Qualche immagine da una giornata che è sempre memorabile, perché si sta insieme e si celebra il coraggio e la volontà.

Ieri, poi, un sole e un cielo altrettanto memorabili hanno premiato i coraggiosi.
Qualche immagine da una giornata che è sempre memorabile, perché si sta insieme e si celebra il coraggio e la volontà.

Ieri, poi, un sole e un cielo altrettanto memorabili hanno premiato i coraggiosi.

E oggi sono trent’anni, anche se il 26 aprile del 1986 ancora non lo sapevamo.
Ci dissero, giorni dopo, di non bere l’acqua piovana, di bere solo latte a lunga conservazione confezionato prima del 2 maggio (il 2 maggio, sì!), di non mangiare verdura fresca a foglia larga. Ma non bastava, la Protezione civile – nel più completo deliquio di quei giorni – prescrisse di tenere le finestre chiuse e di uscire il meno possibile, di non usare i condizionatori. Sembra, a ripensarci tempo dopo, di leggere uno di quegli opuscoli del tempo della guerra atomica, che suggerivano di nascondersi sotto il tavolo in caso di scoppio di bomba termonucleare nelle vicinanze. Certamente.
Lo ricordo benissimo, ci consigliarono anche di non andare in giro con le scarpe slacciate, in particolare a noi ragazzini. Perché le stringhe avrebbero raccolto la radioattività.
Questo era il contesto in cui la popolazione italiana veniva protetta, non stupisce quindi che ancora oggi le notizie del disastro siano incerte e fumose: in quei giorni regnava il caos, non fosse stato per le rilevazioni svedesi ci avremmo messo molto di più a sapere.
Per chi volesse, il testo attualmente di riferimento è: Svetlana Aleksievič, Preghiera per Černobyl’. Oppure, meno recente ma concentrato sui fatti alla centrale: Piers Paul Read, Catastrofe. La vera storia di Chernobyl.
Da allora, e non credo sia una banalità dirlo perché è vero, non vedemmo più le cose nella stessa maniera.

April 25,1974 [Ricardo Rangel (photo) and José Freire, Grupo dos Democratas de Mozambique, 1974]

William A. Rossi, The Sex Life of the Foot and Shoe, 1976, Saturday Review Press.
Spaziando dall’arte alla psicologia, dalla storia alla letteratura, William A. Rossi – un vero specialista nel settore – illustra le vicende dell’umano interesse per i piedi.
Un libro imperdibile, anche per l’elegante copertina.
Ci si abbonava e poi, a una certa ora, si riceveva la telefonata:

Il servizio era notevolissimo, sia tecnicamente (non viaggiava sulla linea SIP di allora) sia per quanto riguarda i contenuti (si potevano sentire i concerti, infinamai). Che meraviglia, poi, le ‘letture amene ed istruttive’, chissà che erano.
Questa sì che era un’idea geniale, sciapò.
E ieri sera è stato Amleto.
Ma non a teatro: al cinema a vedere un teatro.

La sontuosa messa in scena di Lyndsey Turner per il National Theatre Live va in scena a Londra da due anni ed è il più grande successo di pubblico mai visto nella storia teatrale della città. Il che, voglio dire, significa parecchio in una città che ha più teatri che cinema.

Se è pur vero che la stella indiscussa è Cumberbatch, il miglior attore della sua (mia) generazione – stavolta lo perdono per essersi distratto e non aver fatto Sherlock – tutta la compagnia è di ottimo livello, in particolare le attrici che impersonano Ofelia e la Regina, a parer mio. Ma ciò che mi ha colpito è la scenografia e la messa in scena.

Non è che a Londra abbiano dei teatri diversi dai nostri: assi, pareti mobili, un palcoscenico e attrezzi. Eppure Lyndsey Turner ha messo in scena, sullo stesso palco, sale da pranzo, campi di battaglia, terreni da duello, prigioni e campi aperti, modificando il tutto sotto i miei occhi semplicemente spegnendo una luce e illuminando altrove piuttosto che enfatizzando il cambiamento incoraggiandolo. Cose che io nei nostri teatri non avevo mai visto a questo livello.


Tutto ciò va in scena da alcuni mesi a Londra e ieri sera è andato in diretta live broadcast dal teatro del Barbican, trasmesso nei cinema europei e del mondo, ovviamente in lingua originale con i sottotitoli. La regia della trasmissione è stata di tipo televisivo, più che teatrale, mantenendo però un approccio visivo da spettatore in sala, cosa che avvicina il cinema al teatro.
Il che dimostra che spettacoli di questo tipo sono diffondibili anche per vie non tradizionali e devo dire che il cinema è un ottimo modo, insomma esperimento riuscitissimo per le mie modeste esigenze di spettatore appassionato.
È stato davvero intenso ed emozionante.
Scomodando una grande verità detta da qualche filosofo contemporaneo, ovvero che la verità nella carta stampata si trova soltanto sui tabloid scandalistici, ho finalmente la conferma della fattibilità dei viaggi nel tempo:

Cosa che sospettavamo in tanti, peraltro, non solo noidelmovimentocinquestelle. A seguire, c’è da sperare che l’Italia chiami tra le prime il signor Visionista, così che la recessione vada quanto prima a fare in culo:

E ora piani segreti, complotti veri, sangue nobile e congiure peccaminose, altro che appartamenti cardinalizi sottratti alle vecchiette:

Bello affacciarsi da certi balconi.


Stavolta è primavera grassa.
Sabato prossimo, 23 aprile, è la Giornata mondiale del libro (parentesi: da quando è diventata pure il Copyright Day?). Quest’anno, in particolare, sarebbe ancor più importante per la ricorrenza del quattrocentenario della morte, insieme, di Shakespeare e Cervantes.
Perché uso il condizionale: mi ero già preso la briga di segnalare la diversità di calendari che rompe la magia della data unica, 23 aprile 1616, essendo una coincidenza avvenuta in due calendari diversi, gregoriano versus giuliano.

Ma non importa, ben venga se c’è un’occasione per celebrare (e magari leggere o rileggere) i due autoroni immortaloni che tanto godimentone ci offrono ogni volta di più. Per cui, è ben accetta l’iniziativa di Transport for London e Shakespeare’s Globe che, insieme, hanno disegnato la mappa della metropolitana di Londra sostituendo i nomi delle stazioni con i nomi shakespiriani più noti, organizzandoli per tipologie sulle linee (a cliccarci sopra si ingrandisce un po’):
La mappa è in vendita da oggi a quattro sterline e io la trovo un ottimo modo, anche spiritoso, per finanziare la rete dei trasporti londinese, il Globe Theatre e per celebrare il massimo autore inglese. Bravi, ancora una volta mi fate venire l’invidia per chi vive a Londra. Maledetti.
(Volendo, si compra qui)