Tutto prorogato al 3 maggio nulla cambia. Tranne qualche timida apertura, tra cui le librerie e le lavanderie, qualche prosecuzione come le industrie di estrazione del petrolio, resta tutto chiuso; per fortuna il governo non cede alle spinte, fortissime, di Confindustria per riaprire nonostante la situazione. E, di fatto, vanificando quanto fatto finora. E non è la sola cosa buona fatta da Conte: l’altra è la sfuriata in diretta televisiva contro Salvini e Meloni, i quali, si può dirlo, hanno veramente rotto i coglioni negli ultimi giorni su MES, Eurobond, Olanda e Germania e tutto quanto avessero a tiro, tanto la verità è un dettaglio. Il meglio è stato raggiunto quando Meloni si è lamentata del comportamento dell’Olanda (sintesi: «arrangiatevi») non comprendendo che è esattamente così che si comportano i sovranisti (o reazionari, come trovo bello chiamarli) che lei tanto ama e con cui si identifica. Ovviamente non fa alcuna differenza per lei, che non ricorda quando pochi mesi fa si faceva fotografare allegra a fianco proprio di coloro che oggi ci snobbano. Ma, ripeto, sono persone per cui non conta nulla. Però i due prendono una scoppola che ricorderanno.
A proposito di persone cui non importa nulla: la vicepresidente di Confindustria ha dichiarato oggi che il problema della chiusura delle fabbriche «è altrettanto» rispetto al «problema dei morti». Ancora una volta, bene Conte che non molla la barra.
Nel frattempo, crolla un ponte a Massa, sul torrente Magra. Si accartoccia proprio, di certo non per il peso visto che non c’è nessuno in questi giorni. O, meglio, solo un furgoncino telecom che si salva per un pelo. Una battuta che è girata al riguardo: Italia, timidi segnali di ripresa. Di certo, sempre una bella metafora, un ponte che crolla. Anche in questo caso ci sono le carte che testimoniano gli accurati sopralluoghi e il responso positivo dei tecnici, siamo sempre in una botte di ferro.

Oggi è il venerdì santo, il che vuol dire che i prossimi tre giorni saranno di fuoco per le forze dell’ordine: vuoi mancare la gita fuori porta? Ovvio, no. Fa pure caldo, se non è lago sarà mare, magari partiamo di notte. Spero vi infliggano pene sproporzionate, per esempio la crocifissione sulla versiliana di notte. Ho modo di verificare le forze in campo quando, in motorino con la spesa, svolto su una curva in città e dietro mi ritrovo in un vero e proprio posto di blocco con cinque auto dei carabinieri disposte a spina di pesce, uomini dappertutto e, dietro, altri due che stanno facendo decollare un drone. Per inciso, il drone ha la stessa livrea della divisa dei carabinieri, blu con striscia rossa: giusto ed elegante. Non mi fermano perché immagino, come ho già detto, non ritengano i motorini motivo di preoccupazione o perché, vedi l’orgoglio?, si sentano sminuiti a fermarli, non so. Ma era un blocco degno della caccia a Maniero o, prima, Vallanzasca. E sarà un fiorire di irresponsabili da qui ai primi di maggio, tra ponti vari (come se avesse senso, date le condizioni) e caldo che si fa convincente. A proposito delle persone con cui conviviamo e del caldo, ieri dal fruttivendolo ho sentito qualcuno chiedere, appunto perché fa caldo, dove fossero le angurie. Nel mondo dei noumeni, scemo. In compenso sono arrivate le prime ciliegie, insensate per periodo e per costo: sessanta centesimi l’una, ce la siamo risa con l’amico fruttarolo, me ne dia una per cortesia. Eppure, vedrai che qualcuno arriva.
Mentre faccio la spesa mi si rompe un laccetto della mascherina (bisognerebbe parlarne, una su due si rompe e bisogna graffettarle preventivamente) ma, mentre faccio per prendere quella di scorta, me ne regalano una. Gesto apprezzato, riflesso di un fatto positivo: adesso le mascherine cominciano a essere disponibili, da quelle fatte con i pannolini (regalate dalla Regione, inservibili) a quelle certificate con filtro. Ieri il giornale locale regalava una mascherina per ogni copia del quotidiano ma non essendo nemmeno imbustate la cosa faceva, a dir poco, ridere.
Mi scoccia per il 25 aprile, quello sì. Il mio natale laico.
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