
Eccheè? Doveva esserci proprio adesso?
Irresistibile.

Eccheè? Doveva esserci proprio adesso?
Irresistibile.
Aumenta la temperatura e qualcosa mi dice che stia arrivando l’estate. I molti ghiaccioli che sto mangiando, più che altro. Il che vuol dire, per contrario, che è finita la primavera e con essa la mia pleilista della stagione. Eccola qua, nella sua interezza, extended, deluxe, mono e stereo tutto insieme.

Quattro ore e rotti per settanta pezzi e rotti, buoni per andare a nuoto da Gatteo a Mare a San Mauro a Mare.
Sono ben conscio di come funzioni con le pleiliste, capita anche a me: ne si piglia una di un altro, ci si mette la preferenza, si annota tra le proprie, poi si ascolta e sì, non male, alcuni pezzi buoni senz’altro che si spostano nelle proprie compile e poi, nzomma, occhei. E bon. Capisco. Cioè no, non è che capisca proprio proprio davvero davvero, me la spiego e me la ragiono ma secondo me le mie sono proprio buone come compile, i pezzi son proprio buoni, come li avessi scritti proprio io, non capisco come mai non siano in cima agli ascolti di spozzifai. Proprio non mi spiego. Incompetenti là fuori? Può essere. Se no non si spiega come mai non ci siano miei busti in tutte le accademie musicali e nelle piazze dell’intrattenimento. Mistero insoluto per me.
Comunque, eccole tutte, vere e proprie: inverno 2017 (75 brani, 5 ore) | primavera 2018 (94 brani, 6 ore) | estate 2018 (82 brani, 5 ore) | autunno 2018 (48 brani, 3 ore) | inverno 2018 (133 brani, 9 ore) | primavera 2019 (51 brani, 3 ore) | estate 2019 (107 brani, 6 ore)| autunno 2019 (86 brani, 5 ore)| inverno 2019 (127 brani, 8 ore)| primavera 2020 (102 brani, 6 ore) | estate 2020 (99 brani, 6 ore) | autunno 2020 (153 brani, 10 ore) | inverno 2020 (91 brani, 6 ore) | primavera 2021 (90 brani, 5,5 ore) | estate 2021 (54 brani, 3,25 ore) | autunno 2021 (92 brani, 5,8 ore) | inverno 2021 (64 brani, 3,5 ore) | primavera 2022 (74 brani, 4,46 ore) | estate 2022 (42 brani, 2,33 ore) | autunno 2022 (71 brani, 4,5 ore) | inverno 2022 (70 brani, 4,14 ore) | primavera 2023 (74 brani, 4,23 ore) |
E alè le copertine:





















Sarà, alla fine, perché io le mie compile le ascolto volentieri. Ma proprio. Eheh, certo, sono le mie, anticipo l’obiezione, ma essendo io nel giust… D’accordo, la pianto. Spero qualcuno possa divertire, là fuori. Avanti con quella nuova.
Alle 16:58 sarà estate. Solita faccenda di processioni, equizi e solsterzi, raggi azimutali e convergenze galattiche che sarebbe inutile spiegare qui, pubblico impreparato. Ciò nonostante, le funzioni di servizio di trivigante.it portano a segnalare che da oggi pomeriggio sarà estate.

C’è da dire che sta andando di gran lusso rispetto all’anno scorso, il caldo sta cominciando ora, ha piovuto parecchio tra aprile e maggio, forse affronteremo i prossimi due mesi meglio di quanto fatto nel duemilaventidue. Peraltro, un anno fa qui ci si accingeva a far doppietta, Capossela-teatro olimpico a Vicenza e Pearl Jam/Pixies-autodromo di Monza, quindi forse meglio allora in questo.
Comunque, buona estate a chi non rompe i maroni, a chi li rompe niente di niente, anzi notti insonni. O forse no, che poi rompete di più.
Ma pensa te, la Fallaci traccia alla maturità. Chi l’avrebbe detto.
Questa la pagavano a 0,6 mi sa.
Molto buono il saggio di Alessandro Barbero su Federico il grande.

A differenza di altri suoi saggi, vere e proprie lungaggini in cui si perde in rivoli interminabili di particolari minimi senza distinzione – per esempio il suo Carlo Magno in cui per quattrocento pagine pretende di descrivere gli aspetti più minuziosi dell’organizzazione sociale, politica e dello stile di vita dei carolingi, o come diciamo noi più avvisati pipinidi – questo è un saggio breve, ben scritto, dritto al punto. Persino divertente, sicuramente piacevole. E racconta una figura di sicuro interesse a capo di una nazione di grande interesse anche per il ruolo, inconsapevole e in parte immeritato, rivestito alcuni decenni dopo nell’ascesa nazionalsocialista.
Raro che qualcuno riceva in vita il titolo di Grande, der Große, a Federico II capitò, sia per capacità che per circostanze fortunate che fecero di un amante della musica e delle belle lettere, un po’ impacciato, insicuro e succube dell’ingombrante e fastidioso padre, un ammirato capo militare in tutta Europa. Sfacciato, pure, nell’invadere la Slesia approfittando della debolezza della successione di Maria Teresa, disinvolto in Boemia, illuminato verso i sudditi, interessato sempre alla cultura, aspirante filosofo, giusto nel suo Anti-Machiavel, divenne comunque il militare che aveva odiato nel padre.
Una bella occasione anche per ascoltare l’Offerta musicale di Bach, non farò finta la conoscessi prima, che il musicista compose su un tema suggerito da Federico, modesto flautista e compositore appassionato, mentre gli mostrava in cosa consistesse la scrittura di una fuga.
Questo l’ho visto qualche tempo fa.

Ho cercato l’elicottero rosa con la boccona, a bordo invano il robottino, niente. Si vede che erano fuori per un’indagine.
Chris Velan è un onesto e intelligente cantautore canadese che, secondo me, ha intitolato il suo ultimo disco con il titolo più azzeccato per un disco, tra i primi cinque di sempre.

Sarebbe stato ottimo per Leonard Cohen. Ma nonostante sembri facilissimo bisognava pensarci.
Il refuso nell’articolo del Corriere su Patrizia Scurti, segretaria particolare di Meloni, è a dir poco cinquestelliano qualunquista, se non si vogliono tirare in ballo aggettivi più impegnativi.

Presto! Altro che bat-caverna.
Al quarto album, Suzanne Vega impresse una svolta alla propria produzione musicale in direzione sperimentale e, in particolare in questo brano, industriale per quanto riguarda la parte ritmica e il suono metallico delle chitarre. L’idea era riprodurre un certo suono del sangue che si percepisce nelle orecchie quando si è spaventati e con un buon paio di cuffie e volume adeguato la cosa risulta piuttosto riuscita.
Tutto il disco, 99.9F°, 1992, è davvero riuscito ed è decisamente apprezzabile la volontà di Vega di percorrere vie nuove specie dopo il successo planetario di Solitude Standing, di Luka e della versione di DNA di Tom’s Diner, strade che avrebbe potuto continuare a seguire tranquillamente. Sufficientemente giovane per voler sperimentare, 99.9F° fu apprezzato oltre che da me anche dalla critica, passaggio non del tutto facile. Gran disco.
Il video di Blood makes noise non è invece memorabile, lo metto per consuetudine e facilità d’ascolto.
Trostfar, gentilmente, raccoglie tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, per chi desidera. Grazie.