Ma che si poteva pretendere da loro?

Certo, ammetto che la delusione per la Regina Elena (EHurley) è ancora fortissima in me.

Ma che si poteva pretendere da loro?

Certo, ammetto che la delusione per la Regina Elena (EHurley) è ancora fortissima in me.

Se vi siete chiesti chi ci guadagni (soldi veri, intendo, a palate) con Pokemon Go, ho la risposta: Google.

La cosa sarebbe dovuta essere lampante fin dal login (non a caso: solo Google e NON Facebook o altri) e dall’utilizzo di Google Maps: i soldi entrano a palate con incassi diretti (Play store, un giorno l’app ha totalizzato il 47% degli incassi totali dello store: qualche cifra in tempo reale? Eccola) o indiretti (partecipazioni in Niantic, Inc., in cui hanno investito The Pokémon Company e Nintendo).
Qui un bell’articolo con parecchie info in più (grazie a mr. F.). Voi, invece, che siete da qualche parte a giocarci smettetela, santoddio, non ha alcun senso.
Se io possedessi un appartamento sulla Quinta Strada a Manhatthan, al sessantatreesimo piano della Trump Tower, questo è esattamente ciò che vedrei dalla finestra:

Bello ma poi si sa, tutte le cose alla lunga vengono a noia. Seee.
Una cosa che faccio talvolta – come tutti, immagino – è girovagare con Street View, fotogramma per fotogramma passo per passo. Un giorno, che so?, in Colorado sul fiume Colorado, e un altro sul lungomare di Port Elizabeth. Così, per girare.
Non sempre posti belli: oggi sono finito a Černobyl’, proprio alla centrale, dove finisce la strada. Qui.
Si vedono la centrale con il reattore 4 e le nuove costruzioni di contenimento. Dentro il sarcofago, dove si trova il famoso “elephant’s foot“, ovvero la stalagmite risultato della fusione di nocciolo e reattore, la situazione è inavvicinabile: si vede qualcosa in questo video.
A Kiev, al museo dedicato al disastro di Černobyl’, un’installazione ricorda le città cancellate dalla mappa in seguito alla contaminazione radioattiva: ogni insegna una città o paese.

Sono davvero molte, circa trecentomila persone furono evacuate a seguito dell’incidente. Fa ancora paura.
Rimandato a casa all’esordio da Del Potro in due set, Djokovic si sconforta.

Foto niente male, ci sono tutti gli elementi che ci devono essere per rendere un’immagine autonoma, quasi persino senza didascalia.
Il 22 febbraio del 2006 scrivevo questo post:
Oltre a dare una data esatta per la mia scoperta e condivisione di Youtube (che è del 2005, quindi non troppo prima), questo post chiarisce che la piattaforma, fin dalla sua fondazione, è servita sostanzialmente a una cosa sola: i filmati scemi che tanto fanno ridere. Non c’è niente da fare, siamo proprio fatti così.
La piscina dei tuffi completamente verde non è male, anzi. Esteticamente oserei dire che pareggia l’azzurro classico-piscina.

Certo, io mica mi ci devo tuffare (Cagnotto non ha gradito, giustamente). E poi chi l’ha detto che deve essere azzurra, la piscina? Capisco il giallo no, poi sembra pipì, rosa nemmeno se no poi le persone scompaiono, marrone non ne parliamo, ma perché bianca no? O viola?

Internet archive è una maxi-biblioteca digitale senza scopo di lucro che tende a conservare in maniera stabile i contenuti man mano apparsi in rete. In realtà detta così è riduttiva, lo scopo è garantire un «accesso universale alla conoscenza», il che sposta l’asticella un bel po’ più su. Con venti petabytes di dati salvati è più o meno una tra le banche dati in rete più grandi e accessibili: per esempio, ci sono quasi diecimila giochi per Amiga perfettamente giocabili e disponibili.
Uno dei progetti più interessanti è la Wayback machine, già se ne parlò, ovvero la macchina del tempo della rete: ciclicamente il sistema scatta una “fotografia” a moltissimi siti internet e ne conserva le pagine in date determinate, così da renderne possibile la consultazione anche anni dopo, mantenendo l’aspetto originale. C’è anche trivigante.it, figuriamoci, dal 2007.
Perché che internet conservi le cose è una pura (e banale) illusione: sparisce quasi tutto e in tempi incredibilmente brevi. Per molte ragioni: servizi non rinnovati, dati perduti, mancanza di manutenzione e così via. Lo spazio su disco costa. Basta fare una prova semplice semplice: consultare una vecchia pagina piena di link e verificare che ormai moltissimi non conducono più a nulla.
Per fortuna c’è chi si occupa di conservare (e io a Internet archive ci vorrei lavorare), perché rassegnamoci: di noi non resterà nulla. O poco.
Domenica la piattaforma petrolifera galleggiante Transocean Winner, solitamente di stanza nel mare del Nord, ha subito le intemperie del mare in tempesta e ha rotto gli ancoraggi, andandosene pel mare. Dopo un po’ di vagolamento, ha incocciato la costa dell’isola di Lewis, in Scozia, proprio di fronte al cimitero.

Immagino i discorsi tra i due signori qui sopra in giacca gialla, dopo una telefonata un filino preoccupata al commissario dell’isola, al cugino fornaio facente funzioni di pompiere e allo zio operaio in pensione. Ossignore, e adesso chi lo porta via ’sto mostro? Qui il video della piattaforma che balla davanti alla riva.
Un breve racconto di Rodolfo Sonego:
Durante il mio ultimo viaggio in Russia ho incontrato un turista di Brescia, un uomo grassoccio che aveva una sua impresina, un piccolo laboratorio.
Mentre gli altri turisti guardavano le vestigia degli zar o le ultime statue di Lenin abbandonate in bella evidenza, lo scorsi intento a contemplare una fabbrica dismessa: operai che mangiavano un panino, delle capre, dei guardiani. Si avvicinò e iniziò a fare delle domande: era stata una fabbrica di oggetti di plastica. Il turista di Brescia continuò a fare domande, conti, preventivi. Lo lasciai che stava bevendo un tè.
Seppi poi che aveva riaperto la fabbrica, aveva impiantato una produzione massiccia di elefantini di plastica, aveva sbaragliato i taiwanesi ed era diventato miliardario.
Ora se vuoi fare lo scrittore, devi innanzitutto capire che il mondo non è saggio: è squilibrato. Tu, quanti elefantini di plastica avresti messo in produzione?
Perché la gente vuole comperare elefantini di plastica?
Perché la gente vota per Berlusconi?
Perché il cardinale faceva lo strozzino?
Come fece la banda del lotto a truffare miliardi per anni con tecniche da I soliti ignoti?
Non si sa.
Da Tatti Sanguineti, Il cervello di Alberto Sordi. Rodolfo Sonego e il suo cinema.