la passione di Ali

Nel 1967, il campione del mondo dei pesi massimi fu richiamato alla leva per combattere nella guerra in Vietnam. Il campione rispose di no, adducendo la seguente motivazione:

«I got nothing against the Vietcong, they never called me “nigger”».

Non ho nulla contro i Vietcong, non mi hanno mai chiamato “negro”»). Il campione era ovviamente Muhammad Ali e non sarebbe certo stato mandato in Vietnam, bensì piazzato a qualche scrivania e a combattere ogni tanto, giusto per dimostrare che tutti, proprio tutti, dovevano dare il proprio contributo alla guerra.
Ma Ali si oppose e per quello fu condannato a cinque anni di carcere per renitenza alla leva. Non solo: gli furono ritirate anche le licenze per combattere e fu privato dei titoli mondiali. E ancora: Ali aveva venticinque anni, il che vuol banalmente dire che era al suo massimo atletico come pugile e così avrebbe – come è stato – perso i suoi anni migliori.

Tra i molti che si mobilitarono in difesa di Ali ci fu George Lois che dedicò una copertina di Esquire ad Ali e alla sua condanna:

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Meravigliosa. Ciò nonostante i giudici, la Difesa e le Federazioni pugilistiche furono irremovibili. Ecco le altre due copertine di Lois in difesa di Ali:

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Ali tornò a combattere solo nel 1971, a quasi trent’anni, contro Jerry Quarry e poi Oscar Bonavena. Solo nel 1974 Ali riconquistò il titolo, contro Foreman a Kinshasa, nel famosissimo Rumble in the Jungle, con l’incredibile rope-a-dope.
Questa è storia e il suo rifiuto di combattere è solo uno dei motivi per cui Ali è stato, davvero, il più grande di tutti.

la pattuglia acrobatica nazionale (PAN)

Ancora le frecce tricolori, stavolta a Roma per la parata del 2 giugno.

5851 - fori imperiali festa 2 giugno giugno 2016

Come quelle cose che non accadono mai per una vita e poi accadono due o tre volte a distanza ravvicinata. Comunque, devo ravvedermi e specificare che le frecce di solito sono dieci, per formare correttamente il 4-3-2-1 ma che, anche in questo caso, erano solo nove.
La parata del 2 giugno, invece, ha parecchi aspetti interessanti ma, come succede sempre in Italia, è del tutto monopolio della politica e delle famiglie, nel senso che tutti i posti a sedere sono riservati fino all’ultimo consigliere comunale e fino all’ultimo cugino di nono grado di Cadorna. Peccato, perché alcune cose sono proprio da vedere.

ups, he did it again

Banksy è entrato nottetempo in una scuola (non è ben chiaro se gli alunni gli avessero dedicato un’aula e, quindi, sia una forma di ringraziamento) e ha regalato agli scolari un mural, lasciando anche una bella letterina il cui succo è che è più facile ottenere il perdono che il permesso. Va da sé, quindi, che è meglio fare le cose che aspettare.

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Qui, nei suoi out (nel senso di fuori).

cose commoventi assai: il tram 28 nelle sue declinazioni

Lisbona è città di tram perché, oltre al fatto che i tram c’erano in tutte le città d’Europa, è piena zeppa di salite e discese ardite (sette colli anche qui): il tram, data la sua natura elettrica, funziona benone in quelle situazioni (vedi San Francisco). E sono i tram, come a Milano, degli anni Trenta, i Remodelado.
Una delle linee di tram più interessanti della città è il 28, che va da Graça a est fino a Campo Ourique e alla Basilica di Estrela a ovest. In particolare, passa attraverso l’Alfama, uno dei quartieri più belli della città. Per farla breve, il 28 è sempre pieno di turisti, perché tutte le guide riportano la cosa (per esempio, la lonely planet).

Come che sia, al capolinea ovest, alla Basilica di Estrela, si può scendere e attraversare la strada, entrando nel Jardim de Estrela, un bellissimo parco ricco di fontane, vasche, piante esotiche, palchetti per la banda e ogni altra amenità. Ben tenuto, tra l’altro.
Davanti al bar del giardino, come davanti a tutti i bar di tutti i giardini europei fino a qualche anno fa, c’è un gioco per i bimbi, tipo una macchinina elettrica (o un elicottero, per dire) che inserendo la moneta si agita e si muove per un po’.
A Lisbona, ovviamente, c’è questo:

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Ed è proprio il 28 Estrela. Commovente, secondo me.