
Oggi il funerale, al Castello sforzesco, davanti a casa. Per fortuna ha lasciato molto.

Oggi il funerale, al Castello sforzesco, davanti a casa. Per fortuna ha lasciato molto.
Umberto Eco, una Bustina di Minerva del 1998. Già mi manca molto.
Non so se vi sia mai accaduto di vedere un film pornografico. Non intendo film che contengano elementi di erotismo, sia pure oltraggioso per molti, come per esempio Ultimo tango a Parigi. Intendo film pornografici, il cui vero e unico fine è di sollecitare il desiderio dello spettatore, dal principio alla fine, e in modo che, pur di sollecitare questo desiderio con immagini di accoppiamenti vari e variabili, il resto conti meno che niente.
Molte volte i magistrati debbono decidere se un film sia puramente pornografico o se abbia valore artistico. Non sono di coloro che ritengono che il valore artistico assolva tutto, e talora opere d’arte autentiche sono state più pericolose, per la fede, i costumi, le opinioni correnti, che non opere di minor valore. Inoltre ritengo che adulti consenzienti abbiano il diritto di consumare materiale pornografico, almeno in mancanza di meglio. Ma ammetto che talora in tribunale si debba decidere se un film è stato prodotto allo scopo di esprimere certi concetti o ideali estetici (sia pure per mezzo di scene che offendono il comune senso del pudore), o se è stato fatto al solo e unico scopo di sollecitare gli istinti dello spettatore.
Ebbene, c’è un criterio per decidere se un film è pornografico o no, ed è basato sul calcolo dei tempi morti. Un grande capolavoro del cinema di tutti i tempi, Ombre rosse, si svolge sempre e unicamente (salvo l’inizio, brevi intervalli e il finale) su una diligenza. Ma senza questo viaggio il film non avrebbe senso. L’avventura di Antonioni è fatto unicamente di tempi morti: la gente va, viene, parla, si perde e si ritrova, senza che nulla accada. Ma il film vuole appunto dirci che nulla accade. Ci può piacere o no, ma vuole dirci esattamente questo.
Un film pornografico invece, per giustificare il biglietto di ingresso o l’acquisto della videocassetta, ci dice che alcune persone si accoppiano sessualmente, uomini con donne, uomini con uomini, donne con donne, donne con cani o cavalli (faccio notare che non esistono film pornografici in cui uomini si accoppino con cavalle e cagne: perché?). E questo andrebbe ancora bene: ma esso è pieno di tempi morti
Se Gilberto, per violentare Gilberta, deve andare da piazza Cordusio a corso Buenos Aires, il film vi mostra Gilberto, in macchina, semaforo per semaforo, che compie tutto il tragitto.
I film pornografici sono pieni di gente che sale in macchina e guida per chilometri e chilometri, di coppie che perdono un tempo incredibile per registrarsi negli alberghi, di signori che passano minuti e minuti in ascensore prima di salire in camera, di ragazze che sorbiscono liquori diversi e si gingillano con magliette e merletti prima di confessarsi a vicenda che preferiscono Saffo a Don Giovanni. Detto alla buona e volgarmente, nei film pornografici, prima di vedersi una sana scopata occorre sorbirsi uno spot dell’assessorato ai trasporti.
Le ragioni sono ovvie. Un film in cui Gilberto violentasse sempre Gilberta, davanti, di dietro e di fianco, non sarebbe sostenibile. Nè fisicamente per gli attori, nè economicamente per il produttore. E non lo sarebbe psicologicamente per lo spettatore: perché la trasgressione abbia successo occorre che si disegni su uno sfondo di normalità. Rappresentare la normalità è una delle cose più difficili per qualsiasi artista – mentre rappresentare la deviazione, il delitto, lo stupro, la tortura, è facilissimo.
Pertanto il film pornografico deve rappresentare la normalità essenziale perché possa acquistare interesse la trasgressione – nel modo in cui ciascun spettatore la concepisce. Pertanto se Gilberto deve prendere l’autobus e andare da A a B, si vedrà Gilberto che prende l’autobus e l’autobus che va da A a B.
Questo irrita sovente gli spettatori, perché essi vorrebbero che ci fossero sempre scene innominabili. Ma si tratta di una illusione. Essi non sosterrebbero un’ora e mezzo di scene innominabili. Quindi i tempi morti sono essenziali.
Ripeto dunque. Entrate in una sala cinematografica. Se per andare da A a B i protagonisti ci mettono più di quanto desiderereste, questo significa che il film è pornografico.
Era la persona più spiritosa, più leggera e colta, più varia ed eclettica che io abbia mai avuto il piacere di conoscere attraverso i libri. Gli volevo poi bene per ragioni famigliari, ma questo è un fatto mio. Mancherà molto anche a me.

In una delle ultime bustine di Minerva, il suo genere che preferisco, Eco parlava dell’insulto, arrivando a suggerire un nutrito elenco di possibilità a uso giovanile, per schivare la banalità e ravvivare la polemica generazionale. Ditemi voi se par l’approccio di un ottantenne:
Una volta gli adulti evitavano le parolacce, se non all’osteria o in caserma, mentre i giovani le usavano per provocazione, e le scrivevano sulle pareti dei gabinetti della scuola. Oggi le nonne dicono “cazzo” invece di perdirindindina; i giovani potrebbero distinguersi dicendo perdirindindina, ma non sanno più che questa esclamazione esistesse. Che tipo di parolacce può usare oggi un giovane, per sentirsi appunto in polemica coi suoi genitori, quando i suoi genitori e i suoi nonni non gli lasciano più alcuno spazio per una inventiva scurrilità?
Avevo quindi ripreso una vecchia “Bustina”, consigliando ai giovani parole desuete ma efficaci come pistola dell’ostrega, papaciugo, imbolsito, crapapelata, piffero, marocchino, morlacco, badalucco, pischimpirola, tarabuso, balengu, piciu, cacasotto, malmostoso, lavativo, magnasapone, tonto, allocco, magnavongole, zanzibar, bidone, ciocco, bartolomeo, mona, tapiro, belinone, tamarro, burino, lucco, lingera, bernardo, lasagnone, vincenzo, babbiasso, saletabacchi, fregnone, lenza, scricchianespuli, cagone, giocondo, asinone, impiastro, ciarlatano, cecè, salame, testadirapa, farfallone, tanghero, cazzone, magnafregna, pulcinella, zozzone, scassapalle, mangiapaneatradimento, gonzo, bestione, buzzicone, cacacammisa, sfrappolato, puzzone, coatto, gandùla, brighella, pituano, pisquano, carampana, farlocco, flanellone, flippato, fricchettone, gabolista, gaglioffo, bietolone, e tanti altri termini bellissimi che lo spazio mi obbliga a tagliare.
Speriamo bene, per la riscoperta dell’idioma gentile.
Mi sono chiesto spesso, come immagino facciano tutti, l’aspetto che hanno le cose che io vedo nei musei quando vengono ritrovate. Con le statue, per esempio, è bellissimo vederle spuntare dal terreno magari con una mano, o la fronte, e poi ritrovarle o coricate o inclinate stranamente.
Chissà se davvero volevano essere ritrovate…
Una domanda, possibile finora, era: che aspetto ha una ruota dell’età del bronzo (3500 a.C. al 1200 a.C. circa) appena dissepolta? Questo:

Con tanto di mozzo. Il posto è Peterborough, GB, e più precisamente Flag Fen, un sito dell’età del bronzo ricchissimo di ritrovamenti (qui).
Esce oggi il nuovo disco dei Wolfmother, al ghetto blaster, presto.

Il genere richiede poca variazione sul tema, o per dirla con saggezza: la stessa cosa. E così è, visto che lo fanno (lo fa, alla fine è uno, dominante) bene. Dissento ovviamente dal signor Patton, che disse: «In che anno siamo? Gesù! Scusate, ma… Wolfmother fate schifo!» (qui).
Non raggiunte le vette di Cosmic Egg o Wolfmother ma il suono pestazza c’è (segnalo tra le altre Eye Of The Beholder). Resta in ogni caso insuperata la mia preferenza per White feather:
Dancing pizza, I compete now with your dancing pizza now
Giuro, basta ascoltare.
Un’altra immagine dal funerale del signor Bialetti (proprio lui, quello delle caffettiere, il post è poco più sotto), questa volta al cimitero.

Un plauso alla convinzione del prete.
Segnalo un articolo chiarificatore di Scanzi sul Fatto Quotidiano sull’andamento del ddl Cirinnà e sul casino di ieri. L’incazzatura, qui, è sovrana e mi scappa un cordiale vaffanculo al movimento cinque stelle.
Il signor Bialetti che muore, si fa cremare e poi mettere in una delle sue caffettiere formato maxi per il funerale è a dir poco ammirevole per l’attaccamento.

Spero fosse una sua volontà e non un’iniziativa estemporanea dei parenti dolenti, sarebbe irriguardoso. Aveva venduto tutto nel 1986 e si era ritirato ad Ascona, come Hesse, Rilke e Remarque. Ascona, invece, è nota al mondo per avere avuto il Minigolf Ascona, il primo campo di minigolf brevettato del mondo. Ma non a caso, brevettato con il sistema Bongni. Sapevamolo.
È bellissimo osservare le rotte dall’alto, i giri strani e le regole di volo.
Per esempio, è consigliabile evitare il sorvolo di Siria e Iraq:

Stessa cosa per l’Ucraina, la parola d’ordine è circumsorvolare:

Anche l’Himalaya ma per altro ordine di motivi:

Un’altra volta i voli matti di avvicinamento.

Curiose variazioni berlinesi sul tema (grazie a mr. L. per il titolo).