Perché non andare a vedere il laghetto dei cigni?

O la gara di salto sincronizzato?

Lo sport qualcosa, tutte le frasi proverbiali.
Perché non andare a vedere il laghetto dei cigni?

O la gara di salto sincronizzato?

Lo sport qualcosa, tutte le frasi proverbiali.
Ventiseiesima stagione che si conclude, ventiseiesima compila.
Cinquantanove brani come al solito in equilibrio tra novità, scoperte, ascolti occasionali che a un primo momento sembravano dire qualcosa e poi dopo chissà. Tre ore e trentanove di musica da ascoltare per percorrere esattamente a piedi la distanza tra Lentignano e il Passo dello Scopetone facendo il moonwalking.

Mettere le cuffione come i due signori qui sopra e godersi la musica, ammesso che sia da godersi. Oppure fare qualsiasi altra cosa, che va bene lo stesso e forse anzi meglio. Se il vertice musicale della stagione dal vivo è stata quattro tizi con strumentazione metal e il cantante che ha interpretato le parti vocali strizzando un porcellino di gomma nel microfono, allora la compila sarà di conseguenza. Come è giusto che sia.

























L’estate ha già un suo programma e chissà che porterà. Ma non sminuiamo, qualcosa c’è, a cominciare da Hella good a tutto volume, Big star, Wings, LUMP eccosivvia.
Le compile vere e proprie: inverno 2017 (75 brani, 5 ore) | primavera 2018 (92 brani, 6 ore) | estate 2018 (81 brani, 5 ore) | autunno 2018 (48 brani, 3 ore) | inverno 2018 (130 brani, 9 ore) | primavera 2019 (50 brani, 3 ore) | estate 2019 (106 brani, 6 ore)| autunno 2019 (86 brani, 5 ore)| inverno 2019 (126 brani, 8 ore)| primavera 2020 (101 brani, 6 ore) | estate 2020 (98 brani, 6 ore) | autunno 2020 (151 brani, 10 ore) | inverno 2020 (88 brani, 6 ore) | primavera 2021 (89 brani, 5,5 ore) | estate 2021 (55 brani, 3,25 ore) | autunno 2021 (91 brani, 5,8 ore) | inverno 2021 (64 brani, 3,5 ore) | primavera 2022 (73 brani, 4,46 ore) | estate 2022 (42 brani, 2,33 ore) | autunno 2022 (71 brani, 4,5 ore) | inverno 2022 (69 brani, 4,14 ore) | primavera 2023 (73 brani, 4,23 ore) | estate 2023 (51 brani, 3,31 ore) | autunno 2023 (89 brani, 6,9 ore) | inverno 2023 (76 brani, 4,5 ore) | primavera 2024 (60 brani, 3,4 ore).
Dai che si lavora per l’autunno.
Alle 22:51 di oggi l’allineamento dei corpi celesti, secondo la processione che da lungo tempo regola la successione delle stagioni come le conosciamo, e stavolta abbiamo pure avuto una robusta mezza stagione prolungata, sempre a lamentarsi, secondo dicevo la cuspide azimutale da stasera è estate.

Finalmente si può rimbecillire più del solito, riposare la testa da chissà quale fatica intellettuale, lavorare col notebook in spiaggia, ascoltare i tormentoni, assumere più liquidi e vestirsi leggeri. Tra tutte, senz’altro la stagione meno interessante. Beh, ai tre quarti di mondo australe che non rompono i maroni, buona estate. Agli altri, un casso.
Stasera riguarderò Novecento.

Ma il ricordo indimenticabile resterà lui in cucina con il maglione e senza le mutande, tranquillo e sereno che si prepara la colazione. Animal house, chiaro.
Finalmente, il prisma è tornato!

Dopo Utah, Romania, California, New Mexico e Galles, ne avevo detto qui, la Las Vegas Metro Search and Rescue – LVMPD – ne ha avvistato uno vicino a Gass Peak, bellissimo.

Dove andrà, ora, questo monolite matomatomato? Chi lo sa, la vicenda è a dir poco appassionante, questo di Las Vegas, perché non è sempre esattamente lo stesso, esso muta leggermente, è pure molto bello e scintilloriflettente. Notevole. Vai, prisma, vai, libero come tu sai essere.
Strepitosa la parabola dei Police, sette anni e cinque dischi notevoli, pochi hanno fatto meglio. Beatles, Smiths, così al volo. Tra tutti i singoli, vale la pena pescare a mio parere Message in a Bottle da Reggatta de Blanc, anche se sembrerebbe uno dei più scontati.
Certo, il riff, l’arpeggio di Summers, certo, la sessantacinquesima tra le migliori canzoni con la chitarra di tutti i tempi, bastano tre secondi per riconoscerla. Ma è questo? Altro?
Non mi farei trarre in inganno dal fatto che suoni una sedia nel video, a parer mio il segreto del pezzo è la batteria di Stewart Copeland: più regolare di una macchina, non si ripete mai e procede libera inventando di volta in volta il ritmo, spaziando tra generi e suggestioni. Provare l’ascolto prestando attenzione alla batteria. Oppure, isolandola, per capire meglio:
Copeland è brillante e creativo, spezza lo schema che invece la canzone, e il riff, hanno. E che chiusa. Fenomenale, secondo me una delle migliori drumtrack di sempre e, di conseguenza, anche una delle canzoni da mettere in pleilista. Amen.
Trostfar, gentilmente, raccoglie tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, per chi desidera. Grazie.
Il primo che vedo è un grande film, ‘Il terzo uomo’ (The Third Man) di Carol Reed, del 1949. Bianco e nero clamoroso, sceneggiatura di Greene, l’idea di girare sulle macerie della cittù – impressionanti, varrebbe da sé come documento storico – bagnate così da moltiplicare le luci. Joseph Cotten arriva in città cercando di risolvere il mistero della morte dell’amico Orson Welles e del fantomatico terzo uomo, innamorandosi ovviamente di un’irresistibile Alida Valli. Famosa la battuta di Welles, pare improvvisata, sugli orologi a cucù svizzeri, poi redarguito dagli orologiai della Foresta nera.

Soprattutto, una magnifica colonna sonora, tutta alla Django Reinhardt, che conferisce qua e là un tono di ironia anche alle scene più drammatiche. Film molto bello. L’altro film è ‘L’altro uomo’ (Strangers on a Train), di due anni successivo, di Alfred Hitchcock su sceneggiatura di un’esordiente Patricia Highsmith. Robert Walker propone a Farley Granger un doppio e reciproco omicidio di, rispettivamente, padre e moglie, così da disinnescare il movente. Walker procede immediatamente, insidiando poi Granger in maniera ossessiva perché compia il suo dovere.

La sceneggiatura avrebbe dovuto essere di Raymond Chandler, già assunto, ma non si intesero. Buon film, decisamente da Hitchcock, notevolissima la scena in cui Walker scoppia il palloncino del bambino prima dell’omicidio, tanto per far capire la cattiveria. Pure del buon tennis, qua e là. ‘Il terzo uomo’ è però di un’altra categoria.

Il finale sul viale del cimitero è davvero notevole. E piantiamola con questa cosa degli spoiler, quando è cominciata questa ossessione?
E proprio niente, faccio una foto da un posto (il post precedente), chiaramente un posto instagrammabile, e vualà, tutta la grande originalità e creatività sbattuta in piena faccia:


Si potrebbe andare avanti per centinaia di schermate, diciamo che ho capito.
Il punto, immagino, è testimoniare di esserci stati, in uno di quei cinquemila posti nel mondo dove c’è la photo opportunity, farla come va fatta escludendo il contesto e instagrammando e saturando la realtà, e via, verso uno snodo successivo della vita che vale la pena vivere.
Mettiamo a frutto la stanzialità, se così dev’essere.

Dopo Salò, la destra perde un’altra delle roccaforti simboliche del loro potere locale: Pontida.

Ci sono passato per la prima volta la settimana scorsa e in un bar sulla strada ho comprato una calamita da frigo del pratone del raduno. Non quella con le bandiere, non ho avuto cuore, ma quella con l’erba. Devo avergli sottratto potere, evidentemente. La calamita del comando, la cercheranno gli orchi.
Il nuovo sindaco è laureato in Storia e sta facendo il servizio civile nella biblioteca comunale. Probabile quindi non abbia mai incrociato un leghista.
L’anno prossimo sul pratone lissio e Contesse e in culo ai leghisti.