Liliana, la tua scorta

Strepitosa anche la fotografia, oltre alla marcia dei sindaci in sé.

Foto di Andrea Cherchi

Per chi non ne fosse al corrente, cito: «Migliaia di persone a Milano hanno partecipato alla “marcia dei sindaci” contro l’odio, organizzata dal comune di Milano con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), le Autonomie Locali Italiane (ALI) e l’Unione Province Italiane (UPI) per mostrare solidarietà e vicinanza alla senatrice a vita Liliana Segre».

Ancora meglio lo striscione, commovente:

Foto LaPresse – Mourad Balti Touati

Per fortuna.

Spiace, al contrario, decretare la fine delle sardine.

Perché quel memorabile 2009 è ancora tra noi: «Il Pd non è un taxi su cui chiunque può salire. Se Grillo vuole fare politica fondi un partito. Metta in piedi un’organizzazione, si presenti alle elezioni e vediamo quanti voti prende. E perché non lo fa?». Ops.

per favore, atteniamoci ai fatti e smettiamo di ascoltarlo (parte ottomila)

Il MES, o per dirlo esteso il Meccanismo europeo di stabilità (MES), o Fondo salva-Stati, è in pratica un’organizzazione intergovernativa che ha lo scopo di evitare l’insolvenza degli stati aderenti all’UE. È già intervenuto in Portogallo e Irlanda durante la crisi economica post 2008.
Il concetto alla base è quello di gestire un fondo economico sostanzioso da utilizzare all’evenienza. Ovviamente, il fondo è costituito dai versamenti dei paesi aderenti, e la quota da versare è proporzionale al PIL del paese stesso.

È su questo punto, ovvero sui versamenti, che Salvini ha deciso di fare campagna elettorale, sostenendo che l’Italia debba versare per il fondo 120 miliardi. Come fa spesso, sostiene una posizione a prescindere dalla realtà e il problema è che il paese, cioè il parlamento, il governo e le forze politiche, gli vanno dietro nel dibattito.

Basterebbe, infatti, informarsi: il MES ha un capitale autorizzato di 700 miliardi di euro di cui solo 80 sono versati dagli stati membri: i rimanenti 620 miliardi (se necessari) saranno raccolti attraverso apposite emissioni di obbligazioni sul mercato. All’Italia, dunque, spetta una quota di 14 miliardi, da versare nel tempo. Senza contare, peraltro, che ogni anno rientra la quota degli interessi di quanto già versato. Per dare un’idea, nel 2013 abbiamo versato 189 milioni di euro. Pochino, no? (Qui qualche dato in più al riguardo).

L’idea del MES è buona e sensata e porrei attenzione a un ulteriore fatto: potremmo seriamente averne bisogno noi, in un futuro non troppo irrealistico. Cosa dovrebbe dire la Germania che versa molti più soldi di noi e ha di sicuro meno probabilità di rischiare il default?

Per cui, ancora una volta: di che si parla?

Partecipanti al Consiglio Europeo del 24-25 marzo 2011 che ha ratificato il MES. Purtroppo, quello in fondo a destra è il tizio che allora ci rappresentava.

«L’altro giorno ho chiesto all’ufficio comunicazione del Parlamento europeo di prepararmi una rassegna con tutti gli articoli apparsi sul MES negli altri paesi del continente. Quanti pezzi di giornale mi hanno recapitato?».

La domanda è di David Sassoli – il presidente del Parlamento europeo – e l’ha posta qualche giorno fa. La risposta?

«Zero».

Appunto.

ora basta

Perché di pazienza ne hanno avuta fin troppa.

Ilaria Cucchi querela, giustamente, Salvini per le sue stupide dichiarazioni dopo la sentenza di condanna dei due carabinieri a 12 anni per omicidio preterintenzionale. Che dire? La famiglia Cucchi avrebbe ben bisogno di occuparsi d’altro, non certo di Salvini o dei leoni da tastiera, ma il paese è quello che è. Daje, Ilaria.

due conti veloci sugli sbarchi

Secondo i dati ufficiali disponibili a oggi ed elaborati dal ricercatore dell’ISPI Matteo Villa, nel 2019 sono sbarcati in Italia 3.073 migranti: soltanto 248 sono arrivati a bordo delle navi delle ong, circa l’8 per cento.

E gli altri novantadue per cento come sono arrivati? Lo spiega il Post qui.
A me interessa, tra l’altro, considerare il totale: tremila migranti, santoddio, su un paese di sessanta milioni. Persino il calcolo è facile.

«l’avevo comprata dal padre a Saganeiti assieme a un cavallo e a un fucile, tutto a 500 lire»

L’8 marzo scorso a Milano si è manifestato, ovviamente per i diritti di tutti oltre alle donne. E oplà, è caduto un secchio di vernice.

Lavabile, per carità, tutto risolvibile con poco lavoro e poca acqua.
Un modo persin rispettoso di manifestare dissenso contro Montanelli, reo di aver comprato in moglie una dodicenne etiope durante la guerra e di aver sempre trovato la cosa normale anche molti anni dopo. Il collettivo «Non una di Meno» ha così manifestato il proprio disappunto, diciamo.

Concordo, ritengo il tutto giustificato, io – che son meno signore – avrei fatto lo stesso ma non con la vernice lavabile.

Storie di vernici, in questi giorni.