conto su me stesso come l’individuo fortunato

Mi ha scritto Howard Buffett, che non è Warren ma è come se:

Caro beneficiario,
SEI STATO scelto per una donazione Warren Buffett Charitable Foundation
Il mio nome è Howard G. Buffett, un filantropo il CEO e Presidente della Fondazione di beneficenza di Howard G. Buffett Foundation, una delle più grandi fondazioni private in tutto il mondo. Credo fermamente nel ‘dare vivendo’ ho avuto un’idea che non è mai cambiato nella mia mente – che si dovrebbe usare la tua ricchezza per aiutare le persone e ho deciso di dare segretamente {$ 1.500.000,00} Un milione e cinquecentomila Stati Dollari, a individui selezionati in tutto il mondo, le persone che hanno fatto un grande effetto sulla società per mezzo di condotta. Al ricevimento di questa e-mail, si dovrebbe contare se stessi come l’individuo fortunato. Lei è stato scelto dopo l’esecuzione di un controllo completo su di voi, mostrando che hai effettivamente fatto un grande effetto nella vostra società. e quindi adatto ad essere un beneficiario.
Si prega di tornare a me via e-mail al più presto, in modo da so che il tuo indirizzo e-mail è valido. Email me attraverso la mia e-mail lovisintheair609@gmail.com
Visita la pagina web per sapere di più su di me: en.wikipedia.org/wiki/
Buffett_Foundation
Si prega di rispondere con la risposta, non appena si è in grado così che possiamo cominciare a prendere accordi su come inviare i documenti beneficiari e anche il modo di depositare i fondi a voi. Vi incoraggio a contattarmi per qualsiasi domanda o dubbio.
Cordiali saluti,
Dr. Howard G. Buffett
AMMINISTRATORE DELEGATO
Warren Buffett Charitable Foundation

A parte la mail, che è fantastica con quel lovisintheair, sono felice del controllo completo su di me e di averlo superato bene, e sono fiero di me perché, dice lui, ho grande effetto sulla società per mezzo di condotta. Faccio quello che posso.
Detto questo, ora che sto per ricevere un milione e mezzo di dolla amole-lungo-lungo, io qua mollo la condotta, l’effetto, la società e tutto il resto e pianto giù una bella salutata a tutti.

telefonatemi pt. 450

Per la rubrica «telefonatemi che ve lo dico io, così facciam prima» un’altra imperdibile scoperta:

A confermarlo è uno studio (ehm…) condotto dall’University of Alberta, e peggio solo le vasche idromassaggio degli hotel. Scienza e outing sono le due grandi risorse di questa rubrica. Grazie Canada, ma la prossima volta telefonatemi.
[A proposito di cattiva informazione scientifica, rilancio un video divertente di Frascati scienza].

«intransigente, irritabile, vendicativo e con una memoria prodigiosa»

Lo dico subito, per chiarire i termini della cosa: per la gran parte de La grande bellezza io mi sono annoiato. This Must Be the Place non mi ha entusiasmato e Il divo mi è piaciuto molto.
Dico questo per stabilire la temperatura del mio sorrentinismo, che non è eccessiva: ciò detto, è uno dei pochi che in questo momento ha qualcosa da dire in Italia, a parer mio. Perché non è solo regista ma anche scrittore e sceneggiatore. Ed è l’unico o quasi che riesce a parlare col mondo da questo angoletto.

Bene, ora posso dirlo: The young pope è strepitoso. Bellissimo, complesso, arzigogolato e piano allo stesso tempo, girato in maniera eccezionale, la fotografia da applausi e una sceneggiatura – anch’essa originale di Sorrentino – che ha delle punte davvero notevoli.

Interpretare The young pope come la storia di un papa anticonformista è a dir poco riduttivo, a me pare che la vicenda indaghi in profondità sui meccanismi della Chiesa e, soprattutto, sui suoi tempi, che non sono certo quelli della politica, annuali e mensili, sui turbamenti di un papa appena eletto e insicuro sulla propria missione, fede e scopo, sugli errori di un conclave mal gestito e di un segretario di Stato che ha fatto eleggere una persona di cui non conosce la volontà, insomma un racconto complesso.

Certo, nel meccanismo narrativo ci sono degli elementi che poi non si sviluppano, o che portano in direzioni che poi si esauriscono, magari elementi non del tutto omogenei – che so, a parer mio Esther, per dirne uno – ma la storia complessivamente è potente e ben riuscita e io me la sono proprio goduta tutta (la prima puntata, forse, è la meno riuscita, poi è un crescendo emozionante). Jude Law, poi, è irresistibile. Alcuni discorsi di Lenny Belardo/Pio XIII sono eccezionali, ricchi di umanità, evocativi, credo proprio che mi comprerò Il peso di dio. Ovvio che per seguire bene tutta la faccenda bisogna avere un qualche interesse sul tema e, magari, condividere con il regista la fascinazione/repulsione per l’ambiente ecclesiastico, cosa che capita anche a me: ecco perché son qui a dilungarmi.

Infine, e non è cosa da poco, una colonna sonora clamorosa, bellissima e varia, come Sorrentino fa sempre nei propri film: a partire dalla sigla, con la lunga camminata del papa nel corridoio dei quadri («un rapido excursus cronologico, con ovvie lacune, dei momenti tra i più significativi nella storia e nell’arte dell’intero arco del cristianesimo e della chiesa» dice Sorrentino) al suono di All along the watchtower rifatta alla grandissima da Devlin, finché il meteorite non ricrea l’opera di Cattelan (la sigla è qui, bellissima). La musica è comunque dappertutto e non solo contorno ma storia, come Sorrentino sa davvero fare.

Parlando, quindi, della musica di The young pope ecco i miei sette brani preferiti tra la miriade di quelli che ha utilizzato:

  1. Melodium – Kissing disease
  2. Lotte Kestner – Halo
  3. Andrew Bird – Pulaski at Night
  4. Devlin – All Along The Watchtower (ft. Ed Sheeran)
  5. The Sound – I Can’t Escape Myself
  6. Jefferson Airplane – Blues from an airplane
  7. Saint Saviour – I Remember

Un po’ anche in ordine di predilezione.
Infine, sempre per quello spirito di servizio che contraddistingue queste pagine, ecco l’elenco dei quadri che si vedono nella sigla, attraversati (e modificati, meraviglioso!) dal meteorite: Adorazione dei Pastori di Gerard van Honthorst, Consegna delle chiavi del Perugino, Conversione di San Paolo di Caravaggio, Concilio di Nicea, icona del Monastero Mégalo Metéoron, Pietro l’Eremita che cavalcando una bianca mula col Crocifisso in mano e scorrendo le città e le borgate predica la Crociata di Hayez, Stimmate di San Francesco di Gentile da Fabriano, San Tommaso da Villanova distribuisce l’elemosina ai poveri di Cerezo, Michelangelo che dà il modellino di San Pietro a Paolo IV di Passignano, Massacre de la Saint Barthelemy le 24 août 1572 di François Dubois e, infine, la citazione da La nona ora di Maurizio Cattelan.

Qualche giorno fa sono andato apposta in Vaticano e l’ho guardato con occhi abbastanza diversi.

La foto è mia, l’unica cosa non di Sorrentino in questo post.
[Se avete delle belle casse o delle belle cuffie, mettete su questo a un bel volume. Me ne sarete molto molto grati. Se invece vi piace Nada, come a molti tipo io, il brano della scena con l’ambasciatrice islandese è Senza un perché].

sono stato in Nuova Inguinea

Sabato scorso, grandissimo concerto dei Nanowar of Steel.

Io sono lì, da qualche parte. Probabilmente anche stavolta è stato il miglior concerto di sempre: in senso letterale, non solo loro. Di tutti, anche di Mozart e del cinquantennale dei Pooh. Il prossimo appuntamento, ora, è per l’adunata.
Ma non nelle regioni amministrative speciali della Cina del Sud.


Il suo grido si espande in aperta campagna / da Barletta-Andria-Trani all’Emilia Romagna / dal Laos al Paraguay alla Guyana olandese / alle regioni amministrative speciali della Cina del sud […] Barbagianni barbagianni barbagianni barbagianni.
Quest’ultima dal mio punto di veduta.