“total hypocrite”

Il vicepresidente Biden? “Not very bright”.
Bill Clinton? “Highly overrated!
Il presidente Obama? “Perhaps the worst president in the history of the United States!
Ma non solo politica: Samuel L. Jackson? “Does too many TV commercials – boring”. E non solo persone: Britain? “Trying hard to disguise their massive Muslim problem”. China? “Terrible!

E così via: sono tutti gli insulti di Trump in campagna elettorale. Il New York Times ne ha fatto una strepitosa pagina, con i singoli collegamenti agli articoli. Memorabile.

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Due persone definite “ipocrite” da Trump: Paulina Vega (“hypocrite”) e Neil Young (“total hypocrite”). Capisco Young, cantautore solido dalle convinzioni profonde e avverso a Trump, ma perché prendersela con un ex-Miss Universo? Perché, Trump? Non lo sa che poi piangono e perdono la bella pelle?

clinton/trump: e se votassero solo…

E se votassero solo le donne?

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Vualà, vittoria colossale della Clinton e pochissimi stati rimasti ai repubblicani. D’accordo, era prevedibile, più o meno. Ma se votassero, invece, solo gli uomini?

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Ooops, cazzarola, questo sì che è persino eccessivo: chi l’avrebbe detto, così? Dai, uomini, perdio, un po’ di decenza, no?
L’analisi e i sondaggi sono di FiveThirtyEight, sito americano specializzato.

il genio italiano?

Leggo di Remembrella, un progetto di una startup italiana (ThisLab, si occupano tral’altro di «digital lifestyle», senz’altro): la campagna di crowdfunding punta a realizzare un ombrello che avvisa quando piove.
In sostanza, incorpora un gps nel manico dell’ombrello (un’altra bella batteria da ricaricare) che, collegato all’app sul telefono, avvisa quando potrebbe piovere ed è il caso di prendere l’ombrello. Ma non solo: ha anche una funzione torcia (ma se hai il telefono la torcia ce l’hai) e una funzione di localizzazione per quando lo perdi. La caratteristica che, però, mi piace di più è questa:

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Inarrivabile, è di materiale altamente idrorepellente, fantastico! Ci voleva in un ombrello.
L’obbiettivo è, cito: «verrà creato un packaging, elegante e con chiari riferimenti a tutte le caratteristiche tecniche del nostro Ombrello 2.0, perché possa scalare il mercato italiano e oltre». Tutti i miei sinceri auguri, e su il cappello di fronte all’inesauribile genio italico.
Per il resto, un utile consiglio che mi sento di dare a chi non ha Remembrella: quando dal cielo cadono gocce di acqua è comodo prendere ombrello.

 

“Roma non mi ispira l’abito lungo”

Primo tappeto rosso alla Festa del Cinema per il sindaco di Roma Raggi e per l’assessore alla Cultura del Comune di Roma Bergamo. Capisco l’understatement e il volersi distinguere per sobrietà da altri rappresentanti politici, ma qui si rasenta la tristessa, amici.

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Forza, su. Dai.
Ciò nonostante, nessun cambio di rotta reale, perché gli inviti vengono come sempre recapitati ai soliti rottami: Gianni e Maddalena Letta, il banchiere Luigi Abete, il ministro Dario Franceschini accompagnato dalla moglie Michela, l’ex ministro Giovanna Melandri, la figlia di Ciriaco de Mita, Antonia, la contessa Marina Ripa di Meana, la giornalista Myrta Merlino, l’ex miss Italia Nadia Bengala, cose così.

pippottoni emirateschi

Gli sceicchi turbantosi arricchiti grazie al nostro vizio di andare ovunque in macchina hanno, in settimana, posato la prima pietra di un altro superpistolone dopo il Burj Khalifa, il Dubai Creek Harbour.

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Il DCH sarà un pippottone di quasi un chilometro, affidato a Calatrava che di certo cercherà di farne un ponte, del quale gli appartamenti sono già in vendita, con la benedizione del sovrano Mohammed bin Rashid Al Maktoum e del Dubai tutto.
Certo, vivere a ottocento metri di altezza ha il suo fascino, o potrebbe averlo, nel senso che come sempre conta poi quello che hai attorno e quello che vedi: se è Dubai e il deserto, non è detto che sia entusiasmante.

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Ma siccome i posti sono pochi, costano. Tremila euro al mese per l’affitto di un appartamento al 29° piano del Burj Khalifa (bassino, invero, visto che i piani sono 160) – tre bagni, due camere da letto e soggiorno con cucina a vista (tre bagni?) – e poi alcune scomodità insuperabili, come racconta Simone Pagliani, già pilota delle Frecce Tricolori, che abitò a Dubai per parecchio tempo mentre stava addestrando la pattuglia acrobatica emiratina Al Fursan:

«non stendi mai i panni, c’è l’asciugatrice; la raccolta differenziata viene fatta al piano, a mano, da un inserviente che sta chiuso in una stanza; in caso di incendio non devi correre fuori, ma ogni tot piani ci sono camere ignifughe che fanno da punti di raccolta; non puoi mai aprire le finestre; puoi scegliere l’aroma da farti spruzzare con l’aria condizionata; è tutto elettrico; non ci sono i citofoni, devi sempre parlare con il personale della reception»

Bellino. Il concetto, più o meno, che si applica a queste nuove case è quello di «appartamenti più piccoli, simili a suite (…). Sono spazi molto privati, che servono solo per dormire, perché poi ci sono spazi condivisi per pranzi o cene con ospiti, per far giocare i bambini, per guardare un film» (dice Antonio Citterio, che nel frattempo costruisce alveari a Hong Kong). Tornando a Pagliani e al Burj, sebbene lui fosse contento, racconta anche che:

«senti inquietanti schiocchi di assestamento del metallo, che si dilata o si restringe a seconda della temperatura»

Non male, in effetti. Poi succede che, quando il Burj Khalifa è stato finito, Google ha preso uno dei suoi Street view Program Manager, Pascal Malite, le ha messo sulle spalle il trekker, immagino la felicità, e l’ha spedita in cima al grattacielo, percorrendo tutti i corridoi possibili, così da produrre le immagini per Street view:

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È più divertente il video della manager che guarda giù dall’ottantesimo piano, secondo me, mentre porta sulle spalle una baracca da non so quanti chili sorridendo, secondo la filosofia del prodotto.
Ecco altri posti notevoli del pianeta da esplorare con Street view, se la cosa piace, in attesa del nuovo cilindrone.

unreal estate & apartments

Timothy Doyle è uno che disegna bene e qua e là disegna luoghi – diciamo – noti.
Eccone alcuni, facilmente riconoscibili:

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Che sono, se servisse: Doctor Who, Downton Abbey, Futurama (2), The Simpsons e qui sopra Seinfeld. Tutte le opere di Doyle sono qui.

Per uno che disegna i luoghi dall’esterno, ce n’è un altro – Iñaki Aliste Lizarralde – che è appassionato degli interni, invece:

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Tra le altre cose, entrambi si guadagnano da vivere vendendo stampe e/o originali dei loro lavori. Si trovano facilmente in rete.