
67, 580, la ruota è ovviamente Torino.

67, 580, la ruota è ovviamente Torino.
Due canonici dialoghi di film d’azione, dal meraviglioso Polygen (che gli dei lo proteggano sempre):
L’ispanico: Merda, amico! E quella cosa laggiu’ che diavolo era? Non ce la faccio, bello!
Il muso giallo: E’ la fine!
L’ispanico: Qualcosa mi dice che e’ successo qualcosa. Capisci? E’ tutto inutile!Jay: Capisci? E’ tutto inutile, bello! Cristo Santo! E’ tutto inutile, fratello nero!
Il sergente Jefferson: Non ce la farete mai se rimango con voi… Dannazione! Non siamo soli in questo posto!
Jay: Maledizione! Che diav…?
Il sergente Jefferson: Che fottutissima stronzata del cazzo, fratello!
Jay: Maledizione! Cosa diavolo succede qui?
Alcuni mesi fa ho visto questa macchina, sotto il mio ufficio:

Proprio loro, la Renault 4 dei cugini Duke, che stavano cercando materiale elettrico.
Qualche giorno dopo, per caso, in rete ho visto questa:

Chiaro che nessuna delle due è una Dodge Charger R/T del 1969, che nessuna delle due foto è stata scattata a Covington e che i proprietari, pur non avendoli visti, non sono certo né Bo né Luke: quanti ne avrà fulminati quel telefilm, negli anni?
Confesso: l’effetto sulla Panda lo trovo davvero comico.
Sì, una volta c’erano i riparatori di bambole:

Occhi, nasi, dita, cose così. Ma anche gufi e animali vari. Chi ha detto: che paura?
(A Roma, una traversa di via di Ripetta, se c’è ancora).
La vicendella è vecchiotta ma sempre sapida. Ai tempi dell’uscita di windows 8, Microsoft – nella furia di far uscire apps per guarnire il proprio store – progettò un’app che permetteva di disegnare a mano le operazioni matematiche e di effettuare i conti come una normale calcolatrice. Idea buona, ben riuscita e funzionava pure bene.
Pensarono, ragionevolmente?, di unire il concetto di calculator, calcolatrice, con un qualche termine che desse l’idea del poter scrivere a mano (cioè con il dito o il pennino); scelsero ink, cioè inchiostro. E fu così che nacque il leggendario:

Fortuna che ho salvato l’immagine ai tempi. Cambiarono piuttosto rapidamente il nome, almeno in Italia e paesi limitrofi. Ma il ricordo resta indelebile.
I Viola Beach, band inglese di indie rock (che non vuol dire un cacchio), sono entrati direttamente al numero uno della classifica inglese (il 5 agosto, classifica degli album) con il loro omonimo disco di debutto.

Il fatto, purtroppo, è che tutta la band è perita in un incidente stradale in Svezia lo scorso febbraio; per cui resta la musica che, a quanto pare, riscuote consensi.
Mi fa piacere, per quello che conta. Qui un po’ di ascolti.
Quattro imperdibili recensioni di libri (imperdibili anch’essi), dal meraviglioso Polygen (che gli dei lo proteggano sempre):
Un Nano Infallibile
“Vorrei davvero essere in grado di scrivere io un’opera cosi'”
The Los Angeles PostDottore Dandy
“Una immensa saga familiare magistralmente ideato, che schiude al lettore le porte del mistero e dell’ignoto annidati ai confini della realtà”
Panorama
E due che, ovviamente, non hanno nulla a che vedere tra loro:
Ombra Crudelmente Depilata
“Una boccata d’aria fresca nel panorama letterario venezuelano”
Ken GrishamMassaggiatore Di Venere
“Una boccata d’aria fresca nel panorama letterario camerunense”
The Washington Bulletin
È il periodo appropriato per ricordarsi di un paio di cose vecchiotte di Rémi Gaillard: prima il decathlon urbano:
e poi la ginnastica urbana:
Avanti con lo sport urbano.
Un posto che mi mette allegria ogni volta che ci passo.

Perché la Ledecky, ci chiediamo tutti, nuota da sola? Non ha amiche?

Questa è persino più bella, sebbene l’immagine faccia schifo.

Un altro pianeta, ai mondiali 2015 aveva fatto una gara pazzesca nei 1500 doppiando – dico: doppiando – almeno una nuotatrice, qui. Se dura, batterà i record di Phelps.