Mozart in the park

La New York Philharmonic, la più antica orchestra degli Stati Uniti che ha avuto tra i propri direttori anche Mahler, Toscanini e Bernstein, farà anche quest’anno quello che fa d’estate dal 1965: suonerà nei parchi pubblici.

E io dico: non è bellissimo? Il pubblico, ovvio, apprezza.

Musica classica prima a Central park, poi nel Queens a Cunningham Park, poi a Prospect Park a Brooklyn. Meraviglioso, dopo cena al parco, nell’erba, cielo stellato e musica insieme a migliaia di persone, che invidia. Un rimando? Mozart in the jungle, sicuro. E io mi rodo d’invidia.

visibilità? scarsina

Su Marte ci son certe tempeste di sabbia che le raccomando: esse son capaci di ricoprire l’intero pianeta per giorni (mesi?) e niente, non resta che rintanarsi e aspettare. Esattamente quello che sta succedendo al rover Opportunity della NASA: ha spento tutti i sistemi di comunicazione, si è messo in modalità bassissimo consumo e ciao, aspetta quaccino.
Queste sono state le ultime immagini trasmesse, ovvero il sole che pian piano viene oscurato. Un filino inquietante ma così è.

Non è detto che lo si riveda, Opportunity: dipende da quanto durerà la tempesta, dalle batterie, dalle condizioni e così via. Alla NASA nutrono fiducia.
Questa cosa delle tempeste di sabbia è uno dei problemi da affrontare nell’eventualità di una futura colonizzazione del pianeta: sapevamolo.

«Seppe condurre nell’alveo della democrazia quegli italiani che, dopo la caduta del fascismo e la sconfitta della Repubblica sociale, non si riconoscevano nella Repubblica italiana del 1948»

Dove non erano arrivati Alleanza Nazionale, Alemanno e compagnia bella, sono arrivati i grillini: vualà, una strada di Roma intitolata ad Almirante, in delibera. La Raggi naturalmente dormiva – parole sue – e il PD manco lo sapeva – parole loro. Capirai le novità.
Ma è solo il punto di arrivo di una strada costellata di Violanti (vedi titolo del post) e dichiarazioni improvvide. Schifosi.

ancora Courtney, un tùr estivo e uno autunnale che io vado

Non mi si è ancora smorzato l’entusiasmo per il concerto di Courtney Barnett di domenica che, subito, si fanno sotto altre date e la vita prosegue vorticosa. Un paio di manifesti in conclusione del breve tùr europeo di Barnett.

C’è, invece, chi si prepara per iniziarlo, un tùr, e lavora per quello.

Bene, è un’estate piena di ciliegie da cogliere e l’autunno non sarà da meno.
Infatti, degno di notona è il ritorno autunnale di CBarnett, che mi vedrà presente da qualche parte. Se interessa, manifestatevi.

un concerto, Courtney, un granducato e i motivi per andare in posti dove uno no

E poi, finalmente, è successo: ho sentito Courtney Barnett dal vivo.
Per farlo, mi sono dovuto trasportare in Lussemburgo che è una cosa che una persona sana di mente senza esigenze di capitali all’estero non dovrebbe mai fare.

In un posto piccoletto, al coperto, CB ha offerto un concerto decisamente all’altezza, tra i primi tre concerti al chiuso mai visti nella mia carriera, senz’altro. Anche perché ero in seconda fila. In compagnia di mr. L., che ha concordato con le mie modeste valutazioni, è stato bello: formazione classica con batteria, basso, tastiere e all’esigenza seconda chitarra, e prima chitarra/voce in capo alla titolare, la sezione ritmica a dir poco eccellente tira su da sola tre quarti della canzone per cui non è troppo difficile costruirci sopra il resto, CB in alcuni singoli esprime una natura pestona che, sono sincero, non mi aspettavo e che mi ha piacevolmente sorpreso. Un animale da palco, tanto è poco verbosa sul divano quanto è a suo agio davanti al pubblico dal punto di vista musicale (resta comunque poco verbosa).

Talentuosa, con tanto tanto margine di miglioramento, non credo di sbagliare di troppo se la accosto – come ho già fatto – a Dylan per creatività, facilità di scrittura, fantasia, innovazione, capacità di creare suoni distintivi: senz’altro la novità più interessante degli ultimi anni, continuo a dirlo. E dal vivo conferma tutto: molto molto bello. È persino valsa la pena andare nel Lussemburgo, figuriamoci.

oggi in Valvenosta i turisti si fanno i selfie

Curon, il sudtirolo, una diga che avanza e l’acqua che sale, i fascisti prima e i nazisti poi, la guerra che viene avanti, la fame, le montagne dove scappare, optanti e restanti, l’Italia e la Germania, scelte da compiere senza nemmeno intuirne – davvero – le conseguenze, figli affascinati da Hitler e padri legati ai sentieri da compiere tutti i giorni. Molti racconti, molta vita che si dipana all’ombra delle vicende apparentemente più grandi.

Un bel romanzo: Marco Balzano, Resto qui, Einaudi 2018.
Spiega Balzano: «Se la storia di quella terra e della diga non mi fossero parse capaci di ospitare una storia più intima e personale attraverso cui filtrare la storia con la s maiuscola, se non mi fossero immediatamente sembrate di valore generale per parlare di incuria, di confini, di violenza del potere, dell’importanza e dell’impotenza della parola, non avrei, nonostante il fascino che questa realtà esercita su di me, trovato interesse sufficiente per studiare quelle vicende e scrivere un romanzo».
Grazie a mr. C. per il buon consiglio, che giro.

di recente, ho trovato delle isole nel mar indiano

Pare che nel mondo ci sia un traffico davvero consistente delle edizioni a stampa della lettera con cui Cristoforo Colombo annunciò a Ferdinando e Isabella la scoperta del Nuovo Mondo. La lettera, De Insulis nuper in mari Indico repertis, su commissione dello stesso Colombo, fu stampata in sedici esemplari nel 1493 a Basilea per la prima volta e, poi, ristampata con una certa frequenza nei secoli successivi.

Copie della lettera sono possedute dalle maggiori biblioteche del mondo: la biblioteca del Congresso ne ha alcune edizioni diverse, per esempio, come la Biblioteca nazionale di Roma e la Biblioteca Riccardiana di Firenze, per stare in Italia. Solo che alcuni anni fa qualcuno si è reso conto che le copie italiane erano dei falsi, sostituite da qualche malvagio a scopo di lucro: quella di Firenze fu recuperata negli Stati Uniti nel 2016 e restituita. Stessa sorte per la copia della biblioteca de Catalunya di Barcellona, rubata nel 2005 e riportata al legittimo proprietario qualche giorno fa. Gran mercimonio delle lettere, come dicevo.

Repubblica, nel frattempo, riporta la notizia a modo proprio, infarcendola di refusi e di inesattezze.