Uno l’ha fatto!

Il capitalismo è sconfitto! Urrà.
Uno l’ha fatto!

Il capitalismo è sconfitto! Urrà.
Nel calcio sì e la polizia no.

L’iniziativa di legge di Ilaria Cucchi per “Disposizioni in materia di bodycam e identificazione del personale delle Forze di polizia in servizio di ordine pubblico”, presentata nel 2022, se ne sta in commissione dal 2024. Perché figurati se ci inimichiamo gli amici sbirri.
Alcuni giorni fa un nuovo Banksy su un muro della Corte di giustizia di Londra, lo raccontavo poco più sotto. Poi, siccome è un edificio classificato come sensibilissimo, hanno immediatamente provveduto a cancellare la deturpazione.

Ottenendo un risultato anche peggiore, niente male: pare la morte che uccide l’arcivescovo di Canterbury. Non so scegliere, a questo punto.
Questa foto è terribile.

Proprio in quel momento, la torre è quella sud. La foto è emersa da poco o, almeno, io l’ho vista per la prima volta pochi giorni fa. Mi ricorda certe immagini dell’Hindenburg.
Quando furono riportate alla luce le fondamenta del Globe Theatre di Shakespeare a Londra, gli archeologi scoprirono anche grandi quantità di resti di gusci di nocciole tra le murature e le pavimentazioni. Che ghiottoni di nocciole questi spettatori, si dissero gli archeologi in prima battuta, questi appassionati di teatro elisabettiano che con il loro sacchettino di granaglie seguivano attentamente le messe in scena dei The Lord Chamberlain’s Men.

Distrutto da un incendio il 29 giugno 1613, il Globe Theatre fu ricostruito entro il mese di giugno 1614, chiuso con un’ordinanza nel 1642 e definitivamente demolito nel 1644. L’attuale Shakespeare’s Globe, ricostruzione del 1997, discutibile perché non abbiamo immagini fedeli dell’originale, si trova un po’ spostato rispetto all’originale, che è ora sotto un condominio.
Comunque, da quel sotto-condominio emersero un sacco di gusci di nocciole. Qualche archeologo più dubbioso non si fece bastare la tesi degli spettatori ghiottoni e andò oltre, scoprendo che in realtà i gusci di nocciola facevano parte dei materiali da costruzione: venivano infatti miscelati con polvere e sabbia per creare una malta compatta che costituiva il pavimento dei teatri di età elisabettiana. Era tanto compatta che fu difficile da rompere anche quando venne ritrovata quattrocento anni dopo e, non meno, lasciava passare l’acqua senza che il pavimento diventasse scivoloso. Niente male. Immagino l’impresa edile mangiare un sacco di nocciole, prima dei lavori. Un pavimento del genere fu poi ricreato nel nuovo teatro.
Il fatto rilevante, secondo me, è il processo di comprensione, ovvero inseguire fino in fondo la spiegazione davvero soddisfacente e non accontentarsi della prima ipotesi: significa non solo scrupolo ma farsi carico delle cose e delle domande. E ciò vale per tutto, anche su ciò che riguarda sé stessi, non solo le questioni archeologiche.
Si era ripromesso di farlo e l’ha fatto: sei mesi da eremita in una capanna siberiana, sulla sponda del lago Bajkal. Mi piacerebbe.

È ‘Nelle foreste siberiane’ di Sylvain Tesson, nonostante sia più o meno stanziale è un libro di viaggio ed è anche appassionante: le sue visite ai ‘vicini’ sono ilari, i luoghi magnifici e paurosi, curiosi gli elenchi dei libri che si è portato con sé, la condivisione è assoluta, riporta anche tutta l’attrezzatura che ha scelto, ammette di aver conosciuto gioia e disperazione. «Ogni giorno ho annotato i miei pensieri su un quaderno. Adesso quel diario e nelle vostre mani».
Il punto è però un altro, la gestione del tempo: «Nella taiga ho subito una metamorfosi. Nell’immobilità ho ritrovato qualcosa che il viaggiare non mi dava più. Il genio del luogo mi ha aiutato a addomesticare il tempo. Il mio eremitaggio è diventato il laboratorio di queste trasformazioni». Tesson è forse il più interessante tra i viaggiatori degli ultimi anni.
Per curiosità, il primo libro che Tesson ha portato è Quai des enfers di Ingrid Astier e l’ultimo I tre avventurieri di José Giovanni.
▸ David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più (1998)
▸ Erika Fatland, La frontiera. Viaggio intorno alla Russia (2017)
▸ Erika Fatland, Sovietistan. Un viaggio in Asia centrale (2016)
▸ Sylvain Tesson, Nelle foreste siberiane (2012)
▸ Tino Mantarro, Nostalgistan. Dal Caspio alla Cina, un viaggio in Asia centrale (2019)

Il professor Lucertola, Lupetta e il tigrotto, il vagabondare nel mondo alla rovescia, quello degli acquari delle banche, degli ospedali senza umanità, un mondo fatto per i miei sedici anni desiderosi di libertà e avventure e di sovversione del potere. Sì, anche con uno sberleffo. Al bar Sport sotto il mare era tutto più sofisticato, a cominciare dalla Luisona, noi al bar allora non ci eravamo mai stati, noi stavamo per strada e lì sì che bisognava essere guerrieri, se possibile comici e non troppo spaventati. Bravo Benni, delicato, gentile, spiritoso, sempre con un tocco affettuoso. Musica per vecchi animali fu definito così, “Inconsistente, grossolano” dalla commissione film della CEI nella valutazione pastorale, ahah, e non poteva esserci vittoria migliore su quei minchioni. Dissero anche: “Tentare di trovare un senso al ‘non senso’ del film è impresa disperata”, non ci arrivavano proprio, questi poveri di spirito. Quale migliore conferma? E noi giù per strada a ridere di tutto ciò che voleva l’ordine, l’esercito, le famiglie, la scuola, le banche, i sindaci, gli ospedali, abbattendo tutto con il kung fu. Ciao, Benni, e oh: grazie!
A Londra, sul muro della Corte di giustizia.

Formidabile la foto col parruccone vero che passa nel momento davanti al parruccone bidimensionale.
Vista così parrebbe un’indicazione generica, la magistratura che se la prende con chi manifesta dissenso, in realtà lo stencil arriva due giorno dopo il fermo di 890, ottocentonovanta!, persone in corteo che protestavano contro il provvedimento contro il gruppo Palestine Action. La solerzia delle forze dell’ordine quando si parla di Palestina è sempre sorprendente.
[Aggiornamento] Ovviamente il mural è già stato cancellato ma mica perché lo Stato inglese è repressivo, cioè lo è ma non per questo, bensì perché è una Corte di giustizia, “listed grade 1”, quindi nessuna scritta o manifesto è tollerato. Il che fa ovviamente parte dell’idea stessa di street art. Nemmeno a dirlo. Anche questa, nella foto, è una parte parecchio divertente del processo.

Ero scettico, lo ammetto. Pensavo fosse l’ennesimo libro di un viaggio anche interessante ma raccontato da dilettante, cosa che accade di frequente. Non scritto male, intendo viaggiato male, cioè da coloro che non sono in grado di trarre le giuste conclusioni dai viaggi interessanti che fanno. Per esempio, e sì che ha fatto una cosa notevole, il giovane uomo italiano che ha appena compiuto un giro del mondo a piedi, che ha messo avanti l’esperienza da mettere in carnet rispetto all’approfodimento e al confronto e dalle interviste non emerge, mi pare, molto di rilevante.
E invece no, ‘Nostalgistan. Dal Caspio alla Cina, un viaggio in Asia centrale’ di Tino Mantarro è notevole, bel viaggio e bel libro, raccoglie e racconta bene e con il giusto modo. Senza romanzare e senza trovare il bello per farsi bello. Certo, è un libro per appassionati di terre ex sovietiche, come dice lui: «Sono sensibile all’estetica dello sfascio» e io mi allineo. Grazie a R. che me l’ha consigliato sulle strade azerbaigiane, i libri di viaggio sono come i viaggi, si suggeriscono e condividono, difficile si trovino.

E se poi si è stati a Baku, a Khiva, Bukhara, Samarcanda, Tashkent, Dušanbe, Khujand, Bişkek e così via è meglio, che si visualizza. Ripeto, per appassionati del genere-viaggio nelle repubbliche ex sovietiche. O come dice Tesson – prossimo post sui libri di questo genere – che nulla gli piace di più di «una cittadina che si chiama Komsomol o Partisan, semideserta, che sgocciola fanghi di perforazione sotto un cielo d’acciaio, appoggiata alle stampelle di piloni storti e tralicci, abitata da ubriaconi, da hooligan, da ragazze imbronciate e anziani che rimpiangono sempre i tempi dell’Unione sovietica». Anche qui, concordo e già mi viene lo spasmo di preparare lo zaino. Adesso punto Pamir e Karakorum Highways.
▸ David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più (1998)
▸ Erika Fatland, La frontiera. Viaggio intorno alla Russia (2017)
▸ Erika Fatland, Sovietistan. Un viaggio in Asia centrale (2016)
▸ Sylvain Tesson, Nelle foreste siberiane (2012)
▸ Tino Mantarro, Nostalgistan. Dal Caspio alla Cina, un viaggio in Asia centrale (2019)
Anche Mondrian dipinse mucche.




Scivolando, pian piano e giustamente, verso l’astratto.
Il Mondrian successivo, poi, quello che conosciamo tutti, ha trovato uno strano connubio, incolpevole perché postumo, tra i riquadri colorati e le vacche, va’ a sapere perché. Per esempio, la “Moondrian Cow” – ahah, ottimo nome – di Jon Eastman:

Replicata poi variamente anche a grandezza naturale, da pascolo:

Se è vero che all’interno del movimento De Stijl qualcun altro si occupò di vacche, come per esempio Theo van Doesburg in Study for Composition (The Cow) del 1917, il mistero resta tale.

Infatti, il connubio tra i rettangoli colorati di Mondrian e le mucche resta forte ed esplorato. Per esempio, ad Amsterdam un paio d’anni fa sono incappato in un artista che ai Mondrian sovrapponeva mucche, rimandando ad altro, Vermeer nel terzo da sinistra, per dire.

È vero, c’è anche un cavallo. Il mistero resta insoluto, le mucche di Mondrian hanno più di un secolo e l’arte del Novecento andrebbe riscritta alla luce di questo fatto che ho qui evidenziato. Attendo inviti a conferenze.
Ah, a margine: il palazzo di Booking dietro, in fondo alla piazza, l’hanno acquistato con i miei soldi che spendo per risolvere misteri dell’arte.