la tua fattoria e la mia fattoria

L’Australia è un paese piuttosto grande, più di sette milioni e mezzo di chilometri quadrati, e piuttosto brullo, invero (euf.). Per dare una qualche proporzione, ho sommariamente disegnato l’Australia sopra l’Europa alla stessa scala, per avere un’idea un pochino più precisa.

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Come detto, l’Australia è perlopiù desertica: crescendo quindi meno erba per chilometro quadrato è ovvio che per mantenere un allevamento di bovini, per dire, serve molta più terra che in altri paesi.
Tra le fattorie australiche (le cosiddette cattle stations, ovvero fattorie specializzate nell’allevamento, i ranch americani per capirsi) la più grande è Anna Creek Station. Questa fattoria, che molti ritengono la più grande del mondo, è ampia 24.000 chilometri quadrati, il che costituisce un bel problema se lasci il rastrello in giro.
Per fare un’ultima comparazione, righello alla mano, Anna Creek Station è più grande dello stato di Israele, un poco meno grande del Belgio e grande esattamente quanto la Lombardia. Fosse uno stato, sarebbe il 146° per ampiezza del mondo.

with tangerine trees and marmalade skies

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Oggi Google celebra con un doodle la scoperta dei resti di Lucy, l’australopiteco più famoso al mondo, rinvenuti il 24 novembre 1974 ad Afar in Etiopia.
Ora: chiunque abbia un’infarinatura minima di storia dell’evoluzione (lo so io, quindi basta davvero pochissimo) sa che l’immagine della cosiddetta “umanità in cammino”, dalla scimmia all’uomo, è una cazzata solenne. Per il semplice fatto che dà un’idea lineare dell’evoluzione e migliorativa, cosa che non è. Telmo Pievani lo spiega molto meglio di me, in una conferenza che organizzammo anni fa: qui.

A proposito di Lucy, sono sempre colpito piacevolmente dalla fantasia di paleontologi (e archeologi, a dirla tutta) i quali da un frammento ricostruiscono poi l’intero scheletro, facendo deduzioni interessanti. Ed ecco come dai frammenti ritrovati di Lucy, che già sono cospicui, si è giunti a Lucy (a destra allo Smithsonian di Washington, in una mia foto scadente):

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Mica come l’homo naledi, che l’hanno trovato già ordinato in una valigia.

 

axis: bold as Messiah

A Londra, in Brook street, vicino a Marble Arch, ci sono due case affiancate, una al 23 e l’altra al 25, entrambe piene di musica.

Al 23, a sinistra nella foto, al piano alto visse Jimi Hendrix tra il 1968 e il 1969 – il tempo della pubblicazione di Electric Ladyland, per capirci – a destra, al primo e al secondo, abitò invece Georg Friedrich Händel dal 1723 fino alla sua morte, nel 1759. Non credo si siano mai incontrati alle assemblee di condominio perché, effettivamente, le due case sono separate.

I londinesi, che son più furbi di noi, ne hanno fatto un museo unico, nel senso di unito, così che l’esperienza musicale sia barocca e psichedelica nel momento stesso. La parte di Hendrix aprirà ai primi del 2016 e il gift shop diventerà un posto decisamente curioso.
Curiosando sul sito, la sezione ‘Upcoming events‘ mostra una signorina con un’espressione decisamente sorpresa e, io credo, il collo più lungo di tutta la specie umana (affascinante).

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sidneiani vs. melburnioti (o dell’ironia australica)

Un tempo Melbourne era il centro di tutto (australicamente parlando, ovvio) e Sidney orbitava placidamente nelle sfere del nulla, in particolare per quanto riguardava cultura e finanza. Le persone andavano perlopiù a Melbourne perché lì accadevano le cose.

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Sidney compensava la cosa facendo largo uso dell’ironia e del sarcasmo (sempre australicamente parlando) e circolavano parecchie battute sulla supposta mancanza di vitalità di Melbourne (ripeto: sono australici).
Una delle migliori era:

Ha figli?
Sì, due vivi e uno a Melbourne

Poi Sidney, anche per l’innata simpatia, si è un poco risollevata. Dicono.

ny to frisco guardando fuori

Un viaggio in treno – Amtrak, Tom Harman dev’essere l’unico americano che viaggia in treno, comunista come minimo – da New York a San Francisco, una bella occasione per scattare qualche immagine di ciò che scorre nel finestrino.

Io ho fatto di recente – Amtrak anch’io, ma sono europeo e quindi il treno lo capisco – da New York a Washington e qualche immaginetta l’ho scattata anch’io. Ma il mio è molto Delaware, meno bello: più avanti.