al recente, a maggio Esselunga, con molti altri, va detto, desiderosi di piacere al governo in carica, TIM, Enel eccetera, ha finanziato gli Stati generali della natalità, un accrocchio gestito e organizzato dalla destra peggiore, la Fondazione per la Natalità e il Forum delle Associazioni Familiari, preoccupati per il calo demografico causato dalle italiche donne che non si impegnano come la patria vorrebbe. Ovviamente contrari all’aborto e a tutto ciò che permette alle donne di determinarsi, vurriamai, nonostante dicano che «lo scorso anno abbiamo perso una città come Bari. Trecentoventimilanovecentouno italiani, per la precisione» sono ovviamente contrari alle politiche di immigrazione perché quelli mancanti devono essere italiani alla Vannacci.

C’è pure Poste e questo mi dà molto fastidio, sebbene negli amici minori. Quindi: Esselunga finanzia, il governo ringrazia immediatamente, Meloni celebrando lo spot della pesca – miserello, in realtà – e Salvini, che come tutti i limitati deve esagerare con il messaggio, pubblicando post a iosa che sopravanzano di gran lunga il limite della controproducenza. Che buona esselunga, che bella esselunga, che bello stare dentro esselunga e anche le seconde file si allineano, fino a Padellaro.
Che dire? Eh, pochino, che almeno Salvini si metta la felpa di Esselunga così è chiaro e non ne parliamo più, all’americana in cui il lobbing è dichiarato. Purtroppo ho un’Esselunga a cento metri da casa e un’altra a duecento metri dall’ufficio, per cui smettere di andarci mi costa un po’ in scomodità e finora ho un po’ fatto finta di niente ma lo faccio senz’altro, i miei otto dollari di spese settimanali adesso li avrà qualcun altro. E i due dollari di benzina in più, maledizione, questo sistema mi avviluppa in ogni modo, che non se ne esce mai puliti puliti.

è meglio sostituirla con una nuova grande enciclopedia russa in formato elettronico… informazioni affidabili in un buon formato moderno

Disse Vladimir Putin.

Non è quel momento dell’anno preciso ma è sempre il momento di contribuire a tenere in piedi «il più grande progetto collaborativo nella storia dell’umanità» nonché, più modestamente, il sito che visito di più, wikipedia. Stavolta ho rischiato pure di romperla, cercando ‘wikipedia’. Non sarò l’unico a usarla. E quindi? Quindi sostenere, sia editando che correggendo che, più volgarmente, cacciando due lire o tre.

un film da vedere, far vedere e raccontare

Stasera ‘Io capitano’, il coraggioso film di Garrone.

Straziante quanto strepitoso, pieno di umanità e terribile, è il modo giusto di raccontare le cose: senza enfatizzarle – e già di per sé sono tremende – e senza cadere nella tentazione di toccare il lato italiano dell’accoglienza o del respingimento, così da non offrire facili sponde per liquidare l’intera questione come argomento di parte. Nonostante siano vicende note, vederle in fila, in un susseguirsi di brevi intervalli di sfruttamento in ogni passaggio del percorso, legate dalle vite dei protagonisti colpisce dritto tra la gola e lo stomaco, e il magone ancora non è passato. Io lo renderei programma scolastico, poi discutiamo – legittimamente – delle modalità di accoglienza ma prima lavoriamo perché ciò non accada e trattiamo chi compie questo viaggio con rispetto, compassione e, se possibile, affetto. La figura del profugo muratore che dicendo così poco ma con sguardi paterni si prende cura del protagonista è commovente, recitata con grande bravura tra la bravura di tutti gli interpreti.

A margine, per coloro cui servisse ancora, numeri alla mano la dimostrazione che la presenza delle navi delle ONG non contribuisce ad aumentare le traversate via mare (il cosiddetto pull factor su cui il governo insiste non avendo argomenti) e un’utile quanto opportuna sintesi dei luoghi comuni sulla questione-immigrazione, uno per esempio: «I partiti della destra italiana ripetono spesso che l’Unione Europea non sta facendo abbastanza per aiutare l’Italia, lasciandoci ‘soli’ nella gestione degli arrivi. In realtà sono proprio i paesi tradizionalmente alleati con la destra italiana, ossia la Polonia e l’Ungheria, che si oppongono a ogni riforma strutturale del sistema di accoglienza comunitario che includa una qualsiasi forma di redistribuzione dei migranti».

Andate al cinema a vederlo, così diamo anche qualche numero come presenze. E poi se ne parli, lo si racconti a chi non andrà a vederlo, si provi, io per primo, a farne azione.

facili previsioni sulla politica dei prossimi nove mesi

Basta un’immagine a far sintesi:

Meloni in consiglio dei ministri si incazza, guarda te, e dà la linea: «Il nostro scopo non deve essere quello di inseguire il consenso, ma raggiungere risultati concreti». E Salvini, ma pensa, nel cdm resta in silenzio tipo quella volta con Conte e poche ore dopo come suo solito se ne sbatte e lancia il suo tour di tutte le regioni per presentare “le opere e i progetti in campo da qui ai prossimi anni in Italia”, “L’Italia del sì”. Dal 2 ottobre a giugno prossimo, ricordo che si vota per le Europee, il signorino starà in campagna permanente con il suo Ponte della fantasia.
Se non fosse, come al solito, che ne andremo di mezzo tutti, e per la mancanza di governo decente del paese e per la sfilza di scemenze infinita che ci toccherà sorbirci, mi verrebbe da sedermi comodo e gustarmi lo spettacolo dei due che battibeccano.
Purtroppo ne va di tutti noi, anche di quei pistola che li hanno votati e che voteranno alle Europee come fosse l’elezione di Fantasilandia.