James Nachtwey

Nachtwey è un fotografo di guerra tra i più bravi ed esperti, fotografa, documenta, ricorda e testimonia, senza cercare l’effetto facile o la via più breve.

Migranti al confine con la Macedonia, 2016 (James Nachtwey, Contrasto)

Mostar, Bosnia ed Erzegovina, 1993 (James Nachtwey, Contrasto)

Ramallah, Cisgiordania, 2000 (James Nachtwey, Contrasto)

World Trade Center, New York, 2001. (James Nachtwey, Contrasto)

Qui altre sue foto, Nachtwey sarà in mostra a Milano fino a marzo, qui.
«The events I have recorded should not be forgotten and must not be repeated».

aere perennius (telefonatemi, prima)

Da far imparare a memoria.
Chamath Palihapitiya, entrato in Facebook (nell’azienda, non nel social) nel 2007, ha contribuito allo sviluppo del sistema fino a diventarne vicepresidente. Ecco cosa va dicendo da un po’ di tempo:

“Abbiamo creato un sistema di gratificazione a breve termine di like e di feedback, guidato dalla dopamina, che sta distruggendo il modo normale in cui la società funziona: non sono cresciute né le discussioni, né la collaborazione. Ma solo la disinformazione e la mistificazione della realtà. E quello che dico non è un problema solo americano, non ha niente a che fare con i post della propaganda filorussa, ha a che fare con tutto il mondo”.

Qui l’intervento complessivo. Si dice ovviamente pentito e dice, insieme, che naturalmente ai suoi figli non è permesso usare Facebook. Bravo, alla buon’ora.

Maria Luigia d’Austria, ducato di Parma

Esempio strepitoso di giardino all’italiana, non tra i più appariscenti ma tra i più precisi, il giardino della Reggia di Colorno è un posto molto bello che vale un viaggio. Il satellite testimonia con esattezza.

Oggi, purtroppo, in condizioni più preoccupanti, per l’esondazione del Parma.


Pare che in fondo al giardino vi fosse una grotta tutta piena di automi cinquecenteschi, in grado di muoversi come divinità mitologiche.

il nonno che racconta le cose in fondo al tavolo (e che tutti ascoltano con grande attenzione)

Scalfari, padre eterno della Repubblica e leader eterno del giornale (fine delle prese per il culo, c’è già chi ci pensa abbondantemente), dopo numerosi editoriali chilometrici è passato a un livello superiore: l’intervista a sé stesso, in cui spazia tra gli argomenti più disparati.

Va bene, in fondo è libero di far quel che vuole e di vessare i suoi giornalisti finché non lo mettono su un Intercity che va lontano, e io sono parimenti libero di non leggerlo. Cosa che infatti non ho fatto, ho solo individuato un passaggio che mi interessa. Eccolo (Z è Zurlino, l’intervistatore sé stesso, E è ovviamente il grande Eugenio scritto tutto con il suo proprio font):

Z: E il rock?
E: Per me non esiste. È solo ritmo senza alcuna melodia. Nella vera musica jazz c’è il ritmo, volume del suono, melodia. È musica, una parte della grande musica. Ma poi c’è una musica completamente diversa e di grande e più elevata importanza, operistica e sinfonica. I grandi di questa Musica sono a volte compositori, a volte direttori d’orchestra, cantanti e specialisti di vari strumenti detti appunto “solisti” e voci di diverso volume femminile e maschile. Ognuna di queste figure compone la grande Musica e naturalmente con essi e anzi prima di essi ci sono compositori dei testi musicali, Rossini, Donizetti, Verdi, Puccini, Bellini.

D’accordo, ha detto «per me», ma la frase dopo è lapidaria, troppo, abbiamo litigato per molto meno. Ti lascio ai tuoi ponteggi soliloquosi e mi riprendo per me il rock, tutto, alla facciazza tua.

 

satellite of love #101: B.G.

Benjamin Grant si diletta con le fotografie aeriali (ita: aerofotogrammetria con ripresa planimetrica, detta bene, che vuol dire fatta in verticale dritta) e io con lui. Lui ne ha fatto una professione (la raccolta, il sito, il libro) io no, faccio il guardone e basta.
È che vedere il mondo dall’alto è una delle cose che più mi piacciono, sia le zone che si prestano per via delle geometrie, come per esempio il concentratore solare di Siviglia, qui sotto, che usa 2.650 specchi per concentrare l’energia solare nella torre al centro e produrre energia elettrica in cambio di 30.000 tonnellate di CO2 ogni anno, sia le zone curiose, come Lombard street a San Francisco, già citata e ben famosa grazie anche a Steve McQueen, via che dà certamente il meglio dall’alto.

Anche il ponte sul Bosforo, dritto come un graffettone a unire le due sponde del mondo, fa una gran figura, se ammirato dall’alto. Anche qui, per dirla bene, il ponte è il “Ponte dei Martiri del 15 luglio”, uno dei tre ponti di Istanbul sul Bosforo, è lungo 1.510 metri, largo 39 e tra i due piloni c’è più di un chilometro.

Nel 1980, mentre stavamo attraversando in camper proprio questo ponte, vedemmo salire dalla parte asiatica i carri armati: era il colpo di stato. Unica cosa da fare, fatta: inversione a ‘U’ rapidi e scappare in Grecia. Per un pelo.