da Aurocastro a San Cimone, da Bagnarolo a Panzanatico

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Il 7 aprile 1966 fu presentato L’armata Brancaleone, e son cinquanta. Girato ovviamente l’anno prima scardinò qualsiasi punto fermo della commedia italiana di ambito storico (e commedia tout court) e, oltre a quanto già detto e noto, fece un’operazione intelligente e nuova: la rappresentazione di un medioevo straccione, scalcagnato e misero, sporco e ribaldo, di contrasto con quei film di cappa e spada con imbelli moschettieri che nulla avevano a che vedere con la realtà. Anche in questo Monicelli fu grandissimo (e non da solo).

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E poi è ancora divertentissimo, forse in cima alla mia personale classifica dello spasso. E che dire della scena con Maria Grazia Buccella, che ancora a solo pensarci mi vien da ridere? Lei, vedova lasciva, si concede a Brancaleone per godere degli ultimi piaceri della vita, causa peste. Omioddio, il Dammiti prendimi cuccurucù! mi causa ancora irrefrenabili spasmi. Come la scena con Teodora, del resto.

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Per chi se lo volesse risentire, magari correndo su qualche cavalcone in fila longobarda verso il proprio feudo, questo è il modo.

amene letture di primavera

È uscito finalmente il nuovo numero di:

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L’imperdibile prova del la carabina Merkel SR1 Wild boar .300 Winchester Magnum, studiata appositamente per la caccia al cinghiale, l’ottica da puntamento Steiner Ranger 1-4×24 e – soprattutto – quali sono i comportamenti che i cacciatori di cinghiali devono evitare per non essere malvisti dall’opinione pubblica?
Senza chiaramente dimenticare la forte emozione di Matteo Fabris, che ricorda il suo esordio e l’abbattimento del primo cinghiale. Imperdibile.

all’Esplanade, dove altrimenti?

Negli anni Venti e Trenta se c’era un posto in cui essere a Berlino era senza dubbio Potsdamer Platz: vivacissima, sofisticata, elegante, illuminata e ben frequentata.

Berlin, Hotel Esplanade

Un grazioso alberghetto in cui svernare qualche giorno era di certo l’Esplanade, ovvero ventitre milioni di marchi per un equilibrato misto di belle époque, neobarocco e neorococò. Io mi ci sono sempre trovato bene, e come me anche Greta Garbo.

Poi, come è noto ai più, venne la guerra che si portò via, tra l’altro, anche l’Esplanade. Gli smozzichi rimasti, parti della facciata e parti della hall imperiale, la Kaisersaal, fecero mostra di sé per alcuni decenni, fino alla costruzione del Sony Center che oggi occupa buona parte della piazza: 26.000 m² a forma di forum.
I resti dell’Esplanade furono spostati di poco e integrati nella struttura; se non ci si fa caso pare una bizzarria di un architetto in vena di passatismo eclettico.
E invece no, è la storia, magari non con la ‘s’ maiuscola ma pur sempre storia. Qualche mia foto (2007 e 2016).

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il tempo matto nella bassa mantovana

Intervallo (suono di arpe): Sabbioneta (pausa), il Palazzo Ducale (ancora arpe).

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Se non ci siete mai stati, andateci. Se è un po’ che non ci andate, come me, andiamoci.
Ed ecco il motivo per una visita dalla distanza, oggi: il tempo è mutevole in pianura, specie in quella padana. La nebbia assale quando uno meno se l’aspetta e in un attimo tutto cambia. È così, è un fatto, a noi alla fine piace.
Ne ha fatto le spese anche Google Street View nella piazza ducale di Sabbioneta: cliccando qui vi porterò direttamente nella piazza, nell’angolo destro guardando il Palazzo circondato dalla nebbia. Ora, se volete giocare con me, con la pianura padana e volete far migliorare d’improvviso la vostra giornata, non dovete fare altro che andare nell’angolo sinistro della piazza, con un clic in Street View, guardando sempre il Palazzo verso la farmacia. Visto?
Per chi non avesse capito, ecco qua: il sole.
(Curioso mischiotto di immagini googlate, magari fosse così la realtà)