e ci risiamo, maledizione

Negativo ma l’accerchiamento è evidente, positivi dappertutto. Anche in ospedale qualche giorno fa la mascherina è tornata obbligatoria. Per carità, sintomi ragionevolmente contenuti ma la contagiosità è evidente: parenti, amici, nemici, conoscenti e non, davvero parecchi. Io e la mia amica E., che non abbiamo mai preso il covid, almeno non consapevolmente, proseguiamo la gara per vedere quale uno ne resterà. Ma il cerchio si fa stretto, di questi tempi, e lei di certo prima o poi se lo beccherà.

carabinieri che posano con le cose

Non è tanto per quello che possono sequestrare, che comunque ha la sua buffa rilevanza, quanto per la posa con la merce, spesso con lo sguardo intenso e pensoso verso l’oggetto o l’animale o l’obbiettivo.
Un contatore. Del gas.

E quello della luce. Entrambi i carabinieri fotogenici e bellocci, vigilano anche sull’energia.

Sublime la posa coreografica dei due, incrociati sulla bestia:

Più noncuranti quelli di Agrigento con le pecore, nemmeno un minimo di composizione fotografica (però c’è chiaramente un ispettore, in campo):

Molto meglio questa, con la carabiniera che simula un momento di lavoro, verbali e carte, in mezzo al sequestro. Colgasi il dettaglio del lampeggiante, colto acceso, non casualmente. Chissà quante ne hanno scattate.

Non da meno i forestali, in questo caso in posa da catalogazione, uno dice: «Fringuello dal collare» e l’altro scrive. Magnifici:

Sempre forestali, in questo caso il giovane guarda il dromedario che guarda l’altro che ricambia lo sguardo. Quasi caravaggesca, ci fosse più chiaroscuro:

Non male per niente il forestale che interviene alla fine del processo della foresta, al momento della salsiccia insaccata e alle centottanta uova:

Tornando ai carabinieri consueti, inarrivabili le prossime tre. La prima con uno che controlla il verbale della confisca del barattolo di crema da spalmare e l’altro con sguardo vigile, è il caso di dirlo, che controlla i movimenti del fermato. Bella anche la disposizione delle banconote su quello che sembra proprio un banco di scuola.

Altrettanto inarrivabile la coppia in posa davanti alle scarpe, ancor più visto che hanno sentito l’esigenza di mettere in posa anche la volante in quello che non sembra per nulla un garage quanto un ufficio. Quello a sinistra pare meno convinto e, infatti, viene sorpreso a guardare in macchina:

Ultimi ma non ultimi, i due del cactus. Lo sguardo di entrambi fisso su di lui aspettando che proferisca verbo e che indichi la strada da seguire è fenomenale:

Una serie paragonabile alla leggendaria e indimenticata serie di Kim Jong-un che guarda cose.
(Grazie a Il Post per l’ispirazione).

alcune cose da intelligenza artificiale

Che vengono a cascata, di questi tempi. Ma ne raccolgo tre che per motivi diversi mi hanno colpito negli ultimi giorni. Prima la Marvel fa uscire l’ennesima serie, ‘Secret Invasion’, la cui sigla è per la prima volta interamente disegnata da un’intelligenza artificiale, per la gioia del reparto di CGI dell’azienda. La musica no, perché è la parte fondante su cui si regge la sigla che, nonostante l’origine, è più che rispettabile, perché il tratto grafico ben si sposa e con il contenuto della serie e con le capacità attuali dei softwares. Poi qualcuno pubblica il primo magazine online interamente compilato – ‘scritto’ sarebbe eccessivo per questo caso – da, appunto, un’altra intelligenza artificiale, 10 consigli, dieci consigli quotidiani raggruppati per scopi come “guidare un’auto come Dominic Toretto della serie Fast&Furious” o “costruire un impero come i romani”. Appropriati, al limite un filo noiosi, se proprio. Infine, più inquietante, il discorso di Salvini che si rivolge in francese ai conterranei di Le Pen invitandoli al raduno annuale della Lega a Pontida. Il punto è che Salvini non ha girato il video in francese, bensì in italiano, poi è stato dato in pasto a HeyGen che ne percepisce il discorso, lo traduce in un certo numero di lingue, lo interpreta e, nel frattempo, codifica la voce uguale all’originale, poi doppia a tempo il discorso e modifica il labiale di modo che sembri naturale. E il francese d’esito pare essere piuttosto buono. Tralascio gli sproloqui, innumerevoli, come quello di Casellati che ha proposto in questi giorni di far regolare da un’AI l’insieme dei codici giuridici italiani, così da fare ordine dove un milione di legislature di professoroni non sono riuscite.
Cadauno l’immagine per le slides di Powerpoint, per comodità, da mettere nella cartella con la scimmia al pc, il tizio col notebook in spiaggia eccetera.

Poiché gli innegabili vantaggi delle intelligenze artificiali ricadono su tutti, dall’imbelle politico che non conosce le lingue a chi illustratore non è e può produrre immagini a proprio piacimento a chi ha bisogno di un catalogo still life senza spendere una fortuna in fotografo a chi si fa fare il lavoro-base di compilazione di codice da una macchina, per dirne alcune banali, è evidente che non si potrà che andare avanti e i posti di lavoro persi e le professioni che diverranno obsolete avranno rilevanza solo per i casi singoli. Che, a loro volta, avranno qualche vantaggio economico-produttivo da un modesto abbonamento a un’AI. E questo per restare a utilizzi di basso livello e con intenti onesti, da qui in su serve normare tutta la faccenda e, per fortuna anche in questo, l’UE sta provvedendo. A margine, un contributo non marginale sul tema.
Ci servirebbe un altro Rodotà, questo sì, spero si stiano formando.

la musica delle stagioni, estate 2023

E via, fuori dalle balle anche questa estate, sono sopravvissuto al «ritorno della crochet mania» e a Barbie, meno alle intemperie di luglio, ancor meno alla scomparsa di Sinéad O’Connor. C’è parecchia della sua musica in questa compila stagionale, avrebbe dovuto essere di più. Non è che, complessivamente, sia stata una grande estate, anzi. Voglio dire, ha avuto i suoi momenti belli, non pochi, i viaggi girovaghi, le belle compagnie e tanto altro ma il bilancio, alla fine, tende al meno, per colpa di alcuni. Quindi la compilona ne risente, non che sia triste, anzi, ma le scelte fatte da scocciati o addolorati non sono particolarmente esaltanti. Comunque meglio l’ultima parte, eccola qui.

Tre ore e mezza, il tempo esatto per andare da Settecani a Sassuolo per la provinciale 467, passando dal Pizzikotto, chiaramente a piedi con le cuffie. Più nomi noti del solito, qualche nuova uscita, parecchi recuperi da album del passato ascoltati finalmente con un po’ di cura, più ripetizioni del solito ma a chi cale se non a me?

Le compile vere e proprie: inverno 2017 (75 brani, 5 ore) | primavera 2018 (94 brani, 6 ore) | estate 2018 (82 brani, 5 ore) | autunno 2018 (48 brani, 3 ore) | inverno 2018 (133 brani, 9 ore) | primavera 2019 (51 brani, 3 ore) | estate 2019 (107 brani, 6 ore)| autunno 2019 (86 brani, 5 ore)| inverno 2019 (127 brani, 8 ore)| primavera 2020 (102 brani, 6 ore) | estate 2020 (99 brani, 6 ore) | autunno 2020 (153 brani, 10 ore) | inverno 2020 (91 brani, 6 ore) | primavera 2021 (90 brani, 5,5 ore) | estate 2021 (54 brani, 3,25 ore) | autunno 2021 (92 brani, 5,8 ore) | inverno 2021 (64 brani, 3,5 ore) | primavera 2022 (74 brani, 4,46 ore) | estate 2022 (42 brani, 2,33 ore) | autunno 2022 (71 brani, 4,5 ore) | inverno 2022 (70 brani, 4,14 ore) | primavera 2023 (74 brani, 4,23 ore) | estate 2023 (53 brani, 3,31 ore) |

E buzza buzza tutte le copertine:

Avanti con la ventiquattresima stagione, non appena supero i Simpsons punto dritto a Sentieri. Ci risentiamo a dicembre, verso la fine, cercando magari di non cadere nelle doline ricoperte di foglie autunnali e nelle trappole che per sua natura normalmente Battiato attirerà.

l’equilostio d’autunno

Alle 08:49 del giorno d’oggi l’estate se ne va a quel paese ed entra l’autunno, miglior stagione di sempre se condita con burro, polenta e Huey Lewis & The News.

Ma come funzionano le stagioni, trivigante? mi chiedono. La terra entra nell’epiciclo discendente percorrendo l’orbita coassiale, diminuendo la velocità di tangenza come sempre succede nella parte apicale dell’anno. Così facendo, il vertice azimutale del percorso non è più, come d’estate, il risultato dell’inclinazione dell’asse diviso per l’attrazione geofisica, bensì il fattoriale controintuitivo di dodici per trecentosessantacinque alla quarta. Da cui ne consegue, mi si perdoni la banalità, l’arrivo dell’autunno. E della mia duplice missione a sentire Natalie Merchant su su su nell’isolona, cosa può andare storto?
E un altro servizio di trivigante.it è stato felicemente erogato, molto bene. Vestitevi di zucca, seguite i consigli di Loureed in New York e state, stiamo tutti lontani invece dalle persone che non fanno il bene dell’attorno.

qual è la cosa più importante di cui potrei parlare?

Me stessa, che altro?
Per motivi che vorrei non spiegare, ho appena visto il primo minuto e mezzo del monologo di Chiara Ferragni a Sanremo di quest’anno, quello in cui per un’abominevole durata di oltre nove minuti non ha parlato di altro che sé stessa, sé stessa, sé sé sé. Ed è un bel monologo, ad avere sette anni e banali aspirazioni.
Queste quattro righe, però, sono per riportare i cinque migliori commenti che ho letto sotto, con sentimento di sincero e commosso ringraziamento. I due similari ma buoni:

(christiansforza3280) Grazie chiara! Mio nonno paraplegico si è alzato dal divano per spegnere la TV.

(crozzy2295) grazie mille, sono in coma da 10 anni, questo video mi ha dato la forza di alzarmi dal lettino e lanciarmi dal tetto di casa mia, ti ringrazio

Il migliore:

(francescomays) Questo monologo mi ha fatto venir voglia di sedermi sulla tv e guardare il divano.

E il non male per quanto fuori luogo ma si sa che in rete il personaggio riscuote successo:

(TerrorDSunny) il pacciani mi ha fatto provare più emozioni

cui prontamente risponde:

(pietropacciani1334) mi hai chiamato?

Ah, se ni’ mondo esistesse un po’ di bene…

mandateci l’ebreo (3)

Quella qui sotto è una delle fotografie che possediamo della famosa breccia di Porta Pia, tutta a destra, ovvero la parte delle mura aureliane di Roma che fu abbattuta dai bersaglieri il 20 settembre 1870 alla presa di Roma.

Il Papa promise scomunica, mandarono avanti un giovin ebreo. La storia è sapida e breve, l’ho già raccontata; volevo aggiungere la foto, davvero notevole, di Lodovico Tuminello che documentò di persona i fatti.

guarda come ti promuovo la città in modo disteso

Me ne sono capitati due, finora, e curiosamente entrambi belgici. Forse non è una coincidenza.
Sto parlando di film veri e propri, lungometraggi con attori e, ehm, una trama girati allo scopo di promuovere una città e le sue bellezze architettoniche e artistiche. Si capisce fin dal titolo e ogni inquadratura o quasi è un esterno e un dialogo estemporaneo non perde l’occasione di spiegare cosa si stia vedendo e quanto, ovviamente, sia bellissimo. Non si tratta di film latamente promozionali come potrebbero essere tutti quelli ambientati a New York, sono proprio film girati a quello scopo, in cui la trama rasenta il ridicolo e ogni accadimento del film ha l’unico scopo di collegarsi a qualche elemento della città.
Il primo film che ho visto è ‘In Bruges’ ed è, strano, ambientato a Bruges. Lo dico bene: ‘In Bruges – La coscienza dell’assassino’, di McDonagh del 2008. Storia di due sicari e del loro capo, il cast è notevole, Colin Farrell, Brendan Gleeson, Ralph Fiennes e la trama ha una sua qualche consistenza, essendo tratta liberamente da ‘Il Calapranzi’ di Pinter. L’unica cosa pretestuosa è Bruges, però va detto che la promozione è smaccata ma, proprio per quello, anche abbastanza furba: perché mostrando le bellezze indiscutibili della città aggiunge qualche battuta disinibita che stempera un po’ il senso della marchettona: «accetterò qualunque punizione… carcere, morte… non ha importanza! Perché almeno in prigione o anche da morto non sarei più stato in questa cazzo di Bruges!», prosegue Ray: «Ma poi ho avuto come un flash… cazzo ragazzi, forse è questo l’Inferno: dover passare l’eternità in questa cazzo di Bruges. E allora ho sperato tanto di non morire. Ho sperato proprio tanto di non morire». Ahah. E non contento: «Se fossi cresciuto in una fattoria, e fossi ritardato, Bruges mi avrebbe impressionato ma non è così».

Purché se ne parli. Potrei andare avanti: «”Andatevene da Londra, deficienti rincoglioniti. Andate a Bruges”. Non sapevo neanche dove cazzo fosse, Bruges. È in Belgio». Confermo. Ovviamente quando c’è da cadere da una torre lo si fa dal Beffroi, quando c’è da inseguire lo si fa sui canali e via così, di scorcio in scorcio non casuale. Quantomeno, la levatura degli attori e il vago senso della trama danno una patina, minima, di credibilità all’operazione, tant’è che fu presentato al Sundance, marchetta, ed ebbe pure una nomination. Alla sceneggiatura, quindi a Pinter.

Il secondo film l’ho visto ieri sera a tripla velocità ed è ‘Un’estate ad Anversa’ di Hamacher, 2021, roba tedesca ma trasportata di là. Stesso scopo, la promozione della città, e francamente inguardabile. Non perché il genere sia, come dicono, romance, vabbè, ma perché la trama farebbe schifo a una sceneggiatrice di otto anni e non ha alcuna consistenza. Lei arriva con un lavoro di prestigio in tasca e un fidanzato biondo e inserito, che si capisce subito che sarà asportato chirurgicamente, una nonna alla ricerca di un’amica dispersa dalle vicende dell’Olocausto, e fin dal minuto due – della velocità normale – entra in scena l’altro, scapestrato gestore di una caffetteria con vespa che si capisce che prenderà il posto del biondo con la facilità con cui un gelato si squaglia in un forno. Lui, per nulla pretestuoso, inoltre fa la guida della città, così ha modo di raccontare parecchi aneddoti piuttosto inutili alla protagonista, alla nonna e alle amiche della nonna, tutte cotte a puntino e pronte a farsi sue.

Il film è talmente una baggianata promozionale che è distribuito liberamente, qui, e il lavoro dell’Ente del turismo è fatto. Ed è anche mica sbagliato, perché in effetti Anversa è affascinante non poco, c’ero qualche giorno fa e l’anno scorso, idem Bruges, e il film se visto a tripla velocità e se si sa i luoghi che sono e magari si sta lucidando il parquet, allora diventa pure accettabile. Magari senza audio. Io lo sapevo, l’ho guardato per quello e, comunque, se nel titolo c’è il nome della città già qualcosa si può subodorare; e sono contento di averlo fatto perché, modestamente, soddisfacevo le tre condizioni di qui sopra.
Ecco qua, niente premi o candidature per ‘Un’estate ad Anversa’, e ci mancherebbe, e sono i due film più smaccati a tema turismo locale che io abbia mai visto. Ne esisteranno altri o sarà, finora, una brillante intuizione belga e degli uffici promozione locali? Non so, al momento, il me del futuro lo scoprirà. O, magari, il me del passato lo sa già e non se lo ricorda.
Come al solito, lo scoprirò solo vivendo. Che è un po’ quel che conto di fare nei prossimi tempi anche, magari, a Bruges e Anversa.