
Non che ne avesse bisogno, quanto meno è una consacrazione di un’importanza indiscutibile. Amerikanska traditionen, vero.

Non che ne avesse bisogno, quanto meno è una consacrazione di un’importanza indiscutibile. Amerikanska traditionen, vero.
Un bel modo per celebrare e ricordare Dario Fo è riguardarsi (già visto, vero?) «Musica per vecchi animali». Lucio Lucertola, Lee il tigrotto campione-di-fast-food e Lupetta, vera signora, protagonisti di un film molto poetico e sognante tratto da Comici spaventati guerrieri di Stefano Benni.

Per un motivo a me ignoto rimase nei cinema pochissimo, ma in rete si trova cercando un pochino. Perché ricordare la prima regola del kung-fu è fondamentale: talvolta le risposte arrivano prima delle domande.
Un altro bel modo è ricordarlo con Franca Rame:

Mmm, peccaminosi.

Che dire? Mi mancherà, come a molti. Che contentezza che provai quando vinse il Nobel, e poi che lo sapesse in quel modo, in auto, con una compagnia così improbabile. Lo vidi a teatro a Milano alla fine degli anni Ottanta ed ebbi modo di parlarci qualche minuto (di ringraziarlo, in realtà), perché il suo camerino era sempre aperto. Ecco, mi mancherà anche quel modo di fare, aperto e disponibile verso le persone, le parole e le occasioni, che oggi vien così poco praticato.
Gli sceicchi turbantosi arricchiti grazie al nostro vizio di andare ovunque in macchina hanno, in settimana, posato la prima pietra di un altro superpistolone dopo il Burj Khalifa, il Dubai Creek Harbour.

Il DCH sarà un pippottone di quasi un chilometro, affidato a Calatrava che di certo cercherà di farne un ponte, del quale gli appartamenti sono già in vendita, con la benedizione del sovrano Mohammed bin Rashid Al Maktoum e del Dubai tutto.
Certo, vivere a ottocento metri di altezza ha il suo fascino, o potrebbe averlo, nel senso che come sempre conta poi quello che hai attorno e quello che vedi: se è Dubai e il deserto, non è detto che sia entusiasmante.

Ma siccome i posti sono pochi, costano. Tremila euro al mese per l’affitto di un appartamento al 29° piano del Burj Khalifa (bassino, invero, visto che i piani sono 160) – tre bagni, due camere da letto e soggiorno con cucina a vista (tre bagni?) – e poi alcune scomodità insuperabili, come racconta Simone Pagliani, già pilota delle Frecce Tricolori, che abitò a Dubai per parecchio tempo mentre stava addestrando la pattuglia acrobatica emiratina Al Fursan:
«non stendi mai i panni, c’è l’asciugatrice; la raccolta differenziata viene fatta al piano, a mano, da un inserviente che sta chiuso in una stanza; in caso di incendio non devi correre fuori, ma ogni tot piani ci sono camere ignifughe che fanno da punti di raccolta; non puoi mai aprire le finestre; puoi scegliere l’aroma da farti spruzzare con l’aria condizionata; è tutto elettrico; non ci sono i citofoni, devi sempre parlare con il personale della reception»
Bellino. Il concetto, più o meno, che si applica a queste nuove case è quello di «appartamenti più piccoli, simili a suite (…). Sono spazi molto privati, che servono solo per dormire, perché poi ci sono spazi condivisi per pranzi o cene con ospiti, per far giocare i bambini, per guardare un film» (dice Antonio Citterio, che nel frattempo costruisce alveari a Hong Kong). Tornando a Pagliani e al Burj, sebbene lui fosse contento, racconta anche che:
«senti inquietanti schiocchi di assestamento del metallo, che si dilata o si restringe a seconda della temperatura»
Non male, in effetti. Poi succede che, quando il Burj Khalifa è stato finito, Google ha preso uno dei suoi Street view Program Manager, Pascal Malite, le ha messo sulle spalle il trekker, immagino la felicità, e l’ha spedita in cima al grattacielo, percorrendo tutti i corridoi possibili, così da produrre le immagini per Street view:
È più divertente il video della manager che guarda giù dall’ottantesimo piano, secondo me, mentre porta sulle spalle una baracca da non so quanti chili sorridendo, secondo la filosofia del prodotto.
Ecco altri posti notevoli del pianeta da esplorare con Street view, se la cosa piace, in attesa del nuovo cilindrone.

Paola Guagliumi è una guida turistica, blogger e ottima conoscitrice d’arte: a me, per dire, piace imparare l’arte da lei, seguendo i suoi facili e utili corsi. Sto per laurearmi online seguendola ogni giorno, con il suo semplice corso: L’Arte spiegata ai Truzzi (nella loro lingua). Alcuni corsi che ho capito e seguito facilmente (io seguo quelli video, che li capisco meglio):
Finalmente delle lezioni chiare e accessibili. Grazie.

Nicole Atkins è una cantautrice americana che fa delle cose che io trovo piuttosto interessanti. Una di queste è la canzone qui sotto, con un video divertente (a me piace a 00:25, tra l’altro) e un ritornello che si è ficcato nella mia testa e non ne esce.
Così, se qualcuno vuole rischiare l’effetto-tormentone basta cliccare su play.

John Giles/PA Wire
Sempre un passo avanti.
Timothy Doyle è uno che disegna bene e qua e là disegna luoghi – diciamo – noti.
Eccone alcuni, facilmente riconoscibili:

Che sono, se servisse: Doctor Who, Downton Abbey, Futurama (2), The Simpsons e qui sopra Seinfeld. Tutte le opere di Doyle sono qui.
Per uno che disegna i luoghi dall’esterno, ce n’è un altro – Iñaki Aliste Lizarralde – che è appassionato degli interni, invece:

Tra le altre cose, entrambi si guadagnano da vivere vendendo stampe e/o originali dei loro lavori. Si trovano facilmente in rete.

Ma vi par bello aumentare il costo dei contratti a seconda del colore della pelle?
Vergogna.

Blue Sentado, dalla serie Lucha Libre, circa 2005. Foto di Lourdes Grobet.