Alcune copertine del New Yorker per celebrare l’autunno che diventa, via via, la stagione più interessante.
Alcune, 1974, 1983, 2015, si capiscono solo pensando a New York e, per dire, all’East side. Altre, 1954 e 2006, sono spassose, le restanti quasi tutte belle.
La copertina del nuovo disco dei Dry Cleaning è schifosetta, ahah.
Il disco invece è buono, eccome, con il parlato della cantante Florence Shaw che funziona. E i Rubblebucket pure, altra scoperta di stamane e che pessimo, invece, l’album di autocovers di Sleater-Kinney (vedi le fasi del declino musicale).
Orcocane mi scoccia proprio che tra pochi minuti abbia l’incarico una fascista e che per di più sia la prima donna in quel ruolo nella nostra storia, dopo tutte le donne di grande spessore, coraggio, forza, convinzioni e sostanza che abbiamo e abbiamo avuto. Sposto avanti il santino che ho sul tavolo da anni, Nilde guarda giù.
Il 9 maggio 1997 qualcuno sparò alla Sapienza di Roma a Marta Russo, che morì qualche giorno dopo. Movente? Arma? Colpevoli? Niente, e pure le condanne di Ferraro e Scattone son da rivedere, probabilmente. Il mondo dell’università che si chiuse a riccio, una compagnia di persone all’interno del dipartimento indagato una peggio dell’altra, omissioni e passi falsi, necessità di trovare un colpevole. Se la cronaca nera non riveste alcun interesse per me, e secondo me anche in assoluto perché non c’è alcun contenuto utile trasmissibile, questo caso assunse fin da subito grande rilevanza proprio per le modalità dell’omicidio e, ovviamente, per il luogo. L’università, un luogo protetto. Anche allora mi colpì profondamente. E allora, due podcast: Polvere, notevole, cronaca asciutta e approfondita di avvenimenti, persone, sentenze e retroscena, scritto e letto da due valide giornaliste, quindi sì; decisamente no per Marta. Il delitto della Sapienza, racconto emotivo del delitto con brani recitati del diario di Russo, «intimo e segreto», classico podcast da RaiPlay.
Dopo un inizio a dir poco disastroso, tra cui segnalo aver fatto morire la regina e fatto venire un coccolone alla banca d’Inghilterra, la premier inglese si è dimessa a tempo di record.
Daidaidai che ce la facciamo anche noi, che cominciamo sabato o domenica, presumibilmente. Giusto per capodanno. E, allora, saremmo noi a imitare loro e non il contrario, come insinua pesantemente l’Economist con la sua copertina di oggi.
Fastidiosetto persino per un criticone verso l’Italia come me. Sarà lo spaghetto, la pizza.
Dò un’occhiata tra i libri per vedere che leggere, mi scappa l’occhio e ci rimane sotto.
Mi avvicino con cautela al volume, letteralmente, al volumone, è Donne e uomini di Joseph McElroy, millenovecentottantaquattro pagine di intrattenimento, per un mezzo metro cubo di volume. Il paragone coi vicini mostra la predominanza. Dice The Review of Contemporary Fiction: «Quando chiudi questo libro non puoi non essere convinto che McElroy sia stato cinquant’anni in anticipo rispetto a qualunque altro suo contemporaneo». Sicuro, ma è un vantaggio che si perde, mettendoci cinquant’anni per leggerlo.
E che soddisfazione quando, entrato nella libreria Rizzoli in galleria a Milano, una vera istituzione della cultura libraria, mi si para davanti non tanto il signore, che pure veniva verso di me, quanto lo scaffale di consigli di lettura subito dietro.
Non indago il senso di consigli suggeriti da un social, quindi da moltitudini, non ci provo. Resto basito, chiudo la bocca e vado innanzi. Chissà che mi perdo.
Al di là delle mie osservazioni, irrilevanti e che comunque si riferiscono al contrasto tra negozio fisico e un suggerimento generale così mal scritto come l’intestazione dello scaffale, sul social cinese è in atto un significativo processo di suggerimento e promozione libri che ha suscitato l’interesse di librai ed editori e là dove un libro come Fabbricante di lacrime, per quanto mezza boiata young adult, genera dieci milioni di visualizzazioni dell’hashtag è chiaro che sarebbe sciocco finta di nulla. Numeri che nemmeno la più riuscita campagna di promozione planetaria potrebbe sognarsi nelle aspirazioni più rosee. L’elemento ammirevole, oltre all’encomiabile spinta alla lettura, è la spontaneità del processo e la sostanziale gratuità. Booktoking.
Me ne rendo conto, e me ne scuso, il mio umore risente del 25 settembre e di tutto il seguito. Non è un caso se tutti i post di questo periodo vanno in ‘nemici‘ e oggi non fa differenza. Repubblica mette in home questo articolo:
Sciapò, davvero, un concentrato di stupidità. Perché deliberatamente ignora il problema vero, quello grosso grosso che porta gli inverni più caldi e i trenta gradi a ottobre, per dare un impudente motivo di ottimismo sulle bollette. Bravi, molto. Viene in mente la storiella di quello che sta precipitando dal grattacielo e a ogni piano che passa si dice finora tutto bene. Ottima prova di obiettività e responsabilità, lunghi mesi ci attendono.
facciamo 'sta cosa
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