laccanzone del giorno: Daft Punk ft. Julian Casablancas, ‘Instant Crush’

Tra quelli bravi, le cose funzionano così, la dico volutamente specifica: quelli stanno facendo una cosa, la fanno sentire a questi, anche se è appena appena bozzata, questi reagiscono allo stimolo e ci fanno sopra qualcosa, quelli sentono e reagiscono a loro volta e vualà, saltano fuori le cose. Poi questi magari ci fanno anche l’assolo di chitarra, quelli aggiungono le tastiere, questi pigliano un vocoder ed ecco qua: Instant Crush. Più Strokes che Daft Punk? Può essere, ma se ne potrebbe discutere. Il bello di quelli bravi è che si mettono anche al servizio dell’idea, quando serve.

Mi parte proprio come un Alan Parsons Project, ma è un fatto di arrangiamento, più che altro, poi vira con il cantato e al ritornello la prima volta pare sbagliato, accelerato male, poi entra e non esce più: Now I thought about what I wanna say / But I never really know where to go / So I chained myself to a friend / ‘Cause I know it unlocks like a door. D’altronde, nella combinazione Daft Punk e Strokes, vivaddio, difficile ne esca qualcosa di meno che buono. Non ha nessuna caratteristica per essere un pezzo dei miei e, invece, lo è. Eccome. Magia della musica.

Trostfar, gentilmente, raccoglie tutte leccanzoni in una pleilista comoda comoda su spozzifai, per chi desidera. Grazie.

ciò che sta nella testa

Anche quest’anno il cinque dicembre 1791 morì Mozart.

Mi ripeto ogni volta, se non devo dire io della grandezza del musicista, posso però dire anch’io della grandezza dell’uomo, illuminista, progressista, liberato dai lacci della servitù dei maestri di cappella e da quella dei principi, irregolare, scorreggione, uomo libero. Come non amarlo? Come non apprezzarlo? Come non ammirarlo?

«La nostra ricchezza muore con noi, poiché l’abbiamo tutta nella nostra testa e nessuno potrà sottrarcela, a meno che non ci taglino la testa e allora… non ci occorre più nulla».

Impareggiabile.

weird stock pictures pt. 2: suora, odore, lavaggio, supervista

Proseguo la mia carrellata estemporanea di immagini provenienti dagli archivi di immagini a pagamento. La rispiego al volo per chi non avesse letto il post precedente:

Esistono dei repertori di immagini a pagamento in cui i grafici o chiunque ne necessiti può acquistare immagini ad alta risoluzione per i propri scopi, di solito volantini, slides, manifesti promozionali. Pensate alle foto del tizio in spiaggia col portatile, la ragazza sorridente dal dentista, la gente in riunione in ufficio fico e così via. Chiunque può aggiungere e mettere in vendita le proprie foto in questi portali a patto di rispettare certi criteri di qualità. Qualità dell’immagine, per lo più, non del contenuto.

Avanti con il secondo giro di ottovolantino, allora.

Suor Pistola

Siamo una vera coppia che condivide

Il bucato

Ma cosa vedono le mie fosche pupille?

Persone che fanno cose. E ancora il meglio deve venire.

weird stock pictures pt. 1: nonne, smartwork, saldature, patate

La spiego brevissima per i non addetti: esistono dei repertori di immagini a pagamento in cui i grafici o chiunque ne necessiti può acquistare immagini ad alta risoluzione per i propri scopi, di solito volantini, slides, manifesti promozionali. Pensate alle foto del tizio in spiaggia col portatile, la ragazza sorridente dal dentista, la gente in riunione in ufficio fico e così via. Chiunque può aggiungere e mettere in vendita le proprie foto in questi portali a patto di rispettare certi criteri di qualità. Qualità dell’immagine, per lo più, non del contenuto.

Ed ecco che, eheh, chi bazzica per tali repertori come me si imbatte ogni tanto in soggetti molto molto interessanti, perfettamente acquistabili e utilizzabili. Ne cadauno alcuni, immaginateli nel contesto, ovvero presentazioni, formazioni, promozioni.

Le lezioni di vita della nonna.

Signora, il suo compiuter è spento.

Chiamo l’ambulanza? (O: avete mai tenuto in mano un saldatore?).

E per finire questo giro, una difficile persino da titolare.

Io adooooro stare al mondo. Davvero.

woo-hoo

Preso.

Nel 2013 nella pianura belga tra il Grande Boh e suppergiù Inculonia con gli amici andammo al concerto dei Blur, cominciò alle due di notte e fu il più divertente concerto in assoluto della mia lunga carriera. Alle tre di notte di una caldissima estate a saltare a ritmo di Song 2 fu magnifico. Qui se ne può avere un’idea ma da dentro è molto molto meglio.

Naturale, quindi, andare ora, alla reunion. Oddio, naturale per me. I compagni di allora non sono più molto disponibili, ormai. Ma mica loro in particolare, capita a molti. Lo capisco, l’età, i figli, il lavoro, la partita il giorno stabilito, le vacanze, il compleanno della suocera, quell’incontro così importante, la chat dei rappresentanti di classe, il ruolo di educatori, la routine confortevole, la scuola che indice le riunioni, quell’insegnante che non va bene, l’orientamento, i turni, la dad, la pigrizia. Il comfort. Lo capisco. Sempre un po’ stanchi, sempre un po’ provati, spesso con quell’aria di portare il peso del mondo sulle proprie spalle. Lo capisco.

Anzi no. No. Non è che lo capisca, in fondo. E l’avventura? L’epica nel quotidiano? I Blur sono nostri, siamo noi, anche loro hanno i figli, la chat dei rappresentanti di classe, siamo coetanei. Sono certo che ci sia un modo, un equilibrio, è possibile, qualcuno lo fa. No, non lo capisco. Va bene. Allora scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete forse un aumento ogni tanto, scegliete un maledetto televisore a schermo talmente gigante che nemmeno si poteva immaginare nel 1996; scegliete gli sconti di amazon, bimby, aspirapolveri dyson e macchine per il pane; scegliete di sedervi su un divano a spappolarvi il cervello e ad addormentarvi perché siete abbonati a Netflix, Disneyplas, Amazon Praim, Raiplei e c’è la nuova serie di starwars in 4k.

Scegliete il futuro. Scegliete la vita. Scegliete di lamentarvi quando siete fuori con gli amici. Avete fatto la vostra scelta, è giusto così. Ma siate onesti, perché non è questione dei Blur o di chiunque altro, sono come sempre un pretesto per un’avventura. Ci vediamo là fuori, da qualche parte.