russia, russia, russia e ancora russia

Dopo Monteleone, qui sotto, un russo che fotografa russi: Alexander Petrosyan.
Il bello, suo e quindi mio, è che non cerca di fotografare l’eccezionale bensì il normale, magari il grottesco nel consueto, magari con uno sguardo laterale, ma fotografa la realtà. Ed è il tipo di fotografia che a me piace e che comprendo.

San Pietroburgo, molta, e Russia in generale: io lo trovo molto bravo, specie nelle rappresentazioni della vita quotidianissima, cioè quella in cui cerchi di non scivolare sul ghiaccio con le borse della spesa. Se, poi, il quotidiano russo riserva maglie come quella del signore qui sotto a sinistra, allora che si scatti, perdio.

Oltre al suo sito, parecchie foto si trovano qui. Ed eccone un’altra bellissima.

russia, russia e ancora russia

Tiksi, Russia. Giugno, 2016 © Davide Monteleone

Bellissima, qui sopra: una nave abbandonata nel “cimitero delle navi”, sul golfo di Buor-Khaya nel mare di Laptev. Questa è la Russia difficile, quella complicata, quella che non si riesce mai bene a capire cosa sia, fino in fondo: se dei burloni che giocano a curling con le auto e che bevono in compagnia, o una terra immensa che racchiude popoli, spazi e tempi diversissimi. O, peggio, oligarchi putiniani senza morale. Entriade le cose, sicuro: è la Russia che fotografa Davide Monteleone, in mostra fino al 9 aprile a Milano.

San Pietroburgo, Russia, novembre 2016 © Davide Monteleone

Perché io il trono dell’ultimo zar di Russia Nikolai II non l’avevo proprio mai visto, manco immaginavo esistesse ancora. Qui tutti i suoi lavori, che mi piacciono oltre a tutto proprio per questa sua predilezione per la Russia.

buffoncelli in verde

Ah, l’ironia dublinese.

Per soggiorni, cliccare qui.
Quell’altro, invece, il Manson e non la Mansion, sarà in Europa nelle lande che amano il metallo (leggi: est più Roma, Verona è est) quest’estate. Qualche data, le altre sul suo sito:

  • Jul 20, Budapest Park Open Air, Budapest, Hungary
  • Jul 21, Metal Hammer Festival, Katowice, Poland
  • Jul 22, Junge Garde, Dresden, Germany
  • Jul 24, METALDAYS 2017, Tolmin, Slovenia
  • Jul 25, Rock in Roma, Rome, Italy
  • Jul 26, Villafranca Castle, Verona, Italy
  • Jul 28-29, Qstock 2017, Oulu, Finland
  • Jul 31, Stadium Live, Moscow, Russia

Ma ancora qualcuno lo segue?

ladies don’t play guitar / ladies don’t get down to the sound of it

Ecco come accade di solito: esce un disco, io lo ascolto con la sufficienza dei grandi critici seduti alla sedia, poi dopo un po’ lo mollo e me lo dimentico. Bravo.
Poi arriva Sorrentino, piglia lo stesso disco e ne mette un paio di brani in un suo film/serie. Io guardo il film/serie di Sorrentino e dico: è il disco più bello del mondo.
Allora corro per accaparrarmelo e scopro dopo un po’ che ce l’ho già. Da questo punto in poi, lo ascolto come un malato di mente, di continuo.

Ecco, con questo disco vorrei provare l’incredibile esperimento di dirlo prima: questo è un bel disco, con dentro parecchie cose. Anche se non è il mio genere consueto (ma è un sacco il genere di Sorrentino o, almeno, uno dei).

Tennis, Yours Conditionally (2017). Ahah, Sorrentino, prendi e porta a casa.
[Due prove che dico il vero, anche se la copertina, il video e un po’ loro sono terrificanti: In The Morning I’ll Be Better e Ladies Don’t Play Guitar].

diciotto copertine per festeggiare (another great season from mother nature)

Finalmente primavera. Per festeggiare, riprendendo un – bisticcio! – post de Il Post, un po’ di copertine del New Yorker in tema primaverile.

Bob Knox, 30 marzo 1992

«Metamorphosis» di Ana Juan, 24 marzo 2014

Saul Steinberg, 2 aprile 1960

Raymond Davidson, 3 aprile 1971

Saul Steinberg, 7 aprile 1975

Charles E. Martin, 12 aprile 1969

«Blossom Time» di Edward Sorel, 15 aprile 2013

20 aprile 1957

James Stevenson, 21 aprile 1973

Laura Jean Allen, 22 aprile 1974

Abe Birnbaum, 27 aprile 1968

James Stevenson, 24 marzo 1973

«Dark Spring» di Christoph Niemann, 28 marzo 2011

«Homage» di Ana Juan, 29 maggio 2010

William Steig, 9 maggio 1953

Garrett Price, 21 maggio 1949

«Union Square» di Ivan Brunetti, 31 maggio 2010

Infine, la mia preferita, in cui l’inverno si getta direttamente nell’estate.

«Winter is Sprung» di Raul Colon, 27 marzo 2000