Dieci minuti fa, nel cielo sopra la mia testa.

Da notare due cose:
– sono otto Frecce e non nove (certo, l’avevamo visto benissimo);
– hanno chiaramente finito la cartuccia del rosso.
Dieci minuti fa, nel cielo sopra la mia testa.

Da notare due cose:
– sono otto Frecce e non nove (certo, l’avevamo visto benissimo);
– hanno chiaramente finito la cartuccia del rosso.

Una tolleranza amorosa, altroché. E tutti vissero in pace.
(L’accumulo di messaggi all’interno di questa sola immagine è imbarazzante).

Oggi apre in Italia Audible, ovvero il posto degli audiolibri.
Il modello commerciale è quello di Netflix, quindi ad abbonamento mensile senza limiti di ascolto, però ibrido, nel senso che è possibile scaricarsi gli audiolibri e poi ascoltarli offline. Fin qui tutto bene, non fosse che ovviamente serve l’app e, per quanto se ne sa ora, non sarà possibile esportare i files audio su altri devices che non supportino l’uso di apps. Un lettore mp3, per esempio.
Quindi, al momento, non fa per me. Diciamo che ne godrò indirettamente.
Ei fu. Siccome immobile,
pagava l’ICI.

Questo, al momento. Poi, come tante cose, sparirà del tutto.

Ieri sera, Lo chiamavano Jeeg Robot.
Divertente, ben costruito, tiene incollati allo schermo per due ore buone alternando sequenze stile manga giapponese a vicende che si intrecciano esplicitamente a Romanzo criminale e Gomorra. Tutto bene.
C’è una cosa però che non capisco: il film ha pochi riferimenti con il reale (o l’attualità, meglio), pochissimi con la politica (uno solo, mi pare), tutto si svolge in una Roma devastata dalle bombe ma tutto sommato di contorno, senza troppi accenni. Alla fine, però, il riferimento all’attentato dinamitardo allo stadio Olimpico è preciso, richiama esattamente quello di Cosa nostra del 1994, non riuscito per un difetto al telecomando. La stessa regia a un certo punto, cosa che non serve a nulla dal punto di vista della narrazione, inquadra due volta la bomba e la scritta in mezzo, Semtex. Anche questo è un richiamo diretto alle stragi di via D’Amelio e del rapido 904 e, in generale, di nuovo a Cosa nostra. Perché, mi chiedo? Non capisco cosa un riferimento così preciso voglia dire, a maggior ragione in un film che di riferimenti precisi non ne fa. O, almeno, io non ne ho colti.

Un’eccellente fotografia di un’azione:

George Best – durante un Manchester United-Arsenal del 1967 finito 1 a 0 con goal di Aston – salta tra Pat Crerand, Frank McLintock (A) e John Radford (A), quasi tutti in una sospensione irreale, come se i tre da destra non stessero nemmeno saltando.
E invece il salto c’è, eccome.
Bellissima. A chi interessasse, la sintesi video della partita.

William A. Rossi, The Sex Life of the Foot and Shoe, 1976, Saturday Review Press.
Spaziando dall’arte alla psicologia, dalla storia alla letteratura, William A. Rossi – un vero specialista nel settore – illustra le vicende dell’umano interesse per i piedi.
Un libro imperdibile, anche per l’elegante copertina.
Come detto qui sotto, la serie 11.22.63 (a chi fosse sfuggito, il titolo è la data dell’uccisione di JFKennedy) sta per andare in onda in Italia.

Ovviamente la data-titolo è scritta all’americana, mese-giorno-anno.
Ma la cosa bislaccona è che mandandola in onda in Italia hanno ben pensato di ordinare la data all’europea, cambiando dunque anche il titolo:

E a seguire il titolo del romanzo e così via. Si fa? No, secondo me non si fa.
Provinciali.