Sàtana, perrrkele, sàtana.
Prrrrrrrrrrr.
Sàtana, perrrkele, sàtana.
Prrrrrrrrrrr.
Il 25 aprile è il natale, anzi il Natale, delle brave persone.

Io sarò a Milano in corteo e quest’anno, come tutti quelli all’opposizione e ancor di più visto questo governo, sarà senz’altro un 25 aprile vivace. Meglio di quello dell’anno scorso, nel quale le posizioni sulla guerra in Ucraina ebbero giustamente il sopravvento e si faticava a trovare due posizioni concordi.
Per festeggiare, in attesa del pomeriggio, una canzone nuova sulla Resistenza, di tre giorni fa: Staffette in bicicletta di Vinicio Capossela con la grande Mara Redeghieri. Un pezzo di pane, un litro di latte sottratti al nemico sono lotta, né più né meno.
Buona Liberazione, dunque, alle brave persone. Per chi ci sarà, ci vediamo in corteo. Agli altri, quelli che in questo cavolo di paese ancora diviso non vogliono capire, agli indifferenti, agli opportunisti, oggi a tutti loro un bel calcio in culo.
Caro C. sono al tuo concerto. Riconosco il tocco, la scelta saggia: posto centrale ma a lato, con spazio per le gambe. Non troppo vicino ma nemmeno lontano. Solo chi ne ha fatti tanti sa. E sempre sempre vicino a un’uscita, questa è proprio tua. Ne abbiamo fatti un po’ insieme, di concerti, questo lo considero tale.

Mi fa sempre sorridere che ti sia appassionato a questa musica pestona, parrebbe incongruo e, invece, la dice lunga sulla tua apertura di interessi e del tuo sguardo, anche in questo.
Sono fisicamente al tuo posto, stavolta, metaforicamente e moralmente anche, il fatto è ricco di significati e mi dice molte cose su di te, su di me, sul tempo e come lo usiamo, sulla cura e l’attenzione verso gli altri, sulle fortune che ho. E non è più il fatto di un concerto, non solo, diventa tutto più ampio e il pensiero corre a quel gran mescolotto che si allarga anche oltre i propri confini e che chiamiamo, in fondo e in qualche modo, vita.
Sfoglio i titoli e quasi casco dalle mie stesse gambe:

AIFA rende la pillola anticoncezionale gratuita per tutte le donne in Italia. Non mi raccapezzo. Ma questo è un atto da paese civile, oddio, mica ci sono, ci siamo abituati. Così, di botto? Barcollo incredulo. In questo periodo, poi, di sbrodolate di deduzione fiscale per chi fa numerosi figli, Giorgetti, di lamenti contro la bassa natalità accompagnati da pressioni nazionaliste, fino agli sproloqui su sostituzione etnica, Lollobrigida, la cosa fa ancor più impressione.
Poi il Moige si incazza, Gandolfini e il suo Family day sbraitano, senatrici di Fratelli d’Italia insorgono, Pro Vita & Famiglia condannano e a quel punto capisco che è vero e comincio a godere ancor di più, che cosa civile e sensata è questa. È ed era, perché la contraccezione era già gratuita, fino al 1983, grazie alle lotte degli anni Settanta e alle spinte alla consapevolezza e all’esercizio dei diritti, poi come in tante cose siamo tornati indietro. Finalmente uno avanti, significativo. Adesso, ratificare rapidamente.
Continua la pletora di reazioni alla cattiva campagna del Ministero ‘Open to meraviglia’, ne ho detto qualche post fa e, per aggiungere un’altra cosa, il signore qui sotto ha sottoposto lo stesso tema – Venere di Botticelli a spasso per l’Italia – alle AI per immagini più in voga, midjourney e GPT. Il risultato è ugualmente kitsch ma, almeno, sono costate pochi euri.

E, comunque, peggio no.
E ancora: le immagini dello slider caricate sul sito del Ministero per la campagna sono immagini inviate via whatsapp, quindi compresse, sgranate, senza nemmeno cambiare i nomi dei files (grazie MV).

Avessero lavorato bene, la campagna sarebbe costata novanta milioni di euro, altro che nove.
Sul finire dell’Ottocento i circhi, Barnum su tutti, costruirono la loro fortuna più che sugli animali esotici, quello venne dopo, sui freaks, ovvero le persone con stranezze fisiche, la donna barbuta, l’uomo con tre gambe, the elephant man, le deformità divennero spettacolo, la stranezza attrazione. Non colpisca più di tanto, nello zoo di Bruxelles nel 1958 si poteva visitare il recinto dei congolesi esattamente come le bestie e non è mica l’unico caso.
Nel 1890 Chauncey Morlan era l’uomo più grasso del mondo e molti pagavano un biglietto per vederlo. Oggi, io ve lo mostro gratis, eccolo:

Sì, l’abbiamo pensato tutti: grassoccio, certo, ma al centro commerciale qui sotto se ne possono vedere anche di più robustoni con facilità, certo un medico di oggi gli direbbe per carità di buttar giù peso ma certi campioni del sumo o messicani semisoffocati dal proprio metano che vanno tirati fuori di casa con il letto intero e la gru il filiforme Morlan se lo papperebbero in qualsiasi competizione. È la media che è cambiata e fa impressione. Va apprezzato lo sforzo e la tenacia, perché superare i duecento chili alla fine dell’Ottocento senza avere a disposizione tutto il cibo raffinato e zuccherato odierno è impresa superiore allo sbogiare ora, io stesso se non sto attento in un paio di mesi potrei raggiungere Morlan, se ciò mi garantisse ricchezza e fama.
Pensavo stamattina, immagina se uno degli spettatori del circo di allora lo portassimo oggi in un Walmart qualsiasi, vorrei proprio vedere la sua espressione. Ma anche uno qualsiasi dei nostri nonni che han fatto la guerra, così smagrini e asciutti nelle poche foto, li vedrei increduli.
Mi capita sotto il naso una cosa che ho scritto per le elezioni europee del 2009 e mi salta all’occhio un simbolo:

Il terzo polo, quindi, cioè quello che va al centro e raccoglie la gran parte degli italiani allo stato brado dai bei tempi democristiani è una novità politica come il ponte sullo stretto lo è per le infrastrutture, la riforma fiscale e quella della giustizia per lo Stato, l’evasione fiscale per le tasse troppo alte, Salvini per la mia noia mortale. Poi quando in pizzeria sostengo che non ne posso più di questo paese dedito alla ripetizione vengo tacciato di antiitalianismo. Forse sì, in effetti, se il terzo polo è connaturato alla natura stessa dell’etnia.
Come riferisce Paolo Attivissimo, il Ministero Santanché Enit hanno lanciato in tromba la campagna ma, ops, non si sono accaparrati il profilo twitter. E indovina?

Bravo bravissimo quello che l’ha comprato, ben fatto, amico. Attualmente la pagina è fuori servizio, saranno intervenuti i servizi segreti? Il mio nuovo amico avrà capitolato? Sarà stato deportato in Calabria?
No per fortuna è tornato, e il primo rigo è: «Very bello essere open to meraviglia». Ahah, bravo. Nemmeno un giorno è passato.
Questa è coazione a ripetere le minchiate, che altro?
Ennesimo maldestro tentativo, dispendioso invero, del ministero del Turismo italiano di lanciare sul mercato sottostante le bellezze del paese, è stata appena presentata la campagna “Open to meraviglia” – gesù che claim – realizzata da Armando Testa per Enit, Agenzia Nazionale del Turismo. Ecco l’idea:

Esatto, è proprio lei: Venere. «Ho trent’anni, qualcosina di più per di la verità, e sono una virtual influencer», vualà. Viene in mente qualcuno? A me sì. Qui il video di presentazione. Comunque, Venere se ne va in giro e prova a influenzare i consumatori, per come dice Santanché – che, lo ricordo, è la titolare del dicastero in linea con alcuni luminosi predecessori – «portare l’Italia al primo posto nel mondo: siamo i più belli, ma non siamo mai stati i più bravi a promuovere la nostra Italia».

Belli, proprio. Anche la povera Venere, Botticelli non guardare. Comunque, nove milioni per una campagna banale, bruttina, scontata, infantile, che non si scosta per nulla dai luoghi comuni più triti sul paese, dalla fetta di pizza alla simpatia e calore italiano a Venezia alla bicicletta col cestino ricolmo di pomodori alle belle donne e così via. Se pensano di agganciare i più giovani in questo modo stiamo freschi, l’unico termine appropriato in questo caso è cringe.


Scadente, a me mette pure una certa tristezza. Ma nel solco della tradizione, perché vorrei ricordare qui i luminosi precedenti del portale italia.it ai tempi di Rutelli e verybello.it a quelli di Franceschini, investimenti milionari buttati nel cesso delle agenzie di comunicazione amiche (eppure Testa…), dei consulenti di parte e della fanfaronaggine. Guardatelo il video linkato sopra, perché dice Santanché: «non era mai stato fatto un video sull’Italia (…) sarà trasmesso su treni, aerei, sulle reti Rai, su Netflix… La pubblicità è l’anima del commercio e noi dobbiamo vendere il nostro prodotto», prodotto e io non saprei nemmeno da che parte cominciare, qui. Che dire? Sembra il giorno della marmotta, coazione a ripetere gli errori madornali, come dicevo all’inizio. Solo stupidità? No, non è possibile. Potrei anche andare avanti con la questione del logo del Ministero, le braccia aperte del video, ma sarebbe inutile.
Ecco, a questo punto comunque guardando Venere qualcuno vi sarà venuto in mente, no? Sia per la somiglianza sia per l’idea poverina e bottegaia di promozione. Creatività cercasi.
Perché lo diceva la Gazzetta ad Aosta fin da febbraio:

La crisi è alle spalle, avanti con fiducia. Almeno alle spalle della valle.