minidiario scritto un po’ così dei giorni in Europa al tempo dei focolai: giorno zero

Beh, io vado. Non che la cosa sia incoraggiante in sé, genericamente i contagi sono in aumento in tutta Europa, in Spagna più che altrove e anche la Francia non dà buoni segni, la provincia di Anversa è dichiarata zona di grado uno, la mappetta di re-open EU, qui sotto, mostra che le limitazioni più che sparire si diffondono. È già molto diversa da un mese fa. Chiaro che il problema sono le spiagge di Mykonos e delle isole croate, i locali sulle ramblas, i pullman dei giri turistici a basso costo, le discoteche assembrate che i nostri governatori di regione si ostinano a non voler chiudere, mica dove vado io. Comprensibile, magari, ma perché le discoteche sì e i concerti no?

Le disposizioni variano di giorno in giorno, ora le quarantene sono per chi torna dalla Bulgaria, dall’Ucraina, da certe zone della Romania, e i tamponi per chi è andato in vacanza in Spagna, in Grecia, a Malta e in Croazia. È l’Europa dei focolai, come molti avevano previsto mesi fa: non più un contagio diffuso ma a macchia di leopardo, il punto è individuare con prontezza le zone di rischio, a volte poche decine di persone, a volte meno, e isolarle. Non banale. La cartina, in questo, parla abbastanza chiaro: le zone messe peggio non mettono, genericamente, limitazioni all’entrata, sono quelle che devono proteggersi che pongono condizioni e, dunque, sulla mappa sono gialle.
Io ho fatto il test sierologico pochi giorni fa. Per curiosità, più che altro, per sapere cosa fosse quella febbriciattola di dicembre. Cos’era? Boh, il test è negativo. Stampo un paio di copie del referto e le metto nello zaino, sai mai. Non che valga granché, più che altro sto pensando a quei film di contagio con i civili necessari ai militari che hanno un lasciapassare per qualsiasi zona. Ecco, io sono negativo. Fino a venerdì scorso, certo, ma che noia che siete. Posso passare?
Vado verso nord e verso est, sono le mie direzioni, sempre con i mezzi pubblici perché offrono maggiori occasioni di incontro e di chiacchiera, anche di avventura, in realtà. Stavolta ci sarà meno da dire sulla pandemia e sulle precauzioni locali, più o meno ci stiamo adeguando tutti alle buone norme, con piccole varianti: mascherina nei luoghi chiusi, distanziamento, gel, si prega di non tossire sugli estranei e di non sputare nei piatti altrui. Bene.
Sarà un minidiario, immagino, più vicino alla cronaca di viaggio consueta, ragione per cui non devo esplorare forsennatamente il maggior numero di paesi, come a luglio, per vedere come stanno messi e che fanno, posso anche decidere di stare in un posto e bon, vedere l’effetto che fa. Ragion per cui, magari, sarà un minidiario meno avvincente, con meno suspans e meno infettivologi, perché per fortuna riusciamo a normalizzare anche l’anormale, rimettendo la vita quotidiana là dove le circostanze l’hanno allontanata. Quindi, chiese, musei, piazze, vie, ferramenta, mercati, cose così.
O magari no, mi fermano sul primo treno e poi sconto la quarantena in qualche posto improbabile, allo Spielberg, chissà, comunque io stasera vado. Se qualcuno ha tempo e voglia, sono qui. Le interazioni – anche complesse – sono, come sempre, molto molto apprezzate.

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