Dopo una serie infinita di ripensamenti, sensi di colpa, rimorsi, cambi di idea, di prospettiva e di approccio, decido di avere bisogno – anzi necessità – di quarantotto ore di ossigeno, di respiro se posso dire, e mi dileguo nella notte, lasciando istruzioni su come agire a persone che non ascoltano. Cosa potrà andare storto?
Il pretesto, come sempre, è un biglietto per un appuntamento scelto appositamente in un posto in cui altrimenti non andrei, costruendoci poi attorno una lieta, se possibile, se no eccentrica esplorazione. Il posto cardine, abbastanza assurdo, è Margate, località balneare di quelle inglesi ritratte da Martin Parr fatte di grandi maree, pontili, gente vestita in spiaggia e gente in costume nei parcheggi assolati, nella punta più a est del Kent e dell’Inghilterra del sud.
Il pretesto, tanto vale dichiararlo subito, è il concerto congiunto di The Beta Band e the flaming lips, chi sa comprende, in un buffo parco divertimenti, anch’esso di quelli inglesi quindi permeati di malinconia e aria da ex-DDR, chiamato opportunamente ‘Dreamland’.

Sono stato in poche altre località balneari inglesi, ricordo Bornemouth, Sidmouth, non ricordo se Brighton, di sicuro Weston-super-Mare per Dismaland di Banksy, più di dieci anni fa. Ecco, la similitudine: era un parco divertimenti tipicamente inglese, ‘dismal’ è ‘lugubre, deprimente’, come Banksy aveva di certo sperimentato nella sua infanzia. E così spero sia ‘Dreamland’, il nome è davvero promettente.
Non casualmente, dunque, ma io lo scopro solo ora, c’è un altro legame: a tre minuti a piedi da ‘Dreamland’ sempre Banksy ha realizzato la sua ‘Valentine’s Day Mascara’ a Margate, in cui una casalinga degli anni Cinquanta, visibilmente tumefatta per violenza domestica, getta il marito nel freezer di casa. Il grosso congelatore, come spesso accade nelle sue opere, era un rifiuto reale e fu prontamente rimosso il giorno dopo la segnalazione dell’intervento di Banksy con sorprendente celerità dalla ditta di smaltimento rifiuti ingombranti locale, fino a quel momento sorda alle richieste degli abitanti. Sempre così. Poi qualche amante dell’arte mise un bidone al posto del freezer svanito e poi, dice la leggenda, il mural fu asportato e collocato, indovina?, a ‘Dreamland’. Sarà vero? Beh, lo saprò presto.
La mia preparazione, come al solito, consiste nel leggere tre righe su wikipedia sul posto – e stavolta sono davvero tre righe – e poi non sapere nulla, imparando una volta sul luogo. Dalle tre righe apprendo che William Turner, favoloso pittore di luci tramontista, si recò spesso a Margate e, dunque, esiste un museino con alcune sue opere, molto bene, e secondariamente che la città di trova nell’Isola di Thanet (Isle of Thanet). Isola? Come isola? Leggo ancora: «L’isola di Thanet (in inglese Isle of Thanet) o semplicemente Thanet è una penisola (e un tempo isola) sul mare del Nord dell’Inghilterra sud-orientale», dunque l’isola è una penisola. Affascinante.
Detta Tanatus ai tempi di taluni chiamati Romanes, non è più un’isola da un millennio, ovvero da quando il fiume Wantsum si ostruì definitivamente. Esiste una copia di una mappa altomedievale che la rappresenta come isola.

Notevole che il toponimo ‘isola’ sia rimasto immutato (ma è un toponimo?). Dopo aver scoperto che Rick Astley avrebbe girato un video sulle spiagge di Thanet, nevergonnaletyoudown, quello che so termina qui. Termina al punto che non ho nemmeno pensato che, data la località balneare, sarebbe stato difficile trovare un posto dove dormire. Figuriamoci, non sono mica un uomo così, che si preoccupa del dove e del come e che vuole le mollezze. E infatti nessun posto dove dormire. Se non uno in un grazioso cottage a svariate miglia da ‘Dreamland’, sarà una bella camminata notturna di quasi tre ore nella periferia di Margate. Magnifico, se domani non scrivessi mi si ricordi così, impavido e pirla. La combinazione che più mi rappresenta.
Bene, fin qui le premesse, il contesto, le giustificazioni. Ora il viaggio. Che, non potendo largheggiare, mi richiede una certa celere precisione negli spostamenti, meno di tre ore, altrimenti arrivo tardi: meglio aeroporto, bus, Londra Stratford, Margate? aeroporto, treno, Londra Victoria, Margate? Boh, si può fare, vedremo. Dettagli. Atterro e rispetto a due settimane fa ci sono venti gradi di meno, cioè venti gradi, sono l’unico in maglietta o quasi, a parte una famiglia di tre con la maglia dell’Irlanda. A tempo record, ho un appuntamento al mare!, mi imbarco su una corrierona per Stratford dove pare ci sia una stazione dei treni che fa al caso mio. Sulla corrierona faccio il biglietto del treno SFA-MAR con il telefono e bon, ho finito: a parte compiere il cambio negli otto minuti disponibili, il resto è acqua che scorre. Troppo facile con i telefoni, oggi, una vera pacchia, ci scrivo anche il minidiario, tra l’altro. Avrò da correre a Margate ma ci penserà il me stesso del mare, quello più rilassato. Metto su ’23’ dei Lime garden e guardo fuori dal finestrino, faccio coachwindowing, la seconda attività di viaggio più bella.
Dopo gli otto minuti che si sono trasformati in quattro e una corsa furiosa, un’ora e mezza di trainwindowing e sono al mare. Bello, il Kent, che bello che è il Kent, se siete in mancanza di Duchi del, io ci sto. Non sono le Cotswold ma le colline dolci qui sono da favola, non a caso la zona è chiamata ‘il giardino d’Inghilterra’, ineccepibile. Scendo prima, a Broadstairs per vedere un altro paesello ed è il classico paesino di mare inglese, ovvero sul mare del Nord ma ancora tenue e dove tutti dicono lovely anche quando si compra il biglietto dell’autobus. E sono proiettato immediatamente in ‘Broadchurch’, la serie in cui Olivia Colman investigava su un delitto in un paesello dove erano tutti buoni e quindi impossibile il crimine proprio identico a questo, con solo più bianche scogliere. Inghilterra al cubo, questa, sorridenti e di grande cortesia, una successione clamorosa di inquadrature alla Martin Parr. Dickens ci veniva in vacanza, la sua casa è lì, quando scoprirono l’idea di villeggiatura.

In realtà le bianche scogliere ci sono, anche se meno maestose di quelle di Dover, preistoriche allo stesso modo. Stanotte andando verso il lontano letto le percorrerò sul bordo. Sono tutti in spiaggia, un vero e proprio sabato in riviera, non fosse che ci sono venti gradi, tira vento e la maggior parte degli spiaggiati ha una tenda. Ma è mare, quindi costumi, gente in acqua, giochi e superalcolici. Se quei babbei dei giocatori inglesi non si fossero fatti uccellare come dei beoti ancora dagli argentini l’altra sera, domani qui sarebbe una bolgia per la finale e io con loro. Invece no, una mesta finale stasera che, comunque, sono i francesi e vanno pure battuti. Però vedere Trump consegnare la coppa agli spagnoli potrebbe quasi essere meglio.

Vedo l’unico Turner in città, un olio strepitoso con la spiaggia e il cielo, giustamente, di Margate, vedo il posto in cui non c’è più il Banksy, lo rivedrò?, giro a zonzo come si fa nelle località di mare, non hanno l’anguria se no la avrei. Una birra, piuttosto, due scotch eggs in attesa del mio appuntamento serale, mentre scrivo queste righe. Per certi versi, o viste, sembra di essere a Danzica o Stettino negli anni Settanta, non fosse per il cibo e la musica. Margate deve avere avuto certi momenti di gloria in tempi non troppo recenti, quello ottocentesco lo intuisco dalle belle villette sulla costa e da certe strutture per la socializzazione di allora, quello un po’ più contemporaneo da Dreamland.

Dopo i logorii degli ultimi tempi, ci voleva questo universo divergente, fatto di fascino decadente, estetica un po’ deprimente, gente che si svaga in modo sincero, mare grigioverde, belle scogliere e parchi eolici al largo, krapfen da spiaggia e tiri alla fine, divertimento vero. Stamane presto guidavo sulla A4, tutta un’altra cosa, non ne sento la mancanza.