Lunedì c’era un po’ nuvolo, ma ieri è stato grandioso: ancora Manhattanhenge, o il solstizio di Manhattan, ovvero quando il sole si allinea alle strade di New York.

E non, ovviamente, il contrario.
Lunedì c’era un po’ nuvolo, ma ieri è stato grandioso: ancora Manhattanhenge, o il solstizio di Manhattan, ovvero quando il sole si allinea alle strade di New York.

E non, ovviamente, il contrario.
Al lago d’Iseo, la prima passerella dei Floating Piers è ormai un ricordo (era dove c’è la striscia di sole), la seconda è ormai spoglia del telo e in attesa di smaltimento (la mia foto di stasera).

Non resta che Google Maps.

«Non mi piace quello sguardo obliquo». Impagabile.
Questa è bellissima, nemmeno la Bulgaria dei tempi d’oro.

Una monumentale Islanda ha buttato fuori l’Inghilterra dagli Europei:

Pare che tra giocatori e tifosi circa ventimila icelandiani siano in Francia, al momento, il che equivale più o meno al 6% della popolazione complessiva. Probabilmente sono rimasti in patria Björk e un qualche Guðmundsdóttir guardiano-di-vulcani.
Riconoscenza e ammirazione per l’Islanda, ora prosegua l’opera di Brexiting forzato dell’Inghilterra da tutto ciò che ci viene in mente (Inglesi, fatevene una ragione, si tratta a tutti gli effetti di un abbandono sentimentale: è quindi ovvio che scoppi il rancore in tutti noi e non ci passerà finché non avrete preso tutte le vostre carabattole e ve ne sarete andati fuori dai piedi).
Dopo l’Inghilterra (che iddio stramaledica Cameron per i suoi calcoli irresponsabili, non si buttano nel cesso trent’anni e più di costruzione per calcoli elettorali, sbagliati pure), la tendenza del momento è mostrare scontentezza per le cose e andarsene. Certo.
E allora coraggio agli impavidi cittadini bresciani che vogliono uscire da tutto:
Dal sistema metrico decimale, dalla schiavitù dell’eleganza, dal terrasferismo. Insomma, da tutto. Qui la petizione che bisognerebbe firmare, almeno per arrivare a quindici sostenitori.
Per esempio, l’uscita dal sistema metrico decimale prevede un nuovo sistema di misura in base 7,5 (sette e mezzo), d’ora in poi chiamato sistema ‘senza nome’ (vista la contrarietà alle convenzioni); lo stesso valore sarà alla base della moneta, che sarà quindi in base un mumbulì, e poi 7,5 mumbulì fanno 1 spongada, 7,5 spongade fanno 1 mostasù. Per dire.
1965, semifinale di Fairs Cup, Ferencváros contro Manchester United, partita di ritorno (a Budapest, quindi). Potrebbe essere la partita del 6 giugno 1965 (vinta dal Ferencváros per 1-0) o quella di dieci giorni dopo, essendo le squadre in perfetta parità (anche questa vinta dal Ferencváros per 2 a 1).

Si vedono chiaramente i bei ciuffoni di Best e Charles. La bellezza di questa foto è che racchiude, intera, tutta la squadra del Manchester United, con una robustosa barriera da otto uomini più Best a fianco. Bella.
Non il libro su di lui ma un buon libro sulla boxe in generale: David Remnick, Il re del mondo.
Sebbene grosso modo a due terzi si perda e sebbene tutta la narrazione sia sproporzionata su ciò che ha preceduto Muhammad Alì, è un bel libro di storia della boxe e va giù tutto di un fiato (in questo senso il titolo originale è più chiaro: King of the World: Muhammad Ali and the Rise of an American Hero).
Remnick non è un esperto ma è un giornalista (è il direttore del New Yorker dal 1998), per cui sa scrivere molto bene e sa raccontare storie, il che va benissimo per un libro del genere. Superato il sottotitolo scemo dell’edizione italiana (diffidare sempre degli aggettivi vero e segreto), e visto il costo abbastanza ridicolo, è una letturina che consiglio.
A me, a Faenza nel 2014, andò giù in un paio di piacevoli sorsi serali.