finalmente il bimbominchia ha avuto ciò che bramava?

Ancora sul nobel per la pace al presidente americano Trump. Non avendolo vinto, ha ben pensato di invadere il paese della vincitrice di quest’anno, cioè del suo premio, così da averlo. Non è stato per il controllo dei pozzi, stolti commentatori, o per quello politico, matti, è stato per il nobel.
A questo punto, a paese invaso e capo di Stato, che piaccia o no Maduro, rimosso illegittimamente e portato a processo negli Stati Uniti, la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, vincitrice appunto del nobel, ha pensato di regalarlo al presidente invasore. Non è difficile capirne lo scopo, ha ben pensato di soddisfare il desiderio esplicito di un bimbominchia e di ottenere così il potere nel proprio paese, ora che è politicamente vacante.

E così ha fatto: nel corso di un incontro ha portato la medaglia del nobel bella incorniciata nell’oro, come a lui piace, con il suo-nome-di-lui bello grande in cima a tutto, e gliene ha fatto pubblicamente dono, rendendolo l’infante più contento del giorno. Ma ma ma, anzi due ma: il primo, il presidente americano ha ben incassato il dono tutto contento, il povero pirla, ma non ha minimamente considerato l’ipotesi di mettere al comando la furbetta; secondo ‘ma’, il comitato norvegese di assegnazione del nobel ha chiarito pubblicamente che: «non può essere revocato, condiviso né trasferito ad altri. La decisione è definitiva e vale per sempre» e ciao, niente albo d’oro. Vabbè, ma fa salotto.

Tra i precedenti gustosi di tentativi di trasferimento di nobel mi piace ricordare quello di Knut Hamsun, che il premio lo vinse nel 1920 per la letteratura. Poi, un paio di decenni dopo, conobbe una persona che gli piacque davvero molto e che si occupava anch’essa di cultura e di cui condivideva a fondo le idee e i progetti. E così, in segno di ammirazione e approvazione, le regalò la propria medaglia del nobel. Purtroppo anche in quel caso il premio non si trasferì, solo la medaglia cambiò di cassetto. Ed è per questo che il destinatario, il pur ben meritevole Joseph Goebbels, non figura tra i vincitori di nobel. Peccato.
Ora, lungi da me fare parallelismi tra Goebbels-Trump e Machado-Hamsun, figuriamoci, rilevo solo come sia necessario che, perché accadano certe magie come queste, sia necessario che almeno il settantanove per cento delle persone coinvolte siano dei benemeriti coglioni predatori, che almeno il cinquantotto di esse siano dei criminali e che il trentanove per cento di queste siano degli scrittori con qualche alto e con dei rovinosi bassi, oltre a simpatie discutibili.

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