La puntata di ieri di ‘Comizi d’amore’ è stata strepitosa, come spesso accade. Non è stato troppo difficile indovinare quasi, quasi, tutti i film. A tema scuola, si apre con il Moretti di “ma magari non interessa” e la classe che ovviamente risponde: “sì, sì, interessa”, sul calcolo del quadrato magico di Dürer in ‘Bianca’. E poi alcuni pezzi da ‘Auguri Professore’ di Riccardo Milani che sono, appunto, da antologia: “Quanti anni ha la tua professoressa? Cento?”. Buona parte del bello di ‘Comizi d’amore’, secondo me, è che è la domenica dalle 13.20 alle 14.00, un momento poetico e mezzo morto perfetto per “quaranta minuti di musica e dialoghi cinematografici trasposti, isolati, destrutturati per creare nuove forme emotive di ascolto”, specie in una domenica agostana come ieri. Cerco di ascoltarla alla radio per questo.
Aumenta la temperatura e qualcosa mi dice che stia arrivando l’estate. I molti ghiaccioli che sto mangiando, più che altro. Il che vuol dire, per contrario, che è finita la primavera e con essa la mia pleilista della stagione. Eccola qua, nella sua interezza, extended, deluxe, mono e stereo tutto insieme.
Quattro ore e rotti per settanta pezzi e rotti, buoni per andare a nuoto da Gatteo a Mare a San Mauro a Mare. Sono ben conscio di come funzioni con le pleiliste, capita anche a me: ne si piglia una di un altro, ci si mette la preferenza, si annota tra le proprie, poi si ascolta e sì, non male, alcuni pezzi buoni senz’altro che si spostano nelle proprie compile e poi, nzomma, occhei. E bon. Capisco. Cioè no, non è che capisca proprio proprio davvero davvero, me la spiego e me la ragiono ma secondo me le mie sono proprio buone come compile, i pezzi son proprio buoni, come li avessi scritti proprio io, non capisco come mai non siano in cima agli ascolti di spozzifai. Proprio non mi spiego. Incompetenti là fuori? Può essere. Se no non si spiega come mai non ci siano miei busti in tutte le accademie musicali e nelle piazze dell’intrattenimento. Mistero insoluto per me.
Sarà, alla fine, perché io le mie compile le ascolto volentieri. Ma proprio. Eheh, certo, sono le mie, anticipo l’obiezione, ma essendo io nel giust… D’accordo, la pianto. Spero qualcuno possa divertire, là fuori. Avanti con quella nuova.
Alle 16:58 sarà estate. Solita faccenda di processioni, equizi e solsterzi, raggi azimutali e convergenze galattiche che sarebbe inutile spiegare qui, pubblico impreparato. Ciò nonostante, le funzioni di servizio di trivigante.it portano a segnalare che da oggi pomeriggio sarà estate.
C’è da dire che sta andando di gran lusso rispetto all’anno scorso, il caldo sta cominciando ora, ha piovuto parecchio tra aprile e maggio, forse affronteremo i prossimi due mesi meglio di quanto fatto nel duemilaventidue. Peraltro, un anno fa qui ci si accingeva a far doppietta, Capossela-teatro olimpico a Vicenza e Pearl Jam/Pixies-autodromo di Monza, quindi forse meglio allora in questo. Comunque, buona estate a chi non rompe i maroni, a chi li rompe niente di niente, anzi notti insonni. O forse no, che poi rompete di più.
Molto buono il saggio di Alessandro Barbero su Federico il grande.
A differenza di altri suoi saggi, vere e proprie lungaggini in cui si perde in rivoli interminabili di particolari minimi senza distinzione – per esempio il suo Carlo Magno in cui per quattrocento pagine pretende di descrivere gli aspetti più minuziosi dell’organizzazione sociale, politica e dello stile di vita dei carolingi, o come diciamo noi più avvisati pipinidi – questo è un saggio breve, ben scritto, dritto al punto. Persino divertente, sicuramente piacevole. E racconta una figura di sicuro interesse a capo di una nazione di grande interesse anche per il ruolo, inconsapevole e in parte immeritato, rivestito alcuni decenni dopo nell’ascesa nazionalsocialista. Raro che qualcuno riceva in vita il titolo di Grande, der Große, a Federico II capitò, sia per capacità che per circostanze fortunate che fecero di un amante della musica e delle belle lettere, un po’ impacciato, insicuro e succube dell’ingombrante e fastidioso padre, un ammirato capo militare in tutta Europa. Sfacciato, pure, nell’invadere la Slesia approfittando della debolezza della successione di Maria Teresa, disinvolto in Boemia, illuminato verso i sudditi, interessato sempre alla cultura, aspirante filosofo, giusto nel suo Anti-Machiavel, divenne comunque il militare che aveva odiato nel padre. Una bella occasione anche per ascoltare l’Offerta musicale di Bach, non farò finta la conoscessi prima, che il musicista compose su un tema suggerito da Federico, modesto flautista e compositore appassionato, mentre gli mostrava in cosa consistesse la scrittura di una fuga.
Chris Velan è un onesto e intelligente cantautore canadese che, secondo me, ha intitolato il suo ultimo disco con il titolo più azzeccato per un disco, tra i primi cinque di sempre.
Sarebbe stato ottimo per Leonard Cohen. Ma nonostante sembri facilissimo bisognava pensarci.
facciamo 'sta cosa
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