se il mio nemico uccide un altro mio nemico allora diventa mio amico? pt. due

No.
Pedro Sánchez, premier spagnolo, l’ha detto meglio di me: «si può essere contro un regime odioso, come quello iraniano, ed essere allo stesso tempo contro un intervento militare ingiustificato, pericoloso e al di fuori della legalità internazionale, contro una guerra avviata senza l’autorizzazione del congresso degli Stati Uniti e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e che viola il diritto internazionale».
Siamo in mano a uomini bianchi, anziani, sessuomani quando non pedofili, evidentemente disturbati, violenti e rancorosi. E siamo costretti a vivere nel mondo che creano per sé. O no?

lo pseudonimo perfetto

Dovessi un domani darmi alla carriera di spia o di scrittore in cerca di un nom de plume o diventare il protagonista di uno sketch dei Monty Python, allora di certo il mio nome sarebbe: Vladzio Jaworowski d’Attainville. Imbattibile.

Per notare sorpreso ancora una volta come la realtà batta la fantasia, esistette per davvero un Vladzio Jaworowski d’Attainville, cappellista e modista franco-polacco molto noto, compagno storico di Cristóbal Balenciaga. Il suo volto corrisponde peraltro alle mie fantasie, scatenatesi non appena sentito il magnifico nome e cognome.

Chiamatemi Vladzio.

se il mio nemico uccide un altro mio nemico allora diventa mio amico?

Intendiamoci, io per ogni Khamenei in meno sulla terra sono contento.

Ma se questo accade perché gli Stati Uniti e Israele si ergono a guardiani del mondo, il corrispettivo dei guardiani della rivoluzione iraniani, armati fino ai denti, questo non mi sta bene. Per nulla, per esperienza sappiamo che il dopo è solitamente peggio, Ali Larijiani potrebbe esserlo. L’operazione su Teheran gli americani l’hanno chiamata ‘epic fury‘, gli israeliani ‘il ruggito del leone’, questi sono del tutto dementi. E il Venezuela, la Groenlandia, Cuba per restare alle sole ultime settimane e alla politica aggressiva americana, niente di buono sotto il sole.

dall’impossibile al comodo in ciabatte

Nota Albert Frederick Mummery nel suo ‘My Climbs in the Alps and Caucasus‘ come ogni cima montana passi attraverso tre stadi:

Giusto e ‘lady‘ è da intendersi nel significato precipuo del 1895, ovvero dama inglese che si diletta in qualche ascensione pomeridiana con scarpette da passeggio e gonnellone. Il principio dei tre stadi vale senza dubbio per molte cose, una bella edizione del suo libro è qui.

che popolazione, che cultura (la primavera russa)

Da ‘Beresina. In sidecar con Napoleone’ di Sylvain Tesson. Che popolazione, questi russi, che sensibilità, che lirismo. Non vedo l’ora di andare da loro.

ascoltavo tranquillo quando tutto a un tratto…

Un pezzo sufficientemente classico, con l’orchestra come si deve, il balletto e tutto quanto: Léo Delibes, ‘Sylvia’, in particolare l’Atto 3: No. 14, Marche et cortège de Bacchus.

In quel movimento, che si può sentire qui, già dal trentunesimo secondo per chi era adolescente negli anni Ottanta c’è un passaggio che richiama immediatamente tutt’altra cosa, una sigla.
Non lo dico, la cosa è nota, chi vuole provi e sarà un tuffo al cuore. La soluzione è questa, dal secondo venticinque. Grandissimo arrangiamento. A me piace anche la versione supercafona e quella punjabi. La cosa più terrificante di tutte era il titolo spagnolo.

spegnete la luce

Strepitoso questo manifesto sovietico del 1987 che invita, semplicemente, a spegnere la luce quando si esce dalla stanza.

Braccio spegni esci gamba. Irraggiungibile per sintesi, chiarezza e bellezza.
«Уходя, гаси свет!», «Quando esci, spegni la luce!», СССР, 1987, autore ignoto⁠. Evidentemente non tutti spegnettero la luce e poco dopo l’URSS collassò.