i posti dove essere quest’anno

Le capitali europee della cultura 2024 sono Bodø in Norvegia, Bad Ischl in Austria e Tartu in Estonia. Se la prima è oltre il circolo polare artico, le altre due si segnalano per essere graziose cittadine nel mezzo dei boschi che bisogna davvero voler raggiungere. E qui l’UE secondo me un po’ confonde la cultura con la promozione dei piccoli centri, bisogna tornare al 2013, Marsiglia, per trovare una città di una qualche dimensione, popolare e culturale, e prima Istambul, Linz, Tallinn, Vilnius, Liverpool e così via. Da allora, piccolette e non sempre significanti.
Scelta precisa, chiaro. L’unica, dunque, è offrire programmi attrattivi per l’anno in corso così da spingere i turisti della cultura in direzione: «Puntiamo a un milione di visitatori» spiegano gli organizzatori di Tartu 2024. Eh beh, allora mi son guardato il programma, per capire se. Ed è se, eccome.

Imperdibili. Il 10 e 11 maggio è in programma il primo festival culturale mondiale e si svolgerà dentro le saune con dibattiti diversi per ogni sauna, massimo 30 minuti. Alcune mostre per neonati. Dal 4 al 7 luglio si proverà a realizzare la più grande mostra di sticker al mondo. Ma è il 18 maggio che bisognerà essere a Tartu, perché ci sarà il leggendario festival del bacio: «lanciando una storica epidemia del bacio vogliamo porre fine ai preconcetti sulla freddezza degli estoni» e tutti giù a limonare.

“una ЯicostЯuzione lucida e allo stesso tempo accoЯata del funzionamento della giustizia italiana”

Scopro con grande interesse che il mio riferimento politico e, se posso dire, umano ha pubblicato un nuovo libro. Beh, mollo Diderot, Calamandrei, Lussu, Petrarca che avevo sul comodino e mi ci precipito.

Appassionante, comincio subito. Delle influencer, tra l’altro, vediamo che è questa distinzione di genere che fa il mio faro. Ma nel frattempo mi chiedo non è che mi sarò perso qualche suo libro? Non è che mi son distratto? Così dò un’occhiata alle sue ultime pubblicazioni, 2022 e 2021, da quando pubblica con Piemme. Ecco:

Sarà che un indizio non fa nulla, due nemmeno, ma tre signori della corte è evidente. L’elemento della ‘Я’ vannacciana al contrario è proprio distintivo e non solo: è anche nella stessa identica posizione nelle tre copertine e, non bastasse, è la penultima lettera di una parola da sei lettere. Ahah, il grafico di Piemme o è un grandissimo scansafatiche o è cirillico o è un vero genio.

A questo punto, con la collaborazione del gentile signor E., mi sento di suggerire alcuni elementi per i prossimi libri: nostЯo, vostЯo, destЯo, mastЯo, rostЯo, feltЯo, filtЯo, peltЯo. E fino al 2032 siamo a posto.

minidiario di navigazione di un grande fiume: appendice

Finito il minidiario mi è ovviamente scoppiata dentro l’egittomania, la nilomania, l’akhenatonmania. Come sempre, per quello l’avverbio, sarà che vivo di entusiasmi e passioni e, dunque, ora sono avido di letture.
Perché non farne condivisione, mi dico, come con tutto ciò che faccio? Anche solo per non tenermi il lavoro per me solo, avanti, dunque.

Il numero monografico di Meridiani sul Nilo dello scorso dicembre, per cominciare. Più strutturato, il saggione Nilo. L’Egitto antico raccontato dal suo grande fiume di Toby Wilkinson, egittologo e docente di Cambridge, lo sto leggendo ora con piacere. Sempre suo, l’importante L’antico Egitto. Storia di un impero millenario e segnalo infine il classico La civiltà egizia di Alan Gardiner. Molto interessante il resoconto di viaggio di Emilia B. Edwards Mille miglia sul Nilo, che nel 1873 trascorse quattro mesi in barca lungo il Nilo per poi contribuire significativamente allo studio dell’antico Egitto. Non ristampato di recente, chi può ripieghi sulla versione inglese A Thousand Miles Up the Nile.

Romanzi, anche se non sono molto ferrato. Molto Nagib Mahfuz, a partire dal La trilogia del Cairo e Il nostro quartiere. In ordine sparso, poi, Incontro in Egitto di Penelope Lively; Denise Pardo, La casa sul Nilo; La verità perduta, romanzo di Bruno Tacconi che ha come protagonista la rivoluzione di Akhenaton; Sono corso verso il Nilo di ‘Ala Al-Aswani, sui giorni di piazza Tahrir.

E il grande Belzoni? Eccolo: Marco Zatterin, Il gigante del Nilo. Storia e avventure del Grande Belzoni e Gaia Servadio, L’italiano più famoso del mondo. Vita e avventure di Giovanni Battista Belzoni anche se a dire il vero il secondo è noiosetto.

Venendo a cose più serie, fondamentali i contributi di Edda Bresciani, direttrice del museo egizio di Torino e grande egittologa: il meraviglioso Letteratura e poesia dell’antico Egitto, raccolta di testi originali pure in economica ora, e Testi religiosi dell’antico Egitto, di grande rilevanza e in cui consiglio l’Inno al Sole di Akhenaton. Dello stesso argomento, i testi raccolti da Sergio Donadoni per UTET, Testi religiosi egizi. Sempre di Bresciani, ma qui si va sul ricercato, Arte medica e cosmetica alla corte dei Faraoni con Mario Del Tacca e soprattutto, attenzione: elementari, Nozioni elementari di grammatica demotica. Affascinante La porta dei sogni. Interpreti e sognatori nell’Egitto antico. Anche la raccolta di antichi testi egizi di Wilkinson è da segnalare, Writings from Ancient Egypt, non credo sia tradotto, c’è l’edizione Penguin.

Ancora di Wilkinson, direi Il mondo di Tutankhamon. L’antico Egitto in 100 oggetti, anche se Tutankhamon è uno specchietto per le allodole occidentali. A fianco di esso, il buon saggio La vita quotidiana degli Egizi e dei loro dèi di Dimitri Meeks, Christine Favard-Meeks e La vita quotidiana in Egitto ai tempi di Ramses di Pierre Montet. Un buon saggio relativamente aggiornato sull’Egitto contemporaneo è invece Egitto. Democrazia militare di Giuseppe Acconcia, corrispondente per «Al Ahram», «The Independent», «il Manifesto».

Tra la saggistica di peso, di grande interesse Un solo Dio e molti dèi. Monoteismo e politeismo nell’antico Egitto e La morte come tema culturale. Immagini e riti mortuari nell’antico Egitto di Jan Assmann; il poderoso The Dawn Of Conscience di James Henry Breasted, scaricabile liberamente da qui; Il pensiero dell’Egitto antico di Jean Fallot, la rappresentazione egizia della vita e della morte, restituita alla propria dimensione non concettuale. Niente male, no?


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