koninkrijk der nederlanden subbaqquo e non

Una precisazione prima di un po’ di map porn: l’Olanda è un’area geografica dei Paesi Bassi, più o meno corrisponde all’antica Contea d’Olanda, e numericamente consiste in circa sette milioni di persone. La sineddoche di ‘Olanda’ per indicare il tutto è comunemente usata all’estero ma non gradita dagli abitanti, quindi noi sinceri democratici (seee) cerchiamo di usarla il meno possibile. I Paesi Bassi insieme ad Aruba, Curaçao e Sint Maarten costituiscono il Regno dei Paesi Bassi, giova sempre ricordare che è una monarchia. Infine, poiché il Regno ha la stessa bandiera, la stessa capitale, la stessa sede di governo dei Paesi Bassi, è abbastanza comune confonderli. Però, per favore, Paesi Bassi, no Olanda.

E ora il map porn, stavo tergiversando per aumentare l’attesa: ecco i Paesi Bassi come sarebbero se non avessero costruito le dighe qua e là nel tempo. Ovvero, curiosamente, mancherebbe quasi tutta l’Olanda e oggi, se così fosse, non ci confonderemmo.

Alcune tra le città principali, Amsterdam, Leyda, Rotterdam non esisterebbero. Le cannette andremmo a farcele a, che ne so?, Utrecht. Ed ecco come i Paesi Bassi, invece, sono oggi:

Meglio se affiancati? Sì, si coglie di più.

Sempre per il piacere delle mappe, ecco quella dei rilievi. Particolarmente significativa in questo caso, perché l’Olanda, oh no, i Paesi Bassi, sono uno dei pochi paesi al mondo ad avere ampi territori sotto il livello del mare. Ovvero, tutte quelle zone più blublublublu, come gli occhi di Paul Newman.

Che altro? Beh, per ora niente ma che belle le mappe, irresistibili per me. Ci torno.

il mio parco mezzi reale o immaginario: il camion sbarazzino

Due anni fa mi sono detto ora sei un uomo e di conseguenza devi possedere un mezzo adatto alle tue esigenze e, soprattutto, al tuo prestigio finalmente acquisito come uomo adulto e realizzato, con un posto di rilievo nella società.
Allora ci ho pensato, ho scartato le triumph spitfire, le corvette stingray, le ford capri, le alfa romeo gtv, le lancia delta hf integrale, uff, e ho optato per un mezzo che vada su tutto, elegante e funzionale, che mi apra le porte dei teatri come delle trattorie per i camionisti, che desti rispetto e ammirazione ovunque. E l’ho preso.

Un Piaggio Porter, il mezzo più bello del mondo.
Non ci si faccia trarre in inganno, è una bestia, cinque marce, quattro ruote, ottocento chili di carico sotto balestre, millecento di cilindrata, raggiunge i cento lanciato e poi comincia a prendere fuoco. Attualmente servosterzo, antifurto satellitare, chiusura centralizzata, abs, vetri elettrici, impianto stereo, bluetooth, sistema antiribaltamento, antialce, non funzionano. Ma è un momento.
Il mio Porter era del Comune di Torino, ancora le scritte si intravedono sulle portiere, prima o poi andrò a Torino e girerò impunito dicendo che son del servizio verde pubblico. Ed è il mezzo prediletto dai giardinieri, appunto, specie nei paesi del lago dove le strade sono strette. Gran mezzo. La ragazza al telefono dell’assicurazione è nata lo stesso anno dell’immatricolazione e non si capacitava di come potesse non avere l’ABS. Eh, cara. Manco rientra la leva delle frecce, immagina tu.
In molti luoghi del mondo, essere a bordo di un camion – camioncino, sì, anche – ti guadagna immediatamente rispetto. E vantaggi. Durante il lockdown avrei potuto tranquillamente girare perché per il solo fatto che sei su un camion – camioncino, sì, ancora, ma è immatricolato come camion – è evidente che tu stia lavorando. Magnifico. Nelle trattorie dei camionisti, mi trattano come un pari. Piccolo, mi danno una pacca affettuosa, ma pari. Come a un collega bambino. Son soddisfazioni.


tutti i mezzi: Porter |

la musica delle stagioni, estate 2021

Cambio di stagione e nuova pleilista, quella dell’estate appena finita.
Anche qui l’ispirazione di inizio stagione è venuta dalle voci femminili alle prese, genericamente, con i primi lavori nel mondo della musica, dotate di una spinta di genere che apprezzo molto, meno stanche e ripetitive degli omologhi maschi, per dire cose vaghe. Poi, tra qualche ripescaggio di nomi noti dovuti allo stato d’animo del momento e alcune uscite valide, la pleilista ha preso mediamente un’altra piega, come succede quasi sempre.
Ovvio, mica sto facendo la raccolta della migliore musica di sempre, farei tutt’altro lavoro, qui metto in fila alcune cose interessanti sentite in un periodo e – si colga la finezza e lo sforzo – di solito niente che sia già in altre compile, o quasi. E raramente più di un brano per autore/trice. A meno che, scientemente, non abbia deciso di insistere.

Poi ci sono le pleiliste passate, le quattordici stagioni precedenti, longeve, altro che Sentieri.

Eccole, tutte: inverno 2017 (75 brani, 5 ore) | primavera 2018 (94 brani, 6 ore) | estate 2018 (82 brani, 5 ore) | autunno 2018 (48 brani, 3 ore) | inverno 2018 (133 brani, 9 ore) | primavera 2019 (51 brani, 3 ore) | estate 2019 (107 brani, 6 ore)| autunno 2019 (86 brani, 5 ore)| inverno 2019 (127 brani, 8 ore)| primavera 2020 (102 brani, 6 ore) | estate 2020 (99 brani, 6 ore) | autunno 2020 (153 brani, 10 ore) | inverno 2020 (91 brani, 6 ore) | primavera 2021 (90 brani, 5,5 ore) | estate 2021 (54 brani, 3,25 ore) |

Bon, le cose stanno lì, se qualcuno si diverte mi fa piacere e, magari, me lo faccia sapere.


L’indice delle compile

il Merkel-Raute o del potere

Il «Merkel-Raute» (il rombo) o il «Merkel-diamante» o, ancora, «il triangolo del potere» è senz’altro la signature gesture di Angela Merkel.

Con ripetuto gesto verso l’alto e verso il basso, in Italia starebbe per macosastaifacendo?, munariamente parlando, ma non è questo il caso: questa è una posa riflessiva, di potere concentrato, stabile e focalizzato. Sguardo puntato e due fuochi di emanazione del potere. Se ne potrebbe fare anche un set di Pantone.

La stessa CDU giocò con il «Merkel-Raute» nella propria comunicazione fin dal 2013, usando l’emoticon “<>”, brillante.

Gli auguri di compleanno della CDU ad Angela Merkel per i suoi sessant’anni

Leggermente staccate le mani e ruotate un poco in avanti, in Italia il gesto assume tutt’altro significato, cosa che peraltro ben si accorderebbe con l’atteggiamento della Banca centrale europea nei nostri confronti, almeno fino a Draghi. Ma non è questo, fortunatamente, il caso del «Merkel-Raute». L’ho detto, mi mancherà.

59 secondi di… mietitrebbiatrice

Il momento dell’estasi di fronte alle macchine-per-fare-cose. Il miracolo della mietitrebbiatrice, non è questione di età.
Per l’ennesima puntata di “59 secondi di…”, la rubrica più libagna dei sèrchioli, un altro episodio fatto di soli cinquantanove secondi di qualsiasi cosa venga in mente, che abbia o meno un qualche significato intrinseco e che abbia un qualche tipo di senso immortalare. Preferibilmente con i mezzi più ridotti possibile.

Entra tutto ed escono solo i chicchi già puliti, dal sedere della macchina poca roba, la digestione dell’apparecchio è un vero mistero. Che mi estasia, poi di notte è ancora più suggestivo. E non è come una volta che le beccavi in strada e stavi in coda a due all’ora, oggi sfiorano pure velocità mai viste. Ruspa vince ancora ma mietitrebbia è sempre in alta classifica.

Tutti i 59 secondi di…
25 aprile | approccio primaverile | banda dei vigili | Bernina express | calma piatta ferrarese | centro ittiologico | dna | festa dentro una panda | fustigazione | la finestra sul cortile | mietitrebbiatrice | neve marzolina | non aprite quella porta | nuvole vulcaniche | segnaletica stradale e umarèll | signora e neve | stazione di Amburgo | tabellone dresdense | tevere notturno | videocitofono | vista berlinese | vittoria ai referenda |

toh, che incroci: le madeleine

Chi almeno una volta non ha parlato della madeleine [mad.lɛn] o in modo più colto della petite madeleine alludendo con il sopracciglio alzato e una leggera scossa della testa a quello là, a Proust, alla faccenda dei ricordi giovanili scatenati dal dolcetto, «Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di focaccia toccò il mio palato, trasalii», alzi la mano. Nessuno, infatti. Si allude, si rimanda a quello là, ci si fa un cenno di intesa che tanto si sa di chi e cosa si parla e bon, andiamo in pace.
Ma è falso, nove volte su dieci, è una cosa che si dice ma chi – per davvero – l’ha letto? Nessuno, pochi, qualcuno raro. Io ci ho provato e per poco non sono morto, cinque righe di descrizione mi son faticose, mica potevo farcela. E che noia, posso dirlo? Lo dico? Che noia. «Depongo la tazza e mi rivolgo al mio animo. Tocca ad esso trovare la verità». La stessa narrazione dei sentimenti e delle emozioni che fanno trasalire, signore, libera me domine. Posso dirlo di nuovo? Chebballeprust. Una delle cose che col passar del tempo sparirà, amen, qualcuno oggi lo legge? Non credo, immagino di no, forse qualche stantio programma scolastico provinciale francese? Non so.
Comunque. C’è una cosa che mi interessa. La tradizione fa risalire la madeleine [mad.lɛn] alla cucina di Madeleine Paulmier, cuoca del XVIII secolo al servizio di, senti senti, Stanisław Leszczyński. Che sarebbe un nome ignoto se non lo avessi conosciuto a Nancy qualche settimana fa, l’ho raccontato qui. E siccome l’ardito polacco Leszczyński era, lo ricordo, suocero di Luigi XV di Francia, gli fece assaggiare il dolcetto che la sua cuoca a palazzo faceva e lui, il re, pare l’abbia nominato madeleine [mad.lɛn] per questo.
Che soddisfazione, ora potrò e lo farò per sempre fare un cenno della testa, parlando della madeleine [mad.lɛn], e rimandare non al Proust ma al Leszczyński, alla sua storia avventurosa e, se son fortunato, raccontarla.