«Sì come una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire»

Tra i castelli della Loira, uno dei più belli e notevoli è sicuramente il castello reale di Amboise, il castello di Carlo VIII, Luigi XII e Francesco I. A breve distanza dal castello si trova il maniero di Clos-Lucé, famoso perché vi soggiornò dal 1516 alla morte (2 maggio 1519) Leonardo da Vinci, invitato dal re Francesco I.

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Fu qui che accadde la vicenda delle sue ultime parole (l’ho raccontata brevemente qui, tempo fa), quel «perché la minestra si fredda» che rimasero le ultime parole note del genio.
A coloro che oggi si recano a visitare il castello si offre una lunga serie di macchine leonardesche sparse per il giardino, a testimonianza della lunga permanenza dello scienziato, e soprattutto – che è la cosa che mi fa morir dal ridere – dipendenti vestiti da Leonardo che, con barba superposticcia, accolgono i visitatori. Caro, com’è andata oggi al lavoro? O, anche: che avranno scritto sulla carta di identità, alla voce professione? Com’è come non è, eccone un fulgido esempio:

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Adoooooro le messe in scena: funzionano solo con un numero ristretto di personaggi storici – cioè che abbiano delle fattezze note e riconoscibili al grande pubblico, tipo Einstein, Leonardo, Chaplin, insomma tutti i possibili travestimenti di carnevale – e sono così tristi quando ce le si trova davanti, così vecchie e polverose da non costituire per nulla un’attrattiva. E ci sono persone che la mattina non si mettono la cravatta ma un cappello cinquecentesco e una barba finta. Meraviglioso.

2008-2016

Fare il Presidente degli Stati Uniti è davvero un lavoro logorante. Altro chi il potere non ce l’ha. Nel 2009 l’ex presidente era un ragazzone:

che piaceva davvero a tutti. Due anni dopo era già ingrigito, dimagrito e nel 2016 è così, come lo ricordiamo ora:

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Ancora affascinante, per carità, in questi otto anni io sono peggiorato più di lui, ma lo sforzo subìto si vede. Buona pensione, signore.

finalmente

È oggi, ci siamo finalmente: questi due anni di campagna elettorale mi hanno davvero prostrato, tra caucus, dibattiti in Utah, frasi sessiste e tasse non pagate.

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Ma oggi ci siamo, possiamo davvero rilassarci per almeno un-sei-mesi, quando vedremo Clinton alle prese con la Siria e i problemi veri.

Aggiornamento del 9/11: Clinton=Trump. Come analista politico valgo pochissimo.
Ma siamo in tanti.

il quarto indifferente

I votanti previsti per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti 2016 sono circa ottanta milioni. Pochini, invero, per la nostra idea di suffragio universale: un quarto del totale, gli è che là bisogna registrarsi per votare. Di questi ottanta milioni, un quarto circa ha già votato.
Il significa che venti milioni di elettori sono del tutto indifferenti alle questioni di questi giorni: mail, fisco, molestie.

“total hypocrite”

Il vicepresidente Biden? “Not very bright”.
Bill Clinton? “Highly overrated!
Il presidente Obama? “Perhaps the worst president in the history of the United States!
Ma non solo politica: Samuel L. Jackson? “Does too many TV commercials – boring”. E non solo persone: Britain? “Trying hard to disguise their massive Muslim problem”. China? “Terrible!

E così via: sono tutti gli insulti di Trump in campagna elettorale. Il New York Times ne ha fatto una strepitosa pagina, con i singoli collegamenti agli articoli. Memorabile.

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Due persone definite “ipocrite” da Trump: Paulina Vega (“hypocrite”) e Neil Young (“total hypocrite”). Capisco Young, cantautore solido dalle convinzioni profonde e avverso a Trump, ma perché prendersela con un ex-Miss Universo? Perché, Trump? Non lo sa che poi piangono e perdono la bella pelle?