the rise of an american hero

160613.remnickNon il libro su di lui ma un buon libro sulla boxe in generale: David Remnick, Il re del mondo.
Sebbene grosso modo a due terzi si perda e sebbene tutta la narrazione sia sproporzionata su ciò che ha preceduto Muhammad Alì, è un bel libro di storia della boxe e va giù tutto di un fiato (in questo senso il titolo originale è più chiaro: King of the World: Muhammad Ali and the Rise of an American Hero).
Remnick non è un esperto ma è un giornalista (è il direttore del New Yorker dal 1998), per cui sa scrivere molto bene e sa raccontare storie, il che va benissimo per un libro del genere. Superato il sottotitolo scemo dell’edizione italiana (diffidare sempre degli aggettivi vero e segreto), e visto il costo abbastanza ridicolo, è una letturina che consiglio.
A me, a Faenza nel 2014, andò giù in un paio di piacevoli sorsi serali.

io adooovo

Da ieri, come ogni anno, si corre ad Ascot.
E, come ogni anno, i cavalli non interessano proprio a nessuno.

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Adooovo la quieta eleganza e la sobrietà che contraddistingue la nobiltà inglese en plein air (traduzione: in libera uscita; o allo stato brado).

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Il tutto non sarebbe però possibile senza una robusta, robusta carica di corroboranti sbarazzini (ossignur, ma che è? birra con la cannuccia e Martini rosso annacquato?).

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Belline, proprio. Ma la regina resta lei, come sempre, sobria ed elegante:

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La cattivissima regina Elena, che io adoooovo più di tutto.

hai mozzicato un pipistrone?

Ieri sera appuntamento-nostalgia all’Arena di Verona con il concerto dei Black Sabbath (il mio video di Into the Void):

Che dire? Io avevo comprato i biglietti sperando di farne mercimonio ma, poi, la vicenda Axl/DC ha fatto crollare la borsa del bagarinaggio e fatto scoppiare la bolla speculativa dei biglietti dei concerti di seconda mano e, così, complice l’Arena, ho deciso di andare.
Temevo, in effetti, di trovarmi di fronte dei simpatici vecchietti tremolanti alle prese con numerose pause prostatiche (solo una, in effetti, anche se bella lunga): è invece tutto sommato no, Ozzy ha ancora una bella voce, ha fatto pure un paio di corsette e tende solo un poco a ripetersi, Tommiommi (si rassegni, signore: nessuno la chiamerà mai Toni) un bel piglio elettrico, Geezer Butler tiene abbastanza, e il batterista è più giovane e pestone per cui ha tenuto ottimamente il palco durante la sosta-anziani (quasi dieci minuti, voglio dire).
Buon suono, potente e pieno, ottimi posti, l’Arena d’estate ha un fascino irresistibile, diciamo che il movimento sul palco non è stato granché (come sempre, la dimensione dello schermo dietro il palco è inversamente proporzionale alla motilità dei suonatori) ma il pigiama di Ozzy era davvero strepitoso.
Certo, non è che ci si sia ammazzati di risate, quello no: i testi scritti da Foscolo, con levità sepolcrale, mantengono intatti la carica. Ma è un po’ quello che i devoti volevano, ieri sera, e che hanno raccolto a piene mani.

temo che il Levium non ce la farà

Nel gennaio scorso riportavo brevemente una proposta della rivista Nature di battezzare uno dei quattro nuovi elementi chimici ‘Levium‘, ovvero l’elemento di Primo Levi.
Proposta meravigliosa e condivisibile da ogni essere umano dotato di testa pensante, dicevo io, così da non ripetere gli obbrobri di germanio, francio, scandio, americio e californium e celebrare il fatto che «Levium potrebbe significare che la tavola periodica è per tutta l’umanità». E, invece, ieri sono state rese note le proposte ufficiali:

  • l’elemento 113 potrebbe chiamarsi nihonium (Nh), da ‘nihon’ la parola giapponese per indicare il Giappone;
  • l’elemento 115 moscovium (Mv), ovviamente in omaggio a Mosca che, secondo le motivazioni, ospita il Joint Institute for Nuclear Research;
  • il 117 tennessine (Ts), orrendo, in nome del Tennessee che è sede dell’Oak Ridge National Laboratory, della Vanderbilt University, e della University of Tennessee at Knoxville, posti importanti nella ricerca di elementi superpesanti;
  • l’elemento 118 oganesson (Og), infine, dedicato a Yuri Oganessian, lo scienziato 83enne dell’Istituto russo di ricerca nucleare di Dubna. Vivente.

Dai, Iupac, perdio, un po’ di coraggio, su. ‘Levium‘, ‘Levium‘, ‘Levium‘, ‘Levium‘.
E che cazzo, su.

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law without order

Sbirri spassosi, è possibile? Sì, è possibile.
Un primo giro sulla trottola di Brooklyn nine-nine, ormai alla quarta stagione, ovverosia poliziotti niuiorchesi del distretto 99 di Brooklyn.

Il protagonista indiscusso è Andy Samberg (il tizio a destra qui sopra, nonché marito di Joanna Newsom per chi ne sa) e il cast assortito in modo eccellente, chiaro che l’umorismo della serie, per quanto piuttosto scassone, è del genere semisofisticato (ehm…) della East coast niuiorchese.

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Strepitosa Gina Linetti, chi non la ama?

Il secondo giro di sbirri spassosi è invece di là, a Los Angeles, con Angie Tribeca.

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Qui la poliziotta-star è Rashida Jones (strepitosa, la amo fin da Parks and recreation, un’altra serie spassosona) e il genere è pesantemente alla pallottola-spuntata (l’ideatore è Steve Carell), per cui i casi variano dall’omicidio di un ventriloquo ai suicidi in serie di fornai.

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Le gags sono ancora più scassone ma sono talmente serrate (avete mai preso un volo della Air Jordan?) da essere abbastanza irresistibili, in particolare i dettagli (vedi Alfred Molina).
Entrambe serie eccellenti per il formato venti-minuti-di-cervello-spappolato (per deficienti, voglio dire, eccellenti per deficienti come me), non posso che consigliare caldamente.

un direttore mancato

Piazza Venezia, all’angolo con via del Plebiscito, due giorni fa un vigile dirigeva il traffico. Chiaramente un direttore d’orchestra mancato, ero estasiato.

Verrebbe da scrivere un titolo più appropriato: Mozart in the jungle.
Il che mi offre il destro per segnalare, appunto, Mozart in the jungle, serie tv (tratta dal libro di Blair Tindall e visibile in streaming) sul mondo della musica classica newyorkese – tutti vogliono suonare nella New York Symphony Orchestra – e più in generale del mondo della musica, con un direttore d’orchestra, Rodrigo De Souza, azzeccatissimo (fa un po’ il verso a Dudamel). Molto riuscita.

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Questo per dire che si può fare una serie divertente sul mondo della classica, sull’impegno, sulla dedizione e sullo studio. Si-può-fare. «Hear the hair».