il solgnizio d’estate, ’sto sfrontato

Alle 04:42 ora italiana, che sono le 02:42 del Tempo Coordinato Universale che è quando andiamo a dormire o facciamo merenda tutti insieme alla stessa ora, è giunta per decreto presidenziale l’estate.

Facili previsioni: sarà l’estate più calda di sempre, e non c’è un cavolo da ridere; Garlasco non ce la toglieremo dai piedi di sicuro per tutta la durata di essa; i disastri proseguiranno, alimentati dagli sfrontati criminali e dalla noia accaldata del resto del pianeta boreale.
A me l’estate non è che mi entusiasmi, non capisco quest’aria diffusa da spiaggia rintronata per cui si riproduce la riviera in città e la città in riviera, per fare le stesse cose di qua e di là ma in ciabatte e sentendo i Matia Bazar o Giuni Russo, proprio non capisco. Gli stessi che si lamentavano del freddo poco tempo fa desiderando il caldo, ora si lamentano del caldo. Sarà che l’estate amplifica le doti italiane famose nel mondo e per cui io li odio, questi italiani veri, proprio non li posso vedere.
Anche col freddo, in effetti. Per cui proseguirò a circondarmi di persone notevoli e buone, a fare i miei viaggi dove le persone non vanno, a visitare i posti nei giorni e nelle ore strane, a fare le mie cose in modo non convenzionale. Dai che mancano solo tre mesi alla stagione più bella di tutte.

wouldn’t it be nice, Brian?

Brian Wilson se n’è andato, anche se da tempo non era più qui tra noi, non interamente. Lui ha ideato e scritto il disco più bello di sempre, Pet sounds. Se pensate che i Beach boys siano solo quelli di Barbara Ann commettete errore madornale. Che, comunque, averne… Così, sull’onda del dispiacere riporto una cosa che avevo scritto tempo fa, in tempi non sospetti, per il cinquantesimo del disco. Non basta ma è un pensiero di grande riconoscenza.

Certo, è Pet sounds dei Beach Boys, e se oggi vi pare normale sentire un latrato di cane o un campanello di bicicletta in un disco, lo si deve a Brian Wilson. Ma non solo per quello, è il primo disco con un’unità, pur non essendo un concept, è certamente il padre di Sgt. Pepper e di qualche altro milione di dischi. E, alla fine, è un disco d’amore, e Don’t talk (Put your head on my shoulder) e I’m waiting for the day mi fanno a dir poco sdilinquire e nostalgicheggiare ogni volta con grande piacere. Impossibile, poi, non cantare Wouldn’t it be nice? sotto la doccia e guidando giù per le colline. Un capolavoro, il disco del nostro tempo.

la casa Riquet

Art nouveau, atrtnuvò, vualà. La Riquet haus, a dirla bene, è un edificio nel centro di Lipsia, costruito tra il 1908 e il 1909 su progetto di Paul Lange.

Oggi, date le vicissitudini tedesche dell’ultimo secolo, è un po’ a smozzico perché ha perso il retro ed è sospesa nel nulla ma lei resta lì, invidiabile. La Riquet & Co. commerciava in tè, caffè, spezie, in particolare cacao e produceva praline, cioccolati e quanto a esso connesso, serviva una bella sala da tè per consumare le prelibatezze. Eccola.

Il riferimento, di tipo coloniale arricchito di elementi di art nouveau, è alla pagoda orientale, cinese più che altro, visibile soprattutto nella torre.

Il logo dell’azienda, invece, era un elefante ed eccolo riprodotto all’entrata, per la soddisfazione dei cacaoisti.

Appena pronta, fu pubblicizzata in tutta la regione, un pieghevole dell’epoca che rende conto di alcuni dettagli:

Considerato che a Lipsia non è che sia rimasto molto, questa è ancor più notevole.

i passeggeri del “selfie yacht”? Davvero?

Mentre il ministero degli Esteri israeliano sbeffeggia i volontari equipaggio della Freedom flotilla, fermati e intercettati come la nave “Madleen” con gli aiuti per Gaza, definendoli: «I passeggeri del “Selfie Yacht” sono arrivati ​​all’aeroporto Ben Gurion per partire da Israele e tornare nei loro paesi d’origine. È prevista la partenza di alcuni passeggeri del “Selfie Yacht” nelle prossime ore. Coloro che rifiutano di firmare i documenti di espulsione e di lasciare Israele saranno portati davanti ad un’autorità giudiziaria, in conformità con la legge israeliana, per autorizzarne la deportazione. I consoli dei paesi di origine dei passeggeri li hanno accolti all’aeroporto», compiendo numerosissimi illeciti in barba a ogni diritto internazionale, l’esercito israeliano i selfie se li fa davvero, a Gaza:

In Israele ci sono anche le brave persone, lo so, le ho viste e ne sono certo, ma sono troppe quelle che hanno davvero molto che non va.