Dopo la transcaucasica ho bisogno di una vacanza, strappo i giorni che riesco. La mia tappa successiva del concatenamento di città medie tedesche della Turingia e Assia è Erfurt. La città è graziosa, con tutte le cose giuste al proprio posto, la via Regia che l’attraversa e il famoso ponte medievale.

Su un canaletto derivato dal fiume Gera per dotare il centro città di una via d’acqua, che a dirla onesta sarà profonda al massimo otto centimetri nelle zone delle rapide tumultuose, sorge il Krämerbrücke, il ponte dei bottegai. Bello, cinque arcate di pietra e case addossate ai lati che pare di essere in una via normale, quando nei pannelli lo storico dell’amministrazione locale lo promuove come ‘unico al mondo’ verrebbe da aggiungere Firenze e aggiungo io, che un paio di ponti con le botteghe li ho visti, il Pulteney bridge a Bath. In piazza, la pizzeria Pavarotti fronteggia spavalda il ristorante Fellini e io non potrei proprio essere più orgoglioso dei miei connazionali. Ho una storia su Erfurt, mi è tornata in mente, e, prima di raccontarla che è difficile, vorrei celebrare ancora una volta i supermercati tedeschi, in cui si può pigliare una ciotola, media o grande, riempirla delle verdure che si prediligono, condirle, pesarla, prendere posate e quanto serva gratuitamente, pagare e andare felici a consumarla ove si preferisca.

Ci fosse in Italia, ci pranzerei e cenerei ogni giorno.
Ecco la storia. La ditta J.A. Topf und Söhne di Erfurt, fondata a fine Ottocento e che produceva prodotti per il riscaldamento, colse una certa opportunità commerciale con l’avvento del nazionalsocialismo, anzi in particolare con una certa politica nazista di eliminazione delle persone. Perché non fare confluire le competenze dell’azienda nella costruzione di forni crematori e camere a gas? Un successone, commesse per i campi di Auschwitz, Birkenau, Mauthausen, Dachau, Gusen, Buchenwald e così via, maggiori e minori. D’altronde non solo la competenza era di alto livello ma anche la dedizione dell’azienda con cui si applicava nel trovare soluzioni tecniche ai problemi dovuti a un numero sempre crescente di persone da liquidare era davvero straordinaria. Trovarne di fornitori così. Innovativi sistemi di ventilazione dei forni e delle camere a gas, così che gli operatori, per carità, non corressero alcun rischio; la felice intuizione di accostare le camere ai forni così da utilizzare il calore di questi per innescare la sublimazione dei cristalli di gas alla giusta temperatura; qualora questo non fosse possibile, comode tabelle per sapere quante persone andassero stipate per metro quadro nelle camere a gas per scaldare a sufficienza i cristalli e innescare la reazione a gratis, che convenienza. Tanta e tale bravura fu premiata, la divisione aziendale che si occupava di forni divenne leader di mercato e l’azienda nel 1942 depositò l’innovativo progetto di “un forno di cremazione di massa e continua di corpi”. Così tante teste dedicate a così tante innovazioni. Capito come si fa a non vedere? Basta mettere le banconote sugli occhi. La prima difesa dei fratelli e figli Topf ad aprile 1945 fu sostenere che non sapessero a cosa sarebbero poi serviti i forni, poi, constatata l’insensatezza delle parole e delle tesi, a fine maggio, fu tirarsi un colpo in testa un Topf e fuggire l’altro. Erfurt rimase in Germania est e i sovietici, i cattivi, chiusero tutta la fabbrica e processarono fino all’ultimo dei dirigenti, a ovest, dove c’erano i buoni che per carità i lavoratori, fu permesso a un paio di Topf scappati di là di reimpiantare l’azienda, forni per pizza?, fallita poi nel 1996 per mancanza di liquidità. I nipoti chiedono ancora la restituzione di ville e soldi ma per fortuna qualche bravo giudice dice ancora di no e spiega loro il giusto senso delle cose.

Erfurt ha un’enorme cittadella fortificata che la domina e che deve aver ospitato guarnigioni e guarnigioni alla bisogna, raramente ne ho viste di così grandi. E sì, ha un ascensore per arrivarci, per chi non se la sentisse di farla a piedi, questo lo dico per chi vivesse in città in cui si discuta dell’argomento. Anche il centro è grazioso e come già dicevo ha tutto al posto giusto. Ma la cosa più bella del giorno è una giovane mamma che si toglie uno zaino gigantesco dalle spalle, peserà almeno venticinque chili, si toglie gli scarponi ed entra nell’acqua del canale per rinfrescare i piedi. Attorno, tipo anatroccoli, tre ragazzini ciascuno con il proprio zainetto colorato, con dentro chissà quali cose utili, probabilmente la dotazione minima cappello-panino-acqua, che le girano attorno e tentennano sul discorso piedi-nell’acqua. Se, come presumibile, lei si sta portando i tre giovani virgulti in vacanza a piedi in giro per la via Regia o quella barocca o comunque per queste zone, beh, ha tutta la mia sconfinata e sincera ammirazione. Donne coraggiose e ricche di iniziativa, quante ce ne servono. La sua presenza mi rimette anche un po’ a posto il magone per i Topf e quel genere di umanità lì. Grazie. Ora vado a pensarci come faccio ogni sera.